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Theodor Wiesengrund Adorno
(Francoforte sul Meno 1903 - Visp 1969)

Filosofo e sociologo tedesco tra i
maggiori esponenti della Scuola di Francoforte.
È autore di scritti di teoria
musicale, in particolare Filosofia della musica moderna (1949), in cui si fa
emergere attraverso l'analisi della forma estetica il significato sociologico
dell'opera d'arte, lungo un percorso che proseguirà con saggi su Wagner e
Mahler, Dissonanze (1956), Prismi (1955), Introduzione alla sociologia della
musica (1962).
Nel campo degli studi sociali, durante il periodo d'esilio negli
Stati Uniti per l'avvento del nazismo (19381950) condusse una serie di
importanti ricerche sugli aspetti più caratteristici della società moderna,
industriale e di massa nel capitalismo avanzato, di cui il caso americano
costituiva l'espressione più evidente e sviluppata.
Ne La personalità
autoritaria (una ricerca a più mani condotta, sotto la sua direzione,
dall'Istituto per la ricerca sociale) evidenziò la predisposizione al razzismo,
all'autoritarismo e al fascismo di questo tipo di società; in Dialettica
dell'illuminismo (scritta con Horckheimer e pubblicata nel 1947) ne denunciò
l'inumanità e lo stato di totale e irredimibile alienazione.
Servendosi del
concetto di illuminismo (equivalente di pensiero razionale in continuo progresso,
baconianamente orientato a raggiungere «da sempre l'obiettivo di togliere gli
uomini dalla paura e renderli padroni» della natura), quale paradigma
ermeneutico per rintracciare il senso della storia dell'Occidente, Adorno lo
individuò in quella dialettica per cui lo stesso concetto di una totale
razionalizzazione del mondo con fini di emancipazione si realizza
inevitabilmente nel suo opposto, un movimento di autodistruzione che porta al
dominio dell'uomo sull'uomo.
In un generale asservimento degli individui a un sistema sociale al quale tutti
«devono modellarsi anima e corpo, secondo le esigenze dell'apparato tecnico»,
ciascuno è chiuso nel suo ruolo alienante, in un processo di decadimento e
imbarbarimento in cui (come mostra il mito di Ulisse, vero prototipo dell'uomo
borghese, nell'episodio del suo incontro con le Sirene) si smarriscono libertà e
felicità.
Alla base del sistema si colloca la scienza, forma di razionalità
strumentale che fonda sulla matematizzazione la sua stretta solidarietà con la
tecnica, e il cui scopo non è la ricerca della verità, bensì dell'efficienza,
del successo, del controllo efficace.
In queste condizioni anche 'il pensiero
perde la sua essenza, la valenza autonoma e critica, per diventare a sua volta
alienato e produttore di un sapere straniante simile a quello del dittatore
sugli uomini «che conosce in quanto è in grado di manipolarli».
Questa linea di indagine viene proseguita in Minima moralia (1951), una raccolta
di aforismi in cui Adorno sottopone a critica la sfera dei rapporti umani
alienati nella vita quotidiana e in quella privata: nella più eterogenea gamma dei comportamenti e delle
situazioni egli rintraccia (in una fitta trama di acute osservazioni e fini
analisi) i segni di un "nuovo tipo umano" e della sua ideologia inconsapevole
come prodotto dell'età del capitalismo monopolistico, contrassegnata dalla "freddezza
borghese", dall'"atrofia di tutto ciò che è umano", dal "trattare gli uomini
come cose".
In questo pessimistico scenario, Adorno difende il ruolo della
cultura autentica: strumento che "denuncia la menzogna" nel momento in cui
risveglia la coscienza e la ragione, restituendo loro quello spessore critico
che consente di preavvertire la possibilità di un mondo diverso attraverso "le
fratture e le crepe" dell'ordine attuale.
Al ritorno in Germania dopo la guerra, Adorno si dedicò principalmente a
esplicitare l'apparato teorico sotteso alla sua opera critica. Come
risulta in Tre studi su Hegel (1963) e in Dialettica negativa (1966), egli
intende richiamarsi soprattutto alla dialettica hegeliana e alle sue categorie (totalità,
contraddizione, alterità) quali strumenti indispensabili per la comprensione del
reale: di essa accoglie però l'aspetto negativo, cioè antisistematico e aperto, in grado di svelare lo iato tra ragione e realtà, nel momento in cui mette in
evidenza le contraddizioni inconciliabili, l'aspetto irrazionale, non
unificabile e non giustificabile della seconda.
Ancora una volta, egli vede
nell'attività teoretica l'unica forma di coscienza utopico-critica capace di non
lasciarsi assimilare nello statu quo e di tenere viva, nella rinuncia al mito
della "totalità pacificata" e nella contrapposizione ai "sistemi dell'identico",
la speranza in una condizione alternativa all'esistente.
Di qui la sua polemica
con Heidegger (che riducendo l'ente all'essere ha avallato la subordinazione
dell'individuo al sistema sociale), con Husserl (che ha risolto idealisticamente
l'oggetto nel soggetto, dissolvendo il reale nel concetto), con Popper (che ha
posto lo scopo della scienza in quello adattivo e tutto interno al "mondo
amministrato", di risolvere problemi nella prospettiva di una "società aperta",
capace di autoriformarsi).

Dialettica dell'illuminismo
Scuola di Francoforte
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