PERCORSI
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LA FILOSOFIA PATRISTICA
NEI SECOLI III E IV



I Padri latini del secolo IV


Scarso il contributo della patristica latina alla speculazione cristiana, anteriormente a S. Agostino. GIULIO FIRMICO MATERNO è autore dì un'opera, De errore profanarum religionum, scritta allo scopo di convincere gli imperatori Costanzo e Costante ad una energica politica contro il paganesimo. Lo scritto è stato composto intorno a1347 ed è un'analisi polemica del culto pagano.
Le conquiste della speculazione cristiana dell'Oriente furono rese accessibili alla Chiesa latina da Ilario di Poitiers, morto nel 366, la cui opera più importante è quella che porta il titolo De trinitate ma che originariamente doveva chiamarsi De fide o De fide adversus arianos. Nei 12 libri di quest'opera vengono sommati ed esposti minutamente tutti gli argomenti della polemica della Chiesa contro l'arianesimo. Ma per quanto grande sia l'importanza di Ilario come divulgatore e difensore delle dottrine ortodosse, trascurabile è il contenuto speculativo della sua opera.

Una grande figura di uomo di azione è AMBROGIO, nato verso il 340, vescovo di Milano dal 374 al 397, anno della morte. Ambrogio ha scritto numerose esegesi dei libri biblici, opere dogmatiche dirette contro gli Ariani, lettere, sermoni e un trattato, De officiis ministrorum, che fa riscontro ai 3 libri del De officiis di Cicerone. In esso Ambrogio segue da vicino l'opera ciceroniana ma la integra in senso cristiano, additando come ultimo termine della moralità la beatitudine in Dio. Nelle sue opere dogmatiche, di cui le principali sono il De fide ad Gratianum Augustum e il De Spiritu Sancto ad Gratianum Augustum egli si ispira prevalentemente alle opere di Atanasio e di Basilio il Grande.

Come traduttore della Bibbia in latino, è soprattutto benemerito SOFRONIO AURELIO GIROLAMO, nato a Stridone (tra la Dalmazia e la Pannonia), e morto a Betlemme, dove da molti anni si era ritirato in solitudine, nel 420. Egli rivide la versione latina allora in uso del Nuovo Testamento e tradusse dall'ebraico il Vecchio Testamento, ad eccezione dei libri di Baruch, Maccabei I e II, Ecclesiastico e Sapienza, perché dubitava della loro canonicità. Molto importante è la sua opera De viris illustribus composta nel 392 a Betlemme, che è una storia degli scrittori ecclesiastici la cui materia è desunta per gli scrittori greci dei primi tre secoli, dall'opera di Eusebio di Cesarea mentre per gli scrittori latini e greci posteriori, Girolamo riferisce in base a conoscenza diretta.
Temperamento di polemista, Girolamo conduce polemicamente anche le sue opere dogmatiche, e le sue cose più riuscite sono le Lettere che qualche volta sono veri e propri trattati. La sua importanza tuttavia sta tutta nella sua opera di erudito e di storico.

Agostino nomina con lode nelle Confessioni (VIII, 2) il retore africano MARIO VITTORINO. Passato al cristianesimo in età avanzata, tradusse in latino l'Isagoge di Porfirio, le Categorie e l'Interpretazione di Aristotele e compose diversi scritti contro Ariani e Manichei. Lo scritto De definitionibus che sta tra le opere logiche di Boezio, è da attribuirsi a lui. Compare nelle sue opere teologiche la dottrina della predestinazione.