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Sigmund Freud

L’IDEA DELL’UOMO IN FREUD ALLA LUCE DELL’ANTROPOLOGIA
L’idea che domina l’attività dell’uomo la troviamo nella sua concezione
dell’uomo. Per Freud si tratta dell’idea scientifica dell’homo natura, dell’uomo
come natura, cioè come essere naturale. Per Freud l’opera scientifica ha la
possibilità di scoprire qualcosa sulla realtà del mondo. Anche la scienza
contiene un mysterium tremendum, gli istinti.
Secondo Freud tutti devono sopportare la vita se vogliamo prepararci alla morte.
La vita diviene sopportabile solo se si attribuisce maggiore importanza alla
veridicità e soprattutto alla veridicità di fronte alla morte.
Freud ha sempre visto nel male il principio d’essere del bene, nella volontà di
distruzione delle tendenze sadistiche dell’uomo il principio d’essere della
bontà. Si contrappone così ad Agostino e Fichte e si pone sulla stessa
traiettoria di Schelling, Nietzsche….
Il bene per Freud è solo una forza negativa che limita, che rimuove e non ha
azione positiva. Tutte le trasformazioni degli istinti egoistici in istinti
sociali (da cattivi a buoni) avvengono secondo Freud attraverso la coercizione.
La traiettoria di tutto questo sviluppo consiste nell’internalizzazione della
costrizione esterne tramite il Super-Io. Homo natura: istinto di vita,
soddisfazione del piacere, inibizione a causa della coercizione o della
pressione della società. Il neonato non è un uomo reale, ma un’idea, una tabula
rasa. Con l’idea dell’homo natura si può operare non solo sul piano scientifico,
ma anche su quello pratico: con essa si può fare qualcosa, cioè guarire.
Freud mira sempre al suo strumento intellettuale, cioè al metodo. L’elemento più
importante è costituito dagli istinti dell’organismo.
La conoscenza delle scienze naturali è preterita come quella della storia;
mentre però lo storico si chiede come sono state realmente le cose, il
naturalista si domanda come le cose sono divenute quello che sono. Ogni volta
che Freud parla di conoscenza del mondo egli intende questa modalità
naturalistica. La storicità della sessualità è importante nella costruzione
della storia interiore, che appunto è determinata dal nostro rapporto con gli
altri. In questo senso la fame e la sete non sono forze che formano la storia.
La fame ha un potere livellatore all’aumento della frustrazione di un istinto
corrisponde un aumento della sua importanza psichica ovvero del suo valore
psichico.
Il nucleo generativo dell’homo natura di Nietzsche si pone sullo stesso piano di
quello di Freud: si attribuisce alla corporeità il potere sovrano di determinare
ciò che l’uomo è nel fondamento del suo essere. Nonostante che tra il corpo e lo
spirito (la volontà) compaia l’anima, in Nietzsche l’esperienza e in Freud
l’apparato psichico pure ciò non vuole dire che la corporeità non viene posta
come base motivazionale nell’interpretazione dell’uomo.
Per Klages corporeità compare sotto l’aspetto dell’espressione, in Nietzsche
sotto quello della situazione emotiva, in Freud sotto l’aspetto dell’inconscio (dell’Es),
sotto il principio di piacere. Per Freud è volontà di piacere. Per Freud un
disturbo mentale non è completamente esaminato se non sono stati chiariti i suoi
rapporti con l’intero schema. Lo stesso vale per la rimozione: ciò che
costituisce uno dei suoi più importanti contributi è stato il fatto di averla
elaborata come funzione e come meccanismo. Tutto il meccanismo dell’apparato
psichico, viene mosso dal profondo, cioè dall’Es, tramite il desiderio. Il
desiderare non è costitutivo dell’uomo vero e proprio, ma dell’apparato psichico
costruito nell’homo natura e il desiderio è inconscio.
Ci sono quattro tipi di significato che l’idea dell’homo natura ha per
l’antropologia, limitandoci all’idea di Freud:
1) è un principio ordinativo metodologico conoscenza di forze e potenze
astratte che dominano l’uomo e che lo hanno in loro balia.
2) L’uomo è più di una macchina
3) L’idea dell’homo natura e la conoscenza dei meccanismi psicologici è la sonda
più infallibile che si possa immergere nell’essere umano per esaminare e
studiare la sua posizione esistenziale.
4) Homo natura come insieme di istintualità, pulsionalità. L’istinto di Freud è
la forma o Gestalt primaria che sta alla base di tutte le metamorfosi e di tutte
le trasformazioni antropologiche.
Freud scavalca il problema del Sé come se fosse qualcosa di ovvio. Freud si
comporta in un modo più antropologico che nella sua teoria scientifica, dato che
descrive un particolare modo dell’esistere umano, cioè un particolare modo in
cui l’uomo si assume e vive la propria presenza come Sé.
Freud sostiene che non si penetra nella verità salvo che attraverso la ragione
scientifica. La ragione morale, estetica è compito della filosofia. Così l’idea
dell’homo natura quanto più è dominata dalla ragione delle scienze naturali,
tanto meno spazio riesce a lasciare non solo per l’idea dell’uomo morale, ma
perfino per quella dell’uomo scientifico.
Solo dopo aver distrutto l’uomo quale effettivamente è ci si può accingere a
ricostruirlo secondo un principio o un’idea particolare. Quello che Freud ha
eretto a principio di piacere è solo un particolare modo di esistere dell’uomo,
ovvero del suo essere nel mondo. Il fatto che Freud continui a scoprire che
l’umanità e i singoli individui vivono al di sopra della loro reale condizione,
non vuol dire che il principio del piacere domina tutta la vita dell’uomo, ma
solo che l’uomo prende troppo alla leggera nella sua presenza quotidiana un
determinato modo di lasciarsi spingere, se la prende troppo comoda colla
presenza nevrosi. Alla verità si contrappone il desiderio.
Per Nietzsche tanto più il destino lo voleva abituare alla misura, tanto più il
desiderio è smisurato.
Solo l’uomo produttivo può sopportare la vita, il ricercatore, l’artista o i
nevrotici e i fanatici.
La x per Nietzsche è il ritorno all’eguale (a ciò che aspirano gli uomini), per
Freud il risultato della lotta tra Eros e Morte.
“La posizione di Freud nella storia dello spirito moderno” di T. Mann
Nietzsche parla dell’instaurazione del culto del sentimento in luogo di quello
della ragione.
Fino a che punto lo stesso Cristianesimo che Lutero riformò fu un ritorno alle
più lontane origini religiose fu chiaro quando si legge Totem e Tabù:
commemorazione di uno stesso atto con il banchetto totemico…
Freud si inserisce nella schiere di quegli scrittori che sostengono il primato
della volontà, della passione, dell’inconscio e come dice Nietzsche, del
sentimento sulla ragione. Si tratta di ostilità contro l’illuminismo. Il grande
secolo XIX è stato romantico tutto. Le tendenze antirazionali dell’Ottocento si
prolungano fino al presente, nella guerra.
E’ l’intento, la volontà sanitaria dell’analisi quella che definisce la sua
posizione particolare in seno al movimento scientifico. E’ antirazionale, parla
di una vita inconscia dello spirito.
Freud è solo; non ha conosciuto Nietzsche, né Novalis. Anche Novalis vede
nell’eros il principio che spinge la realtà organica. “E’ l’amore che ci stringe
insieme” ha detto Novalis. In Freud c’è romanticismo spogliato della sua veste
mistica e divenuto scienza naturale.
Freud e l’avvenire di T. Mann
Scienziato ha somiglianza con un poeta. In Freud c’è amore per la verità e senso
per la malattia.
Schopenhauer: riconosce la volontà come fondamento e sostanza del mondo,
dell’uomo e di tutta la creazione, mostrava l’intelletto come secondario e servo
della volontà.
Per Freud tutto ciò è l’Es. Gli istinti empiono questo Es di energia: ma esso
non ha alcuna organizzazione, non porta nessuna volontà unitaria; solo lo sforzo
di soddisfare i bisogni degli istinti, mantenendo il piacere. Nessuna legge
logica ha valore per l’Es. L’Io ha il compito di rappresentare il mondo esterno
all’Es. Questa descrizione dell’Es e dell’Io è praticamente identica a quella
che Schopenhauer fa della volontà e dell’intelletto.
Polemizzare con Freud: non ha un alto concetto della filosofia.
E’ il mito che legittima la vita e solo per opera sua la vita trova la sua
coscienza e si giustifica e si consacra.
Il concetto di avvenire si associa a Freud oppure Freud e il mito.

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