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Pierre Bayle
(1647-1706)

Un'idea non è vera
solo perché tramandata di secolo in secolo
Per la cattura delle questioni storiche nel mondo della ragione, fondamentale è
l'opera di Pierre Bayle. Nel 1682 Bayle pubblica i Pensieri sulla cometa, e del
1697 è il suo Dizionario storico-critico. L'apparizione di una cometa nel 1681 è
l'occasione da cui il filosofo francese prende lo spunto per criticare la
credenza diffusa che le comete siano presagi di disgrazie, e «minacciano il
mondo di un'infinità di malanni». Bayle sostiene di non poter ammettere che «un
dottore il cui compito non è di esercitare doti di persuasione sul popolo e il
cui nutrimento spirituale dovrebbe essere esclusivamente la pura ragione,
consideri con rispetto idee tanto poco fondate e si appaghi della tradizione e
di passi tratti dai poeti e dagli storici». L'attacco di Bayle contro la pretesa
autorità della tradizione è frontale:
È una pura illusione pretendere che un'opinione che si tramanda di secolo in
secolo e di generazione in generazione non possa essere mai del tutto falsa. Un
esame, per quanto superficiale, delle cause che stanno a fondamento di certe
opinioni e dei motivi che le perpetuano di padre in figlio, rivelerà che una
simile pretesa non trova alcun appoggio nella ragione.
E Bayle non critica solo l'idea dell'influsso delle comete sugli eventi umani,
ma discute i miracoli, non accetta l'identificazione di ateismo e immoralità,
ammette che sia possibile una società fatta da atei, sostiene che la convenzione
sociale è a base di molti costumi, e così via.
Il fatto storico è il terminus ad quem e non il
terminus a quo
E ancor più radicale Bayle è nel suo Dizionario storico-critico, le cui 2.038
fittissime voci intendevano essere un registro di errori. Egli non teme l'accusa
di essere un minutissimarum rerum minutissimus scrutator, né si lascia
affascinare dal miraggio del sistema.
Nella storia non si vede, secondo lui, un piano prestabilito e saggiamente
ordinato. Vi si scorge piuttosto una collezione di delitti e di sventure. E
compito dello storico è proprio la costruzione e lo stabilimento del fatto
storico, attraverso la scoperta e la progressiva eliminazione dell'errore. Di
conseguenza, quel che conferisce al Dizionario storico-critico di Bayle «un
valore immortale è la circostanza che esso concepì il puro concetto del "fatto"
nella sua profonda problematicità. Bayle non considera più i singoli fatti come
pietre definite, con le quali lo storico debba erigere il suo edificio; ma ciò
che lo attira e lo affascina è il lavoro intellettuale che porta alla conquista
di questo materiale da costruzione» (Ernst Cassirer).
Ciò su cui Bayle punta sono le condizioni dalle quali dipende un giudizio di
fatto. Ed è in questo modo che egli si erge come un logico della storia: «Il
"fatto" non è più per lui l'inizio della conoscenza storica, ma è in un certo
qual modo la sua fine, è il suo terminus ad quem, non il suo terminus a quo.
Egli non parte da questo, ma tende a questo; vuole spianare la strada che possa
portare a una "verità di fatti". [...] Non si era mai fatta prima [di Bayle] la
critica della tradizione con una tale esattezza minuziosa e con un tale
inesorabile rigore. Nella ricerca delle sue lacune, dei suoi punti oscuri, delle
sue contraddizioni Bayle è instancabile. E soltanto qui si rivela la sua reale
genialità di storico. Essa consiste, per quanto possa sembrare paradossale, non
già nella scoperta del vero, ma in quella del falso» (E. Cassirer).
Bayle è il fondatore dell'acribia storica. Non è un filosofo o teologo della
storia, ma un logico della storia. Proprio per questo «si acquistò dei meriti
verso la storia, che non sono forse minori di quelli che Galilei ebbe verso la
conoscenza della natura». Ecco il suo imperativo:
Chi conosce le leggi della storia sarà d'accordo con me che uno storiografo
fedele al suo compito deve sbarazzarsi dello spirito di adulazione e di
maldicenza. Egli deve, per quanto sia possibile, mettersi nelle condizioni dello
storico che non è agitato da nessuna passione. Insensibile a tutte le altre
cose, egli deve badare soltanto agli interessi della verità, e per amore di
questa deve sacrificare la sensibilità per un torto che gli sia stato fatto o la
memoria di un beneficio ricevuto, e persino l'amor di patria. Deve dimenticare
che appartiene a un dato paese, che fu educato a una data fede, che deve
riconoscenza a questo o a quello, che questi o quelli sono i suoi genitori, i
suoi amici. Uno storico in quanto tale è, come Melchisedecco, senza padre, senza
madre e senza discendenti. Se gli si domanda di dove viene, deve rispondere: Non
sono né francese né tedesco, né inglese
né spagnolo; sono cosmopolita; non sono né al servizio dell'imperatore né al
servizio del re di Francia, ma esclusivamente al servizio della verità; questa è
la mia unica regina, alla quale ho prestato giuramento di obbedienza.
È in base a queste idee e all'imperativo etico che esse contengono che Bayle —
afferma Cassirer — divenne il capo spirituale dell'illuminismo.
Né dobbiamo dimenticare che tra la prima e la seconda opera di Bayle era apparso
nel 1688 il Confronto fra gli antichi e i moderni di Charles Perrault, dove gli
antichi non sono più visti come i «giganti» sulle cui spalle starebbero i «nani»
moderni, e dove la vera antichità è da trovarsi presso i moderni che hanno avuto
il modo di accumulare più conoscenze e di fare più esperienze.
E se presso i posteri Bayle ebbe il merito di aver loro insegnato a trovare e a
costruire I fatti, dopo Bayle, che Voltaire chiamerà «l'immortale Bayle, onore
del genere umano» — anche quando arditi schemi teorici verranno gettati sui
fatti storici per interpretarli e vederne un senso —, l'acribia storica e
l'analisi dei singoli eventi verranno considerati momenti assolutamente
imprescindibili.
E questo è testimoniato dai lavori dell'inglese Edward Gibbon (1737-1794),
autore della celebre Storia della decadenza e caduta dell'impero romano
(1776-1787); e dall'opera dello scozzese William Robertson (1721-1793), autore
di una Storia della Scozia (1759), della Storia del regno di Carlo V (1769) e di
una Storia dell'America (1777) .

Illuminismo
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