L'IMMORTALITÀ DELL'ANIMA
E LA RESURREZIONE DELLA CARNE
Tertulliano, La resurrezione della carne, 56-57.
[...] come è assurdo, anzi, come sarebbe ingiusto (eventualità, queste, indegne
entrambe di Dio) che una sia la sostanza che opera, un'altra quella che viene
presa in considerazione nella ricompensa, in modo che questa nostra carne viene
dilaniata nel martirio'
, un'altra carne, invece, viene incoronata, e, al contrario, questa si rivolta
nella sporcizia, un'altra, invece, viene condannata. Non sarebbe meglio che
tutta la fede non avesse niente a che fare, una volta per tutte, con la speranza
della resurrezione, piuttosto che giocare con la coerenza e la giustizia di Dio?
Far resuscitare Marcione al posto di Valentino... Non è credibile, infatti, che
la mente o la coscienza o la memoria dell'uomo che vive oggi vengano distrutte
in quanto si rivestono di quell'elemento di immortalità e di incorruttibilità,
apportatore di mutamento: in tal caso diventerebbero, ovviamente, inutili il
guadagno e il frutto della resurrezione e la stabilità del giudizio divino,
pronunciato in un senso o nell'altro. Se io non mi ricorderò di essere quella
persona che si è meritata una certa ricompensa, come potrò cantare gloria a Dio?
Come potrò cantargli quel cantico nuovo, non sapendo di essere io che debbo
essergli grato? Perché, poi, si considera il mutamento della carne soltanto, e
non anche dell'anima contemporaneamente , dato che l'anima ha comandato alla
carne in tutto e per tutto? E come è possibile che la medesima anima, che in
questa carne ha percorso la successione di tutti gli atti della vita, che in
questa carne ha appreso l'esistenza di Dio e si è rivestita di Cristo e ha
seminato la speranza della propria salvezza, ne mieta il frutto in non so quale
altra carne? Certo, è davvero favorita quell'altra carne, se potrà avere gratis
la vita! Se, poi, non si muterà anche l'anima, allora nemmeno l'anima avrà la
resurrezione: nemmeno l'anima, infatti, noi crederemo che sia risorta, se non ne
sarà risorta un'altra.
Ecco ora il cavillo della incredulità del volgo. Essi dicono: «se la stessa e
medesima sostanza viene ricostituita con la sua forma, i suoi lineamenti, la sua
qualità, allora verranno ricostituite anche le sue restanti caratteristiche:
così torneranno alla vita ciechi e zoppi e paralitici, a seconda di come uno è
uscito dalla vita con una sua certa caratteristica». E se anche fosse così? Fai
il superbo, quando si tratta di ricevere, in una condizione o in un'altra, una
così grande grazia da Dio? Forse che, attribuendo ora la salvezza solamente
all'anima, tu non la attribuisci a degli uomini dimezzati? Che cos'è il credere
nella resurrezione, se non il credere in una salvezza intera? Se, infatti, la
carne verrà ricostituita dalla condizione di dissoluzione, a maggior ragione
verrà ricostituita dalla condizione di tribolazione. Le cose maggiori
prescrivono la norma alle minori. Il troncamento o lo schiacciamento di
qualunque membro non significano forse la morte di quel membro? Se la morte
totale viene infranta dalla resurrezione, quanto più la morte parziale? Se noi
siamo mutati per la gloria, quanto più per l'incolumità? In un corpo, il difetto
è accidentale, l'integrità è sostanziale: noi nasciamo nell'integrità. Anche se
subiamo un difetto nel grembo della madre, è già un essere umano quello che lo
subisce: la specie viene prima del caso che tocca all'individuo. La vita, come è
data da Dio, così è data una seconda volta; nella medesima condizione in cui ci
troviamo quando la riceviamo, noi la otteniamo una seconda volta. Noi siamo
restituiti alla nostra natura, non al nostro danno fisico: torniamo alla vita
come nasciamo, non come siamo difettosi. Se Dio non ci resuscita integri, non
resuscita i morti. Quale morto, infatti, è integro, anche se muore integro?
Quale essere esanime è incolume? Quale corpo è intatto quando è ucciso, quando è
freddo, quando è pallido, quando è rigido, quando è cadavere? Quando è più
debole l'uomo, se non quando è debole tutto intero? Quando è più paralitico
l'uomo, se non quando è immobile? Così il risorgere quando si è morti non
significa altro che divenire integri, sì da evitare che tu sia ancora morto
sotto quell'aspetto da cui non sei risorto. Dio è in grado di rifare quello che
ha fatto. Questa sua potenza e questa sua generosità Dio le ha già promesse in
Cristo: anzi, si è mostrato non solo resuscitatore della carne, ma anche
ricostruttore di essa. Tanto è vero che anche l'apostolo dice: «E i morti
risorgeranno incorrotti». In che modo avviene questo, se non sono integri quelli
che prima erano corrotti, sia per difetto della loro salute sia per il tempo
trascorso nella sepoltura? Infatti, anche nel testo precedente, proponendo alla
nostra attenzione che bisogna che questo elemento corruttibile si rivesta
dell'incorruttibilità e questo elemento mortale dell'immortalità, non ha
ripetuto due volte il suo pensiero, ma ha affidato alla tua attenzione la
differenza che è presente in esso: l'immortalità, infatti, l'ha assegnata, nella
sua distinzione, alla separazione prodotta dalla morte, l'incorruttibilità alla
distruzione causata dalla corruzione; una cosa è stata adattata alla
resurrezione, l'altra alla ricostituzione della carne. Penso che anche
nell'epistola ai Tessalonicesi abbia promesso l'integrità di tutta intera la
sostanza umana. Pertanto, nemmeno per il futuro si dovrà temere per la
distruzione dei corpi: nessun danno potrà subire l'integrità del corpo, sia che
sia stata riottenuta sia che sia stata mantenuta, una volta che sia stato
restituito al corpo quello che esso aveva perduto. Prescrivendo, infatti, che la
carne dovrà affrontare le medesime passioni, qualora, come riteniamo noi, essa
debba risorgere uguale a prima, tu difendi sconsideratamente la natura in
polemica con il signore di essa, empiamente proclami il valore della legge in
polemica con quello della grazia, come se a Dio non fosse permesso mutare la
natura e conservarla violandone la legge. A che scopo, dunque, leggiamo: «Quello
che è impossibile presso gli uomini è possibile presso Dio » , e: «Le cose
stolte del mondo scelse Dio per confondere quelle sapienti»? Ti prego, se tu
avrai mutato la condizione del tuo servo col concedergli la libertà, la carne e
l'anima, che in passato erano sta te schiave delle sferzate e dei ceppi e dei
segni, dovranno subire le medesime pene di prima per il solo fatto che
resteranno le medesime? Non lo credo; anzi, lo schiavo viene onorato con il
nitore di una bianca veste e con l'onore di un anello d'oro e con il nome del
patrono e con il partecipare alla sua mensa e alla sua tribù. Permetti anche a
Dio questo potere, quello di riformare, non la natura, ma la condizione,
mediante l'efficacia di quel mutamento, in quanto alla natura vengono eliminate
le passioni e vengono donate delle difese''
. Pertanto la carne rimarrà anche dopo la resurrezione, passibile in quanto è la
carne stessa, in quanto è la medesima; e pur tuttavia non passibile, in quanto
liberata dal Signore proprio a questo scopo, perché non debba patire ancora.
'
Un argomento addotto
spesso a difesa della carne, argomento che durante la vita dello scrittore fu
più volte attuale: Terrulliano sapeva di rivolgersi a una comunità di
perseguitati. La contrapposizione tra la tortura e la dissolutezza, quasi
fossero i due poli estremi dell'etica tertullianea, compare anche alla fine del
trattato su L'unico matrimonio.
''
Cioè non più
passibile di quei difetti dai quali era macchiata durante la vita in questo
mondo, ma pur sempre passibile di sensazione, in quanto essa sarà la medesima
carne che era in terra (e quindi esposta alla punizione e alla ricompensa).