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Storia della logica:
da Aristotele a Port-Royal
La logica è
etimologicamente la scienza (o tecnica) del discorso, e più precisamente delle
inferenze, ossia di come dimostrare conclusioni ignote o incerte a partire da
premesse note o considerate certe. E’ logica deduttiva quella che
insegna a ricavare conclusioni certe, in quanto implicite nelle premesse, e
logica induttiva quella che insegna come ricavare conclusioni più o meno
probabili, in quanto suggerite dalle premesse ma non contenute in esse. Nata
come disciplina ausiliare della filosofia, è una scienza formale (come la
matematica), nel senso che studia relazioni strutturali intercorrenti tra le
parti del discorso (e più basilarmente tra i concetti che esse esprimono). Il
suo progresso storico è andato di pari passo con la precisazione di tale
carattere formale, fino al punto in cui la logica è divenuta una disciplina
simbolica, in grado di fondare la matematica e di fornire regole per il
trattamento automatico dell’informazione, aprendo dunque la strada
all’informatica. Per la sua natura essa ha comunque sempre mantenuto uno stretto
legame con la metafisica e la filosofia del linguaggio, specialmente la
semantica, che studia i rapporti tra le espressioni e i loro significati.
La fondazione sistematica della logica si deve ad Aristotele (384-322 a.C.),
anche se indubbiamente, nei suoi cinque libri dell’Organon, egli tenne presenti
le argomentazioni dialettiche di Parmenide (VI-V sec. a.C.) e Zenone di Elea (V
sec. a.C.), l’eristica dei sofisti, le tecniche di confutazione di Socrate
(470/469-399 a.C.) e Platone (428/427-348/347 a.C.), nonché le dimostrazioni dei
geometri. I suoi duraturi contributi riguardano:
(1) La teoria delle proposizioni categoriche, che studia i rapporti logici tra
proposizioni universali e particolari, affermative e negative (ad es., «Tutti
gli animali sono mortali», proposizione affermativa universale, contraddice «Alcuni
animali non sono mortali», proposizione negativa particolare; inoltre, «Tutti
gli animali sono mortali» implica la proposizione particolare affermativa «Alcuni
animali sono mortali»; ecc.);
(2) la teoria dei sillogismi (inferenze deduttive della forma di: «Ogni animale
è mortale; ma ogni uomo è animale, quindi, tutti gli uomini sono mortali»).
Teoria delle proposizioni categoriche e teoria dei sillogismi coprono buona
parte di ciò che oggi chiamiamo logica dei predicati o dei quantificatori (le
particelle ‘tutti’ e ‘alcuni’);
(3) la logica modale (ossia lo studio delle inferenze che coinvolgono i concetti
di possibile e necessario, come «E’ necessario che un animale sia mortale; è
possibile che un animale sia bianco; quindi, è possibile che un essere bianco
sia mortale»);
(4) l’induzione, che egli concepì come inferenza dal particolare all’universale
di tipo enumerativo (ad es., da «Il falco è piumato, l’anitra è piumata, il
passero è piumato, ecc.» a «Tutti gli uccelli sono piumati»). Discutendo della
ricerca di adeguate premesse causali per i sillogismi, in pratica egli suggerì
anche la forma d’inferenza oggi detta abduttiva: se sappiamo che «I corpi
celesti vicini alla Terra non scintillano», e osserviamo che «I pianeti non
scintillano», possiamo arguire che «I pianeti sono vicini alla Terra».
(5) Riflessioni fondamentali sulla natura della logica, sui suoi oggetti, e sui
problemi di filosofia del linguaggio e metafisica ad essa connessi.
Poco si sa sulla Scuola Megarica (IV sec. a.C.), che tuttavia compì
ricerche importanti sulla logica modale, sui condizionali (proposizioni come «Se
splende il sole, fa caldo»), e sui paradossi logici. Famosi tra questi ultimi
quello del mentitore (un uomo che dice: «Io sto mentendo», mente o dice la
verità?) e quello del sorite (un granello di sabbia non è un mucchio; due
granelli non sono un mucchio; tre granelli non sono un mucchio; ecc. Ma allora,
nessun numero di granelli è un mucchio).
Dei megarici fu allievo Zenone di Cizio (335-264), fondatore dello Stoicismo.
Specialmente con Crisippo (III sec. a.C.), gli stoici elaborarono la logica
proposizionale, che oggi sappiamo essere la base di tutta la logica, inclusa
quella aristotelica dei predicati. Essi studiarono cioè le relazioni logiche tra
proposizioni complesse formate con i connettivi ‘non’, ‘e’, ‘o’ e ‘se … allora’,
e identificarono alcune basilari forme d’inferenza (come ad esempio il modus
ponens: «Se è giorno c’è luce; ma è giorno; quindi, c’è luce», e il sillogismo
disgiuntivo: «E’ giorno o è notte; non è notte; quindi è giorno»). Essi
svilupparono inoltre la logica modale, e condussero attente riflessioni sulla
natura della verità, dei significati, e del rapporto tra antecedente e
conseguente nei condizionali.
Gli studi logici in epoca romana e alto-medievale verterono soprattutto
sul confronto e la rielaborazione della logica aristotelica e di quella stoica,
viste talora come contrapposte ma in realtà complementari.
In India i logici della scuola Nyaya (dal I sec. d.C. in avanti)
produssero una complessa teoria dei sillogismi (meno formale, e più legata alla
conoscenza empirica, di quella aristotelica), e riflessioni logiche di rilievo
furono condotte anche dai filosofi “atomisti” della contemporanea scuola
Vaisesika e più tardi (dal V sec. d.C. in avanti) dai Jainisti. In
Cina, invece, i Mohisti (V-IV sec. a.C.) e filosofi di altre scuole
condussero sistematiche ricerche di filosofia del linguaggio, ma senza elaborare
una logica in senso stretto.
In Occidente lo studio della logica riprese e progredì notevolmente con la
filosofia scolastica, specialmente tra il XII e il XIV secolo. I suoi autori
(tra i principali Abelardo di Nantes (1079- 1142), S. Alberto Magno (circa
1200-1280), S. Tommaso d’Aquino (1225-1274), Duns Scoto (circa 1265-1308),
Walter Burley (1275-1345), Giovanni Buridano (1295-1366), Guglielmo di Occam
(1300-1349), Alberto di Sassonia (1316-1390)) si basarono sulla logica
aristotelica e stoica riscoperte nel sec. XII, ma le svilupparono autonomamente
aprendo linee di ricerca nuove ed importanti. Il loro lavoro, tuttora non
completamente conosciuto, anticipa per certi aspetti gli sviluppi odierni, ma
per altri segue interessi e problemi diversi dai nostri. La loro vastissima
produzione comprende:
(1) opere in cui la teoria del sillogismo, la teoria delle proposizioni
categoriche, e la logica proposizionale vengono sviluppate e rielaborate nelle
forme in cui sarebbero poi giunte fino ai giorni nostri (famosa ad esempio la
nomenclatura mnemonica per i modi validi del sillogismo: barbara, celarent,
darii, ferio, baralipton, ecc.)
(2) lavori in cui si discute di filosofia della logica (cos’è, di cosa si occupa,
che natura hanno i suoi oggetti), di modalità e della loro interpretazione, dei
paradossi semantici (come quello del mentitore), per i quali si studiano diverse
possibili soluzioni;
(3) trattati che sviluppano un’attenta analisi semantica delle proprietà dei
termini (suppositio, copulatio, appellatio, ampliatio, restrictio, ecc.);
(4) opere sui termini sincategorematici (i connettivi ‘non’, ‘e, ‘o’, ‘se…allora’,
ma anche ‘un’, ‘solo’, ‘tutti, ecc.), che mostrano come formalizzare argomenti
espressi nel linguaggio comune rispetto alle modalità, alle attitudini
preposizionali e ai quantificatori (ad esempio, «Solo un uomo corre» equivale a
«Un uomo corre e null’altro che un uomo corre»);
(5) trattati sulle conseguenze, ove si discute in cosa consista la validità di
un’inferenza e quali ne siano le regole, nonché della natura del condizionale e
dei suoi paradossi (come il fatto che da una proposizione contraddittoria si
possa inferire qualunque proposizione, e che da qualunque proposizione si possa
inferire una proposizione necessaria);
(6) trattati sulle obbligazioni, ossia sulle regole delle dispute logiche in cui
ciascun contendente, tramite un gioco di assunzioni che potevano essere ammesse,
o messe in dubbio, o negate, cercava di sfruttare le relazioni logiche tra un
insieme di proposizioni per condurre l’avversario in
contraddizione.
Roberto Grossatesta (1175-1253), Duns Scoto e Guglielmo di Occam proposero anche
alcune interessanti nozioni di logica induttiva. Essi osservarono che se una
certa caratteristica C si trova sempre presente quando si verifica un fenomeno
F, e assente quando F non si verifica, si può ipotizzare che C sia la causa di
F: in questo modo, anticipavano i metodi induttivi della presenza e dell’assenza
di Francesco Bacone, o della concordanza e della differenza di John Stuart Mill.
In India fiorì con Gangesa (XIV sec.) la Nuova Nyaya, che
sintetizzò le dottrine dell’antica Nyaya e dei Vaisesika. Per risolvere una
serie di problemi connessi alla quantificazione, gli autori di questa scuola
svilupparono una sofisticatissima teoria dell’astrazione, giungendo con
Ragunatha (XVI sec.) a definire il concetto di numero in maniera analoga a
quella di Frege (1848-1925). Alcuni hanno anche supposto che la conoscenza della
logica indiana, giunta in Europa nel Settecento, fornisse utili spunti a George
Boole (1825-1864) e Augustus De Morgan (1806-1871), pionieri della logica
contemporanea.
In Occidente l’interesse per la logica decadde con l’Umanesimo e il
Rinascimento, e una ripresa si ebbe solo nel XVII secolo: Joachim Jungius
(1587-1657) studiò forme di inferenza non riducibili a quelle aristoteliche e
medievali, che anticipavano la logica delle relazioni. Arnold Geulincx
(1624-1669) trattò in modo originale ed efficace del calcolo proposizionale.
Con l’influentissima “Logica di Port-Royal” (1662), i giansenisti Antoine
Arnauld (1612-1694) e Pierre Nicole (1625-1695) introdussero una fondamentale
distinzione tra la comprensione di un concetto (le idee che esso comprende) e la
sua estensione (gli oggetti che ricadono sotto di esso); essi ripresero inoltre
l’osservazione di Blaise Pascal (1623-1662) che in logica non si parte solo da
proposizioni primitive (ossia assiomi non dimostrati), ma anche da termini
primitivi (ossia non definiti per mezzo di altri termini), e sottolinearono
l’importanza di definizioni esatte per evitare confusioni e fallacie.
Francesco Bacone criticò il sillogismo come epistemologicamente sterile,
e l’induzione enumerativa come affrettata, sostenendo che invece un’adeguata
logica induttiva avrebbe costituito un’importantissima guida alla scoperta
scientifica. A questo fine propose di raccogliere e confrontare i dati
attraverso tavole che consentissero di utilizzare, assieme ai criteri della
presenza e dell’assenza già indicati dagli scolastici, anche quello dei gradi:
se una caratteristica C aumenta o diminuisce di pari passo col fenomeno F, si
può ipotizzare che C sia la causa di F.
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