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Port-Royal e il giansenismo
La logica e la linguistica di Port-Royal
La scuola di Port-Royal elabora un sistema di razionalismo
filosofico in cui logica, grammatica ed etica giansenista sono profondamente
integrate. Ogni ricerca conduce al riconoscimento di una logica divina nascosta
che dirige il mondo e organizza razionalmente il pensiero umano. Le opere più
note della scuola sono la Logica e la Grammatica, opere di Arnauld, Nicole e
Lancelot.
Cultura e religione all'abbazia di Port-Royal
La scuola di Port-Royal è costituita da una comunità di filosofi, teologi e
grammatici che dal
1636 sono ospitati nell'abbazia di Port-Royal-des-Champs, nella valle di
Chevreuse, a dieci
chilometri da Versailles. Riformata dal 1609 dalla badessa Jacqueline Arnauld,
l'abbazia diviene un centro di vita religiosa e di studi per le monache.
Dal
1643 Port-Royal ospita anche le petites écoles, scuole per giovani e fanciulle
affidati alla cura dei "solitari" o messieurs, nome dato alla comunità degli
studiosi presente nel monastero. L'insegnamento dura fino al 1660, quando il
giansenismo, di cui Port-Royal era diventato il maggior centro in Francia,
comincia a essere perseguito.
I "signori" di Port-Royal si dividono tra
insegnamento e studio filosofico, logico e grammaticale, trasferendosi anche nel
nuovo monastero creato nel 1633 al centro di Parigi, nel faubourg Saint-Jacques.
La loro collaborazione dura fino al 1709 quando su richiesta del re e per
decreto papale, durante la persecuzione del giansenismo, l'abbazia di
Port-Royal-des-Champs è rasa al suolo.
Port-Royal è un centro di riflessione critica in cui ogni studioso approfondisce
una disciplina particolare, ma tutti si rifanno a uno stile filosofico comune:
essi intendono ridurre i principi etici e filosofici a un
insieme di norme chiare e semplici, e vogliono elaborare criteri razionali che
guidino la conoscenza e il giudizio critico.
Le personalità più rilevanti di Port-Royal sono Antoine Arnauld (1612-1694),
Claude Lancelot (1615-1695), e Pierre Nicole (1625-1695), dalla cui
collaborazione derivano i due trattati filosoficamente più importanti della
scuola, la Grammatica e la Logica, opere capitali
per la cultura del secolo, ma che eserciteranno la loro influenza anche fino al
termine del secolo successivo.
La Logica o Arte del pensiero di Arnauld e Nicole è un trattato sistematico che
riorganizza in modo completamente nuovo i principi logici riducendoli a pochi
elementi essenziali e alla descrizione delle loro conseguenze. La logica di
Aristotele e la sillogistica, benché ripetute, sono spesso semplificate e
vengono dette superflue alla buona logica.
La logica è definita "arte di ben condurre la propria ragione nella conoscenza
delle cose", ed è quindi un metodo ordinato di analisi e controllo delle
operazioni effettive della mente: non è un insieme di regole normative, come la
sillogistica, che pretende di stabilire come dovrebbe funzionare un ideale
ragionamento perfetto.
Le operazioni effettive della mente sono quattro: concepire, giudicare,
ragionare, ordinare. Gli scopi della riflessione sulla logica sono tre: essere
certi di usare bene la ragione, scoprire e spiegare più facilmente l'errore,
conoscere meglio la natura della mente umana.
La Logica è divisa in quattro parti, una per ogni operazione della mente. Nella
prima parte è analizzata la concezione delle idee: il modo cioè in cui le idee
sono presenti nella mente. Di fatto l'"idea" non è analizzata nei suoi processi
di nascita, formazione, origine dai sensi o per presenza innata: in questo modo
i filosofi di Port-Royal evitano il dibattito sull'origine empirica, sensibile,
o innata delle idee, nel quale sono invece coinvolti Cartesio, Gassendi, Hobbes,
e poi anche Locke.
Per Arnauld e Nicole, l'idea è intesa come termine primitivo: "La parola idea è
tra quelle tanto chiare che è impossibile spiegarle ricorrendo ad altre, in
quanto non ce ne sono di più chiare e semplici" (Logica, I, 1).
La prima parte
della Logica descrive quindi vari tipi di idee secondo l'oggetto che
rappresentano (oggetti, qualità, nozioni astratte, categorie generali), secondo
la maggiore o minore astrazione e generalità, secondo la loro chiarezza o
confusione.
La seconda parte della Logica esamina il giudizio, operazione in cui
si congiungono
due idee per valutare se siano compatibili tra loro: ovvero per affermare se una
si può dire dell'altra, come quando si dica "un uomo (prima idea) è mortale (seconda
idea)".
Il giudizio si esprime solo con il linguaggio, e perciò questa parte esamina
l'organizzazione del linguaggio: le frasi, le proposizioni, i verbi, e la
concatenazione delle parole nella
proposizione. La proposizione, espressione unitaria del giudizio, è formata da
un soggetto e un predicato uniti da un verbo che afferma la loro identità, il
verbo "essere": "l'uomo (soggetto) è (affermazione) mortale (predicato)".
La terza parte della Logica esamina il ragionamento: operazione con cui la mente
collega due giudizi e ne trae delle conseguenze.
Qui è esposta tutta la dottrina tradizionale dei sillogismi, dopo avere però
premesso che è quasi inutile e che si può evitare completamente di leggerla.
La quarta parte della Logica esamina l'ordine, owero il metodo con cui la mente
dispone gli argomenti e le conoscenze per ragionare nel modo migliore. È la
parte più innovativa del trattato: definisce i limiti della ragione e studia il
metodo delle discipline storiche, ovvero quanta certezza si può attribuire ad
ogni ordine di conoscenza (le scienze, i problemi filosofici, il sapere su Dio e
l'infinito).
Una tesi di Port-Royal appare estremamente innovativa e sarà
adottata da tutta la logica posteriore: la distinzione tra comprensione e
estensione di
un termine generale.
Viene anche proposta la distinzione tra definizione reale e
nominale che sarà poi adottata da Locke.
Un nuovo sistema di pensiero
Il metodo e le analisi logiche di Port-Royal non avrebbero però un'importanza
particolare se non fossero strettamente connesse alla grammatica e allo studio
del linguaggio.
Il valore eccezionale della Logica è nella sua stretta
dipendenza dalla Grammatica e dal sistema che insieme formano ed enunciano.
Questa concezione unitaria è il centro di un sistema di pensiero che può essere
definito "razionalismo ontologico", che consiste nel presupposto, utilizzato e
organizzato dai filosofi di Port- Royal, pur senza dichiararlo, che vi sia un
totale e completo isomorfismo (cioè una corrispondenza formale, punto a punto)
tra linguaggio, pensiero e realtà.
Questo significa che le categorie reali di
cui è fatto il mondo sono quelle stesse che esistono, di riflesso, nel pensiero
umano, che rispecchia fedelmente la realtà.
Il linguaggio umano, a sua volta, riflette e riproduce esattamente le categorie
del pensiero. Ovvero esiste un'organizzazione parallela della realtà, del
pensiero e del linguaggio che si rispecchiano a vicenda e derivano a catena
l'uno dall'altro.
Linguaggio e pensiero riflettono e manifestano
l'organizzazione divina del mondo: dubitare della loro verità non è possibile,
perché significa dubitare di Dio, o mettere in dubbio che l'organizzazione
divina della realtà sia corretta. Questo, secondo i signori di Port-Royal, non è
pensato neppure dalle sette protestanti più eretiche.
Una conseguenza di tale impostazione è che tra pensiero e linguaggio ci sia una
corrispondenza chiara e definita. Alle singole idee corrispondono le singole
parole, al livello della "concezione".
Alla seconda operazione, il "giudizio", corrisponde nella lingua la proposizione,
unione di soggetto e attributo. Alla terza operazione, il "ragionamento",
corrisponde il discorso completo, che è un insieme di proposizioni collegate.
Alla quarta operazione, l'"ordine", corrisponde il metodo, ovvero il fine a cui
tende il discorso.
La grammatica generale
Il pensiero è universale, uguale per tutti gli uomini. Se il linguaggio
rappresenta il pensiero, allora deve esserci una grammatica generale valida per
tutti gli uomini, cioè presente in tutte le lingue umane.
Se le lingue hanno
grammatiche che appaiono diverse, esiste però una "grammatica generale" nascosta,
più profonda o più astratta la cui identità è data dalla funzione che vi
svolgono gli elementi grammaticali.
Esiste cioè una logica funzionale che regge
le grammatiche, ed è uguale in tutte le lingue.
Su questi principi è scritta nel 1660 la Grammatica generale, opera di Arnauld e
Lancelot, anche se appare come "opera di Port- Royal". In essa la grammatica è
definita "arte di parlare", e parlare significa "spiegare i propri pensieri con i segni, che gli
uomini hanno inventato a questo scopo" (Grammatica, Prefazione).
Gli autori della Grammatica di Port-Royal rifiutano l'idea che le parole possano
in alcun modo aiutare il pensiero o la memoria, tesi questa centrale per esempio
in Hobbes e nella linguistica del Rinascimento. La parola serve solo a
comunicare, poiché è solo il risultato finale e il segno esterno del pensiero
che esiste autonomamente prima della lingua.
La prima parte della Grammatica analizza e descrive i suoni, distinguendo
sillabe, vocali e consonanti.
La seconda parte della Grammatica distingue i tipi di parole in base al criterio
tradizionale: nomi, pronomi, articoli, preposizioni, awerbi, verbi, participi,
congiunzioni e interiezioni.
Il testo della Grammatica si sofferma a lungo sulla morfologia dei nomi e sui
casi della declinazione, con una tesi a quei tempi originale: la declinazione
nelle lingue antiche e l'articolo nelle lingue moderne hanno la stessa funzione,
quella di esprimere i rapporti reciproci tra i nomi in una frase.
L'analogia funzionale tra declinazione dei casi e articolo è un esempio
clamoroso di identità logica profonda di grammatiche diverse che a prima vista
appaiono incommensurabili. L'esempio dimostra anche che le lingue moderne sono
logiche ed efficaci come quelle antiche (il che era messo in dubbio da
grammatici e logici del tempo,,in particolare francesi).
La Grammatica di
Port-Royal attribuisce importanza anche alla sintassi e alla costruzione della
frase, che erano finora marginali nelle grammatiche. La sintassi è anzi il vero
e proprio elemento che differenzia le lingue in superficie, ma tutte le sintassi
sono di uguale valore poiché seguono una stessa sintassi logica profonda e
generale.
Una nuova teoria dell'insegnamento
L'educazione è per Port-Royal formazione religiosa: apprendimento della logica
razionale con cui Dio ha creato e organizzato il mondo. Non solo, è tentativo di
restaurare l'innocenza primitiva dell'uomo persa nel peccato originale, e
provvisoriamente recuperata col battesimo. Il bambino deve essere educato a
resistere alle tentazioni perché la salvezza dell'anima è l'effettivo obiettivo
finale dell'educazione.
Per Port-Royal la scuola è un collegio etico e filosofico dove si forma il
comportamento.
Vi assume un ruolo fondamentale la figura del maestro, persona di
grande rigore morale, privo delle debolezze dei genitori. L'insegnamento deve
essere rivolto perciò a pochi alunni alla volta.
Seguono questo criterio le
petites écoles create al monastero di Port-Royal.
Arnauld e Lancelot preparano anche nuovi metodi per imparare a leggere e
scrivere, sia la lingua materna che le altre. Col "metodo fonico" propongono di
iniziare a distinguere e scrivere dittonghi, sillabe e vocali, e solo in un
secondo momento le consonanti, seguendo il modo naturale in cui i bambini
iniziano a parlare.
Le lingue antiche (ma anche le straniere) vanno imparate con l'uso: non
iniziando dalla
grammatica, ma dall'interpretazione di brani e versioni, partendo dalle parole e
procedendo a senso, fino a comprendere l'utilità e il significato delle regole
grammaticali per comprendere una lingua e comunicare efficacemente.
Il giansenismo
Il movimento culturale e religioso del giansenismo prende nome dal riformatore
religioso Giansenio (1585-1638), e si rifà in particolare alla sua opera
Augustinus, pubblicata postuma nel 1640 a Lovanio. In essa Giansenio esamina il
pensiero di Agostino d'Ippona per ritrovare le sue vere tesi sulla grazia,
oggetto di dibattito nella Chiesa antica così come nella teologia dei
protestanti contemporanei.
Nel terzo tomo dell'Augustinus, Giansenio propone una dottrina della grazia,
della predestinazione e della libertà che si avvicina alla posizione dei
calvinisti, suscitando scandalo per la sua proposta di assorbirla nella dottrina
cattolica.
Giansenio sostiene che occorre abbracciare la fede con abbandono e fiducia nel
mistero divino, senza volerla sottoporre a un esame critico o filosofico.
L'analisi filosofica razionale non è compito del religioso, né del fedele che si
rifanno invece entrambi alla memoria e all'esempio conservati dalla tradizione.
Secondo la teoria della grazia di Giansenio, dopo il peccato originale l'uomo ha
perso la libertà, che era invece posseduta da Adamo il quale poteva vivere e
perseverare nella giustizia originale. Tuttavia era inevitabile all'uomo cadere
nel peccato, perché la volontà divina ha disposto che l'uomo viva nel peccato, e
che la salvezza non sia né comune, né disponibile per tutti.
L'unica libertà che veramente resta all'uomo è quella di astenersi dal
commettere il male: questo però non è un merito, come sostiene la dottrina
cattolica, ma una scelta di giustizia che non porta alla salvezza dell'anima
come premio per il proprio comportamento terreno.
Dio ha riservato la grazia,
ossia la salvezza dell'anima, solo a un ristretto numero di predestinati, che la
otterranno indipendentemente dalle loro azioni.
La scelta di Dio è
imperscrutabile: nessuno può sapere se gli è riservata la grazia, può solo
comportarsi rettamente per seguire la giustizia owero l'astensione dal male
volontario.
Nel fatto che nulla può far sapere all'individuo se ha ottenuto o no
la grazia risiede la principale differenza tra giansenismo e calvinismo: per
Calvino vi sono segni terreni che fanno capire di aver ottenuto la grazia, e
l'uomo che riceve questi segni può considerarsi beato.
Per Giansenio l'uomo è
predestinato e nulla può mutare il suo destino, che tuttavia gli rimane ignoto.
Non esiste quindi una vera e propria libertà umana, se non dall'aggressione
diretta delle forze terrene. Cristo è morto solo per i predestinati al cielo e
soltanto essi ricevono la grazia. L'uomo può solo scegliere tra una o un'altra
azione buona o cattiva, ma non può uscire dal cerchio del bene o del male in cui
è rinchiuso.
La pubblicazione dell'Augustinus, che ottiene immediato successo, dà il via a
una lunga serie di dibattiti polemici e di interventi di condanna delle tesi di
Giansenio e dei teologi e moralisti che accettano le sue tesi da parte delle
autorità ecclesiastiche e politiche.
Arnauld, Quesnel, Nicole e tutta la
comunità di Port-Royal accettano comunemente il giansenismo, pur senza
rivendicarlo pubblicamente, e Port-Royal ne sarà per più di 50 anni il
principale centro di diffusione e riferimento.
Tra le polemiche più lunghe e complesse vi è quella sulle 5 proposizioni di
Giansenio.
Nel 1650 l'episcopato francese richiede al papa un giudizio su 5 tesi
estratte dall'Augustinus. Giansenisti e antigiansenisti le esaminano e discutono
a Roma per due anni. Alla fine nel
1653 papa Innocenzo X condanna le 5 proposizioni, che riassumono il senso delle
tesi di Giansenio, come eretiche.
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Queste tanto famose e
discusse cinque proposizioni sono le seguenti:
1 Alcuni precetti di Dio sono impossibili ai giusti, nonostante che vogliano
e si sforzino secondo le forze che hanno nella presente natura, perché manca
loro la grazia che li rende possibili.
2 Alla grazia interiore nello stato di natura decaduta non si resiste mai.
3 Per acquistare merito o demerito non si richiede la libertà dalla
necessità interna, ma soltanto la libertà dalla coazione esterna.
4 I semipelagiani ammettevano per i singoli atti, anche l'inizio della fede,
la necessità della grazia preveniente, ed erano eretici in quanto
concedevano alla volontà umana il potere di resistere o di obbedire alla
grazia.
5 È un errore semipelagiano affermare che Cristo è morto per tutti.
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I giansenisti replicano, guidati da Arnauld, che le 5 proposizioni sono eretiche,
ma che né Giansenio, né alcun suo seguace le ha mai sostenute, né in generale,
né nella lettera dei brani del l'Augustinus.
Vescovi e teologi riesaminano le 5 tesi e nel 1654 dichiarano che sono state
realmente insegnate da Giansenio. I giansenisti rispondono sostenendo una "questione
di fatto", ovvero che dal punto di vista di Giansenio quelle tesi non sono
eretiche, benché lo siano "di diritto" per la dottrina cattolica: quindi il
credente cattolico non è obbligato a respingerle.
Per stroncare definitivamente le discussioni papa Alessandro VII impone a tutti
i credenti il 15 febbraio 1665 un formulario di sottomissione al suo giudizio,
che implica la condanna delle 5 proposizioni. Tuttavia alcuni giansenisti si
rifiutano di sottoscriverlo, altri rispondono che la sottoscrizione non implica
"di fatto" il rifiuto di Giansenio.
Infine Pierre Nicole sostiene, nelle Lettere sull'eresia immaginaria, che
questa scomunica è di fatto nulla e che il papa non è infallibile nelle
questioni in cui si discute il suo magistero. La discussione si protrae fino a
quando papa Clemente IX decide di non tornare più sulla questione.
Dopo di ciò
il giansenismo continua a ottenere successo grazie alla propaganda fattane nei
libri di Quesnel, erede spirituale di Arnauld.
La storia del giansenismo si
chiude con la condanna da parte del papa Clemente XI, l'8 settembre 1713, di 101
proposizioni tratte dai volumi di Quesnel, ridotto così al silenzio.

Agostinus
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