|
Fonti della
filosofia greca
Le fonti della filosofia greca sono costituite: I. Dalle opere e dai frammenti
dei filosofi. Platone è il primo di cui ci siano rimaste le opere intere.
Abbiamo molte opere di Aristotele. Di tutti gli altri non ci sono rimasti che
frammenti più o meno estesi. lI. Dalle testimonianze degli scrittori posteriori.
Le opere fondamentali da cui si attingono tali testimonianze sono le seguenti:
a) Per ciò che riguarda la filosofia presocratica preziosi sono gli accenni
conservati nelle opere di Platone e di Aristotele. In particolare Aristotele ci
ha dato nel primo libro della Metafisica il primo saggio di storiografia
filosofica. Inoltre riferimenti ad altre dottrine sono molto frequenti in tutti
i suoi scritti.
b) I doxografi cioè gli scrittori appartenenti al tardo periodo della filosofia
greca che hanno riportato le opinioni dei vari filosofi. Il primo di tali
doxografi, che è anche la tonte di quasi tutti gli altri, è TEOFRASTO, autore
delle Opinioni fisiche di cui ci rimangono un capitolo ed altri frammenti nel
Commentario di Simplicio (VI sec. d. C.) alla Fisica di Aristotele.
Altre doxografie principali sono: i Placita philosophorum attribuiti a PLUTARCO
e le Ecloghe fisiche di Giovanni STOBEO (V sec. d. C.). Probabilmente (come
Diels ha dimostrato) entrambi attingevano da una fonte comune: i Placita di
AEZlO) i quali derivavano per via indiretta, cioè di seconda mano, dalle
Opinioni di TEOFRASTO.
Altro doxografo è Cicerone che nelle sue opere espone dottrine di numerosi
filosofi greci, tutte però conosciute di seconda e di terza mano.
Per la biografia dei filosofi la più importante doxografia è il primo libro
della Confutazione di tutte le eresie di IPPOLITO) (lll sec. d. C.) che era
dapprima falsamente attribuita ad Origene con il titolo Philosophoumena.
L'opera di DIOGENE LAERZIO (III sec. d. C), Vite e dottrine dei filosofi, in 10
libri, giuntaci intera, è d'importanza fondamentale per la storia del pensiero
greco. Essa è una storia delle singole scuole filosofiche, secondo il metodo
delle cosiddette Successioni (Diadochai) che era stato già praticato da Sozione
di Alessandria (II sec. a. C.) e da altri le cui opere sono andate perdute.
L'opera di Diogene Laerzio contiene due doxografie distinte: l'una biografica e
aneddotica, l'altra espositiva. La parte biografica è un insieme di aneddoti e
di notizie accumulate a caso; ma ciò nonostante contiene informazioni preziose.
Per ciò che riguarda la cronologia il fondatore di essa fu ERATOSTENE di Cirene
(III sec. a. C.); ma le sue Cronografie furono soppiantate dalla versione in
trimetri giambici che ne fece APOLLODORO di Atene (verso il 140 a. C.) con il
titolo di Chronica. Il tempo di ciascun filosofo è indicato con la sua acmé o
fioritura che si fa cadere verso i 40 anni; e le altre date sono calcolate in
riferimento a quest'ultima. Finalmente altre indicazioni si ricavano dalle opere
degli scrittori che hanno discusso criticamente le dottrine dei filosofi greci.
Così PLUTARCO nella sua polemica contro lo stoicismo e L'epicureismo ci dia
un'esposizione di tali dottrine. SESTO EMPIRICO poggia il suo scetticismo sulla
critica e l'esposizione dei sistemi dogmatici. E gli scrittori cristiani dei
primi secoli combattendo la filosofia pagana ci forniscono altre indicazioni in
virtù delle quali ci sono pervenuti frammenti e testimonianze preziose di opere
che sono andate perdute. Altre indicazioni si ricavano dai commentari di Proclo
e di Simplicio a Platone e ad Aristotele, dalle Notti Attiche di AULO GELLIO
(circa il 150 d. C.), da ATENEO (circa il 200 d. C.) e da ELIANO (circa il 200
d. C.).
|