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Senofane 565 a.C - 470a.c
Secondo le testimonianze di Platone (Sof., 242 d) e di Aristotele
l'indirizzo che fu proprio della scuola eleatica era stato iniziato da SENOFANE
di Colofone, che per primo affermò l'unità dell'essere. Queste testimonianze
sono state interpretate nel senso che Senofane abbia fondato la scuola eleatica;
ma questa interpretazione va molto al di là del significato di quelle
testimonianze ed è assai poco probabile. Senofane stesso ci dice (fr. 8, Diels),
in una poesia composta a 92 anni, che da 67
anni percorreva da un capo all'altro i paesi della Grecia; e questa vita errante
poco si concilia con una stabile dimora ad Elea, dove avrebbe fondato la scuola.
L'unica prova della sua permanenza ad Elea è un aneddoto raccontato da
Aristotele (Ret., 11, 26, 1400 b, 5): agli Eleati che gli domandavano se
dovevano offrire sacrifici e lacrime a Leucotea, egli avrebbe risposto: «Se la
credete una dea, non dovete piangerla; se non la credete tale, non dovete
offrirle sacrifici».
Si ha pure notizia di un lungo poema in esametri che Senofane avrebbe scritto
intorno alla fondazione della città; ma tutto ciò non prova la sua stabile
dimora e l'istituzione di una scuola ad Elea. Neppur certo è che abbia
esercitato la professione di rapsodo. Certo è che scrisse in esametri e compose
elegie e giambi (silloi) contro Omero ed Esiodo. Improbabile è infine che
Senofane abbia scritto un poema filosofico, del quale infatti non si ha notizia
precisa. I frammenti teologici e filosofici che si sogliono considerare come
rimasugli di tale poema possono benissimo far parte delle sue satire, al cui
contenuto si riferiscono.
Il punto di partenza di Senofane è una critica risoluta dell'antropomorfismo
religioso, qual è proprio delle credenze comuni dei Greci e quale si ritrova
anche in Omero ed Esiodo.
«Gli uomini, egli dice, credono che glidèi hanno avuto nascita e hanno voce e
corpo simile al loro» (fr. 14, Diels). Perciò gli Etiopi fanno i loro dèi camusi
e neri, i Traci dicono che hanno occhi azzurri e capelli rossi; e anche i buoi,
i cavalli e i leoni, se potessero, immaginerebbero i loro dèi a loro somiglianza
(fr. 16, 15). 1 poeti hanno incoraggiato questa credenza. Omero ed Esiodo hanno
attribuito agli dèi anche ciò che è oggetto di vergogna e di biasimo fra gli
uomini: furti, adulteri e reciproci inganni. In realtà, c'è una sola divinità
«che non somiglia agli uomini né per il corpo né per il pensiero» (fr. 23).
Quest'unica divinità si identifica con l'universo, è un dio-tutto, e ha
l'attributo dell'eternità: non nasce e non muore ed è sempre la stessa. Difatti
se nascesse, ciò significherebbe che prima non era; ma ciò che non è, neppure
può nascere né può far nascere nulla.
Senofane afferma in forma teologica l'unità e l'immutabilità dell'universo. Ma
questa unità gli sembra difficile a comprendersi e tale da poter essere intesa
solo dopo lunga ricerca. «Non fin dal principio gli dèi han tutto rivelato agli
uomini, ma solo cercando, essi con il tempo trovano il meglio» (fr. 18).
E il riconoscimento esplicito della filosofia come ricerca.
In Senofane si trovano anche spunti di ricerche fisiche: egli ritiene che ogni
cosa e anche l'uomo sia formato di terra ed acqua (fr. 29, 33); che dalla terra
vien tutto e tutto ritorna alla terra; ma questi elementi di un grossolano
materialismo poco si collegano con il suo principio fondamentale. Un aspetto
della sua opera di poeta è notevole; la sua critica della virtù agonistica dei
vincitori di giuochi, rhe era così in alto nella stima dei Greci, e la sua
affermazione della superiorità della saggezza. «Non è giusto anteporre alla
sapienza la sola forza corporea » egli dice (fr. 1). Qui alla virtù fondata
sulla robustezza fisica è contrapposta la virtù spirituale del saggio.
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