|
Le teorie della materia
L'aristotelismo
Anche se la teoria aristotelica della materia è ancora generalmente accettata
dai filosofi rinascimentali, in questo periodo essa subisce alcune
trasformazioni, ossia l'introduzione al suo interno di concezioni di carattere
corpuscolare, tradizionalmente estranee all'aristotelismo.
All'interno del
pensiero aristotelico la teoria della materia si era definita in aperta antitesi
all'atomismo.
Secondo Aristotele, la sostanza, ossia l'essere di ogni cosa che
esista individualmente, è costituita di forma (il principio interno che ne
definisce le proprietà e la struttura) e materia, o sostrato. Ma forma e materia
sono distinte solo nel pensiero, nel mondo fisico non esistono forme senza
materia, né una materia priva di forma; tutti i corpi sono composti da quattro
elementi, a ciascuno dei quali è associata una coppia di qualità: il fuoco è
caldo e secco, l'aria è calda e umida, l'acqua è fredda e umida, la terra è
fredda e secca.
A differenza dell'atomismo, i costituenti ultimi dei corpi non
sono determinati da proprietà quantitative, ma da qualità. Contrariamente agli
atomi, che sono immutabili, gli elementi aristotelici non sono considerati
immutabili, ma ciascuno può essere trasformato in qualsiasi altro attraverso il
mutamento di una odi tutte e due le qualità.
Tra gli aristotelici emersero, già
nel Medioevo, differenti punti di vista su uno dei più spinosi problemi della
teoria della materia del maestro, ossia se in un corpo misto siano ancora
presenti gli elementi a partire dai quali esso è stato formato e, in caso
affermativo, in quale maniera. Le differenti soluzioni sulla composizione del
misto si basano essenzialmente su ragioni di carattere filosofico, non
sperimentale.
Gli aristotelici padovani, seguendo Averroè, affermano che nel
misto gli elementi permangono con le loro forme, presenti in esso con intensità
ridotta; per i tomisti, invece, soprawivono solo le qualità degli elementi, non
le loro forme. Secondo Fernel le forme degli elementi sussistono, ma sono
inattive, in quanto imprigionate dalla forma superiore del
mixtum.
Sebbene possano apparire dispute di carattere puramente verbale, le
discussioni sul misto aprono la strada a una crisi della teoria aristotelica
della materia; la filosofia aristotelica giunge infatti a un vicolo cieco, non
emergendo alcuna soluzione del problema che sia compatibile con i principi
aristotelici. È allora l'utilizzazione del concetto di "minimo naturale" nelle
discussioni sul misto a introdurre elementi corpuscolari nell'aristotelismo
cinquecentesco.
La dottrina dei minima naturalia viene presentata come una
teoria ben definita della struttura della materia da Agostino Nifo. Prima di lui,
i minimi sono per lo più soltanto dei limiti teorici della divisione, al di là
dei quali una sostanza cessa di essere tale, non conserva cioè la propria forma.
Nifo afferma invece che i minima hanno un'esistenza reale e che quando due
sostanze agiscono chimicamente l'una sull'altra sono i loro rispettivi minimi a
reagire, e in tal modo si formano i minimi del composto.
Giulio Cesare Scaligero
compie un ulteriore passo verso un'interpretazione corpuscolare dei minimi,
affermando che i minima delle differenti sostanze hanno differenti dimensioni.
Scaligero spiega la composizione chimica (il mixtum) come il risultato del moto
dei minima con la determinazione di un mutuo contatto.
Toletus segue lo stesso
orientamento di Scaligero e sostiene che un composto si forma quando i reagenti
sono ridotti ai loro minima naturalia. L'interpretazione dei minima in termini
corpuscolari, infine, è compiuta da Daniel Sennert all'inizio del secolo
successivo.
Teorie ilozoistiche
La ripresa di tradizioni filosofiche diverse dall'aristotelismo, come per
esempio lo stoicismo, conduce all'affermazione di dottrine ilozoistiche che
attribuiscono alla materia un principio interno di azione e di vita.
Uno dei
principali sostenitori dell'ilozoismo è Bernardino Telesio, il quale afferma
l'esistenza in natura di tre principi: due nature agenti (il caldo e il freddo)
e una massa corporea. I tre principi non sussistono separatamente, ma sono
presenti insieme nei corpi, e la materia non è pura passività, come volevano gli
aristotelici, ma è attiva.
La sua forma più sottile e attiva, secondo Telesio, è
lo spiritus che plasma la materia più grossa ed è responsabile di tutte le
generazioni che si determinano in natura.
L'opposizione aristotelica di materia
e forma scompare quindi in Telesio, per far posto a una materia che si
differenzia in base ai vari gradi di attività.
L'idea telesiana di un'animazione
generale dell'universo è poi ripresa da Campanella nel Del senso delle cose e
della magia (scritto nel 1590), dove tuttavia non compaiono i risvolti materialistici, evidenti invece in Telesio.
Concezioni vitalistiche sono anche presenti nella filosofia della natura di
Paracelso e dei suoi seguaci, che alla
dottrina dei quattro elementi di Aristotele
oppongono i tre principi chimici di sale, zolfo e mercurio, sostanze di cui tutti i corpi sono composti e nelle quali possono essere
scomposti per mezzo del fuoco. Per i paracelsiani l'intera natura è animata dallo
spirito, una materia finissima e attiva; la vita è diffusa in tutta la natura e
relazioni di attrazione e repulsione sussistono tra i vari enti naturali.
Atomismo
La
rinascita dell'atomismo antico ha luogo attraverso un duplice percorso: da un
lato sul terreno filologico, dall'altro su quello medico. La traduzione latina a
opera di Ambrogio Traversari (1424-1433) delle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio
— la principale fonte per la conoscenza della filosofia di Epicuro — e la riscoperta ad opera di Poggio Bracciolini
del De rerum natura di Lucrezio — poema che esercita un'influenza considerevole nel
Cinquecento — rendono disponibile ai filosofi rinascimentali una fisica basata
sulla concezione atomistica della materia.
In campo medico, teorie corpuscolari
emergono nelle discussioni sulle cause del contagio; così, per
Fracastoro i focolai
di contagio si diffondono attraverso semi, da lui concepiti come corpuscoli, che
tuttavia non sono identificabili interamente con gli atomi epicurei, essendo questi
ultimi dotati di proprietà puramente geometrico-meccaniche.
La teoria atomistica è sostenuta in modo esplicito da
Giordano Bruno, per il quale
tutti i corpi sono composti da atomi, unità fisiche indivisibili e indistruttibili.
Gli atomi, secondo Bruno, sono di numero infinito, sono tutti della stessa grandezza
e della stessa forma (sferici), e sono composti da un'unica materia omogenea.
Ma l'aver adottato gli atomi come costituenti ultimi dei corpi non implica un'adesione
totale da parte di Giordano Bruno all'atomismo epicureo.
A differenza dell'atomismo
antico, quello di Bruno non assume l'esistenza del vuoto; nell'universo bruniano,
l'etere, che è definito come una sostanza finissima, semplicissima e
continua, riempie
tutti gli spazi tra i corpi.
Secondo il pensiero di Bruno, inoltre, l'etere svolge anche il ruolo di principio di
coesione dei corpi che i soli atomi, a causa della loro forma sferica, non
garantirebbero.
BERNARDINO TELESIO (SINTESI)
BERNARDINO TELESIO: L'INDAGINE
DELLA NATURA SECONDO I PROPRI PRINCIPI
|