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IL RINASCIMENTO E I PROBLEMI
RELIGIOSI
Filosofia e Riforma protestante
Se la riscoperta della cultura classica è un tema centrale per gli umanisti, i
padri della Riforma nutrono profonda diffidenza per le humanae litterae e
avversione per il culto dell'antichità, di cui mettono in luce il carattere
paganeggiante. Comune a umanisti e teologi riformati, invece, è l'avversione per
la filosofia scolastica e gradualmente gli ideali umanistici si fanno strada
anche in seno alla Riforma.
Umanesimo e Riforma
Tra gli ideali della Riforma protestante e l'umanesimo (in particolare quello
che fiorisce in Italia tra Quattro e Cinquecento) sussiste una sostanziale
differenza: mentre la riscoperta della cultura classica è il tema centrale
dell'opera degli umanisti, i padri della Riforma, soprattutto Lutero — ma non
Melantone — nutrono profonda diffidenza per le humanae litterae, e una esplicita
awersione per il culto dell'antichità, di cui mettono in luce il carattere
paganeggiante. Il recupero del cristianesimo delle origini, che è proprio della
Riforma, si fonda invece sul Vecchio e sul Nuovo Testamento, e soprattutto sulle
Epistole di san Paolo. I rapporti tra umanesimo e Riforma non si esauriscono
però in questa opposizione. In primo luogo umanisti e teologi riformati
condividono l'awersione per la filosofia scolastica; in secondo luogo, dopo una
prima fase contrassegnata da atteggiamenti intransigenti verso la cultura
classica, gli ideali umanistici si fanno rapidamente strada anche in seno alla
Riforma e hanno ampia diffusione tra gli "spiriti liberi della Riforma", come
per esempio Serveto Castellion, e Fausto Sozzini, eredi dell'insegnamento di
Erasmo e sostenitori di ideali di tolleranza e pacificazione religiosa.
L'affermazione della centralità della Bibbia e l'insistenza sulla debolezza
della ragione umana nella teologia riformata sono interpretate come un implicito
ostacolo allo sviluppo della scienza. Nei paesi riformati si assiste tuttavia a
un rapido sviluppo delle scienze e delle tecniche, sia in termini quantitativi (il
numero di persone dedite ad attività scientifiche), sia in termini qualitativi (innovazioni
nel campo delle teorie scientifiche e delle tecnologie), ma la contraddizione è
solo apparente. Lutero non è sostenitore di un biblicismo stretto.
Pur opponendosi all'interpretazione allegorica delle Sacre Scritture tipica
della Chiesa romana, Lutero nega che l'Antico e il Nuovo Testamento abbiano un
valore uniforme. La parola di Dio è la proclamazione della redenzione per mezzo
di Cristo, quindi – secondo Lutero – la venuta di Cristo e il suo insegnamento
sono la lente attraverso cui leggere la Scrittura. Lutero, inoltre, riconosce
che uno stesso argomento può essere oggetto di un'interpretazione religiosa o di
un'interpretazione scientifica; per esempio, un fenomeno celeste può essere
considerato un segno della divina prowidenza (e pertanto rientrare nell'ambito
della teologia) oppure un fenomeno astronomico (e rientrare nell'ambito della
scienza). Ciò conferisce una relativa autonomia alla ricerca in campo
scientifico rispetto alla religione.
Quanto alla svalutazione della filosofia, che pure talvolta è presente in
Lutero, in realtà questa è piuttosto una polemica contro la filosofia
scolastica, owero contro la pretesa che la ragione umana possa contribuire alla
conoscenza di Dio. Lutero vede nella filosofia e nella teologia medievali, in
particolare nel tomismo, la causa della decadenza della pura dottrina
evangelica.
La posizione di Calvino sul linguaggio delle Scritture consente di evitare i
conflitti tra scienza e religione: secondo il riformatore di Ginevra, Mosè
utilizzò un linguaggio comprensibile per il popolo, adattando le proprie
espressioni al senso comune. Per Calvino, il potere di Dio sulle creature è
assoluto: l'attività di Dio in natura è costante e nulla può essere attribuito a
cause puramente naturali. È quindi rifiutata l'idea che vi sia un'entità,
distinta da Dio (la Natura secondo i filosofi aristotelici o l'Anima del mondo
secondo i platonici), da cui tutti i fenomeni dipenderebbero.
Espressioni ricorrenti nella filosofia scolastica, come "la Natura non fa
salti", o "la Natura non permette il vuoto", in base alla concezione calvinista
di Dio, sono affermazioni non solo erronee, ma empie. La magia naturale è
considerata con sospetto dai calvinisti, proprio perché, basandosi su simpatie e
antipatie tra i corpi naturali e su un presunto potere del mago di dominare le
influenze celesti, attribuisce eccessivo potere alle creature, a detrimento del
potere di Dio.
Il calvinismo si rivela ben presto un forte stimolo a intraprendere attività
scientifiche e tecniche, non solo in base alla dottrina calvinista dell'elezione
(le cui buone opere sono segno dell'elezione) da parte di Dio, ma anche per
la considerazione, propria dei calvinisti, secondo cui l'uomo, sebbene non
debba legarsi al mondo, deve tuttavia operare nel mondo e agire sulle
creature. Tra i calvinisti, ciò contribuisce allo sviluppo della filosofia
sperimentale della natura e alle applicazioni pratiche della scienza. Calvino
stesso difende in modo esplicito lo studio dell'astronomia, in quanto mette in
luce il potere e la saggezza di Dio.
Erasmo da Rotterdam
Martin Lutero - Giovanni Calvino
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