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LA FILOSOFIA PATRISTICA
NEI SECOLI III E IV
Altri Padri orientali del
secolo IV
Scarso contributo hanno dato all'elaborazione filosofica del cristianesimo gli
altri numerosi scrittori che in quest'epoca hanno partecipato alle dispute
teologiche della Chiesa.
EPIFANIO, vescovo di Costanza (l'antica Salamina), nato verso il 315, morto nel
403, è autore di uno scritto intitolato Panario (o cassetta delle medicine) in
cui pretende di offrire una difesa a coloro che sono morsi dai serpenti, cioè
contaminati dalle eresie. Egli enumera 80 eresie di cui però 20 sono sette o
dottrine precristiane. Tra le eresie è inclusa la dottrina di Origene.
MACARIO, vescovo di Magnesia, è autore di una grande apologia, L'unigenito o
risposta ai pagani, che è stata ritrovata incompleta nel 1867 e combatte le
obiezioni che al cristianesimo aveva opposto il neoplatonico Porfirio nei libri
andati perduti contro i cristiani.
A un altro MACARIO, detto l'Egiziano, sono state attribuite a torto 50 omelie (alle
quali se ne sono aggiunte altre 7 ritrovate nel 1918) che presentano un curioso
miscuglio di stoicismo e di misticismo. Secondo Macario, tutto ciò che esiste,
compresa l'anima e le sue facoltà, è corporeo, tranne Dio. Ma
l'anima corporea ha in sé una «immagine celeste» di Dio ed è questa immagine
celeste che viene a poco a poco liberata e purificata dall'azione di Dio
sull'anima, con la cooperazione della volontà umana. Questo processo di
purificazione è il processo di elevazione a Dio, che parte dall'apatia e
attraverso l'illuminazione, la visione e la rivelazione della comunanza del
mondo con Dio, giunge al grado più alto, l'estasi, che è l'unione con Dio.
Carattere scarsamente speculativo hanno le omelie di GIOVANNI, detto CRISOSTOMO
o Boccadoro per la sua eloquenza, che fu patriarca di Costantinopoli e morì nel
407.
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Dal 428 NESTORIO patriarca di Costantinopoli cominciò nelle sue prediche a
difendere la dottrina che nega l'unità della persona di Cristo. Questa dottrina
era stata precedentemente sostenuta da DIODORO di Tarso (morto verso il 394) e
dal suo discepolo TEODORO di Mopsuestia (morto verso il 428). Essa consisteva
nell'ammettere che in Cristo coesistessero, non solo due nature, ma anche due
persone, di cui l'una abitasse nell'altra come in un tempio. Nestorio negava che
Maria fosse madre di Dio e diceva favola pagana l'idea di un Dio ravvolto in
fasce e crocifisso.
Contro questa dottrina combattè CIRILLO, vescovo di Alessandria, morto nel 444.
Egli riaffermò l'unità di persona del Cristo ribadendo che il Logos ha assunto
la natura umana nell'unità della sua persona, insieme divina ed umana. L'opera
di Cirillo, importantissima per la definizione del dogma dell'incarnazione, come
quella di Atanasio per il dogma della Trinità, non ha particolare significato
filosofico.
Il più dotto avversario di Cirillo fu TEODORETO, nato intorno al 386 ad
Antiochia, scolaro di Crisostomo e di Teodoro di Mopsuestia e condiscepolo di
Nestorio.
Favorevole dapprima alla dottrina di Nestorio, che abbandonò solo negli ultimi
anni di vita (morì verso il 458), Teodoreto combattè la dottrina opposta di
EUTICHE, vescovo di Costantinopoli, che sosteneva una sola natura in Cristo, non
nel senso di un solo individuo, come aveva insegnato Cirillo, ma nel senso di
una natura mista nella quale si fossero fuse la divina e l'umana. Contro questa
dottrina Teodoreto scrisse il Mendicante o Polimorfo perché essa gli sembrava
un'aberrazione raccattata da molte eresie precedenti. In favore della tesi di
Nestorio, egli scrisse il Pentalogium di cui abbiamo solo frammenti. Teodoreto
scrisse l'ultima e più completa delle apologie cristiane tramandate
dall'antichità greca. È intitolata Cura delle malattie pagane o conoscenza della
verità evangelica per mezzo della filosofia pagana. Essa utilizza le apologie
precedenti e specialmente gli Stromata di Clemente Alessandrino e la
Preparazione evangelica di Eusebio.
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