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Le scuole filosofiche
Fin dall'inizio la ricerca filosofica fu in Grecia una ricerca associata.
Una scuola non riuniva i suoi aderenti soltanto per le esigenze di un
insegnamento regolare: non è probabile che tale insegnamento ci sia stato nelle
scuole filosofiche della Grecia antica sino ad Aristotele. Gli scolari di una
scuola erano detti «compagni» (etairoi). Si riunivano a vivere una «vita comune»
e stabilivano tra loro non soltanto una solidarietà di pensiero ma di costume e
di vita, in uno scambio continuo di dubbi, di difficoltà e di ricerche. Il caso
della scuola pitagorica, che fu non solo una scuola filosofica ma anche
un'associazione religiosa e politica, è certamente isolato; e d'altronde questo
carattere del pitagorismo fu per esso più una debolezza che una forza. Ma tutte
le grandi personalità della filosofia greca sono i fondatori di una scuola che è
un centro di ricerche; l'opera delle personalità minori viene a sommarsi alla
dottrina fondamentale e contribuisce a formare il patrimonio comune della scuola.
Si è dubitato che formassero una scuola i filosofi di Mileto; ma per essi c'è la
testimonianza esplicita di Teofrasto che parla di Anassimandro come «concittadino
e compagno (etairos)» di Talete. Platone stesso ci parla degli eraclitiani (Teet.,
179 e) e degli anassagoriani (Crat., 409 h); e nel Sofista (242 d) il forestiero
eleate parla della sua scuola come ancora esistente ad Elea. L'Accademia
platonica ha poi avuto una storia di nove secoli.
Questo carattere della filosofia greca non è accidentale. La ricerca filosofica
non chiudeva, secondo i Greci, l'individuo in se stesso; esigeva anzi una
concordanza di sforzi, una comunicazione incessante tra gli uomini che ne
facevano lo scopo fondamentale della vita e determinava quindi una solidarietà
salda e effettiva tra coloro che vi si dedicavano.
Di qui deriva l'interesse costante dei filosofi greci per la politica cioè per
la vita associata. La tradizione ci ha conservata notizia di questo interesse
anche in riferimento a coloro della cui vita non ci dà che scarse notizie.
Talete, Anassimandro e Pitagora furono uomini politici. Di Parmenide si narra
che dette le leggi alla sua città e di Zenone che perì vittima del tentativo di
liberare i suoi concittadini da un tiranno. Empedocle restaurò la democrazia ad
Agrigento; Archita fu un capo di stato e Melisso un ammiraglio. L'interesse
politico esercitò poi, una funzione dominante nella speculazione di Platone.
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