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Anassagora
ANASSAGORA di Clazomene, nato nel 499-98 a. C. e morto nel 428-27, è presentato
dalla tradizione come uno scienziato assorto nelle sue speculazioni ed estraneo
ad ogni attività pratica.
Per potersi occupare delle sue ricerche, cedette ogni suo avere ai parenti.
Interrogato circa lo scopo della sua vita, rispose orgogliosamente di vivere
«per contemplare il sole, la luna e il cielo».
A chi gli rinfacciava che nulla gli importava della sua patria rispose: «Della
mia patria mi importa moltissimo»,
indicando con la mano il cielo (Diels, A 1). Egli introdusse per primo la
filosofia in Atene che era allora governata da Pericle, di cui fu amico e
maestro; ma liaccusato di empietà dai nemici di Pericle e costretto a ritornare
nella Ionia, fissò la sua dimora a Lampsaco. Ci restano alcuni frammenti del
primo libro della sua opera Sulla natura.
Anassagora affermò che lo scopo della sua vita era quello
di contemplare il sole, la luna e gli astri.
(Hevelius, 'Atlante stellare", costellazione dell'Unicorno, 1690)

Anche Anassagora accetta il principio di Parmenide della sostanziale
immutabilità dell'essere. «Rispetto al nascere e al perire, egli dice (fr. 17),
i Greci non hanno una giusta opinione. Nessuna cosa nasce e nessuna perisce, ma
ognuna si compone di cose già esistenti o si scompone in esse. E così dovrebbero
chiamare piuttosto riunirsi il nascere e separarsi il perire». Come Empedocle,
egli ammette che gli elementi sono qualitativamente distinti l'uno dall'altro;
ma a differenza di Empedocle, ritiene che tali elementi siano particelle
invisibili che chiama semi. Una considerazione fisiologica è a fondamento della
sua dottrina. Noi usiamo un nutrimento semplice e d'una sola specie, il pane e
l'acqua, e da questo nutrimento si formano il sangue, la carne, i peli, le ossa,
ecc. Bisogna dunque che nell'alimento ci siano le particelle generatrici di
tutte le parti del nostro corpo, particelle visibili solo alla mente. Anassagora
ha così sostituito come fondamento della fisica la considerazione biologica alla
considerazione cosmologica. Le particelle elementari, in quanto sono simili al
tutto che costituiscono, furono dette da Aristotele omeomerie.
La prima caratteristica dei seni od omeomerie è la loro infinita divisibilità;
la seconda caratteristica è la loro infinita aggregabilità. In altri termini,
non si può, secondo Anassagora, giungere con la divisione dei semi a elementi
indivisibili, come non si può giungere con l'aggregazione dei semi a un tutto
massimo, di cui non sia possibile il maggiore. Ecco il frammento famoso in cui
Anassagora esprime questo concetto: «Non c'è un grado minimo del piccolo ma c'è
sempre un grado minore, essendo impossibile che ciò che è, cessi di essere per
divisione.
Ma anche del grande c'è sempre un più grande. Ed il grande è uguale al piccolo
in composizione. Considerata in se stessa, ogni cosa è insieme piccola e grande».
Come si vede, quella infinita divisibilità che Zenone assumeva per negare la
realtà delle cose, viene assunta da Anassagora come la caratteristica stessa
della realtà. L'importanza matematica di questo concetto è evidente. Da un lato,
la nozione che si possa raggiungere sempre, per divisione, una quantità più
piccola di ogni quantità data, è il concetto fondamentale del calcolo
infinitesimale. Dall'altro lato, che ogni cosa possa essere detta grande o
piccola a seconda del processo di divisione o di composizione in cui viene
coinvolta, è un'affermazione che implica la relatività dei concetti di grande e
piccolo.
Poiché non si giunge mai a un elemento ultimo e indivisibile, non si giunge mai,
secondo Anassagora, neppure a un elemento semplice, cioè a un elemento
qualitativamente omogeneo che sia, per esempio, soltanto acqua o soltanto aria.
«In ogni cosa, egli dice, vi sono semi di ogni cosa» (fr. 11). La natura di una
cosa è determinata dai semi che prevalgono in essa: appare oro quella nella
quale prevalgono le particelle di oro, sebbene ci siano in essa particelle di
tutte le altre sostanze.
In origine i semi erano mescolati disordinatamente tra loro e costituivano una
moltitudine infinita sia nel senso della grandezza dell'insieme sia nel senso
della piccolezza d'ogni sua parte. Questa mescolanza caotica era immobile; a
introdurre in essa il movimento e l'ordine intervenne l'Intelletto (fr. 12). Per
Anassagora l'Intelletto è del tutto separato dalla materia costituita dai semi.
Esso è semplice, infinito e dotato di forza propria; e di questa forza si avvale
per operare la separazione degli elementi. Ma poiché i semi sono divisibili
all'infinito, la separazione di parti operata dall'Intelletto non elimina la
mescolanza: cosicché anche ora come in principio «tutte le cose sono insieme” (fr.
6). Ci si può chiedere, se è così, in che cosa consista l'ordine che
l'Intelletto dà all'universo. La risposta di Anassagora è che quest'ordine
consiste nella relativa prevalenza, che le cose del mondo presentano, di una
certa specie di semi: per esempio, l'acqua è tale perché contiene una prevalenza
di semi di acqua, sebbene contenga anche semi di tutte le altre cose. Per questa
prevalenza, che è l'effetto dell'azione ordinatrice dell'Intelletto, si
determina anche la separazione e l'opposizione delle qualità: per esempio, del
raro e del denso, del freddo e del caldo, dello scuro e del luminoso, dell'umido
e del secco (fr. 12, Diels).
Mentre Empedocle aveva spiegato la conoscenza con il principio della simiglianza,
Anassagora la spiega per mezzo dei contrari. Noi sentiamo il freddo con il caldo,
il dolce con l'amaro ed ogni qualità con la qualità opposta. Poiché ogni
dissidio porta dolore, ogni sensazione è dolorosa e il dolore diventa sensibile
con la lunga durata o con l'eccesso della sensazione (Diels, A 92).
La costituzione stessa delle cose introduce un limite nella nostri conoscenza;
non possiamo percepire la molteplicità dei semi che costituiscono ciascuna di
esse: perciò Anassagora dice che «la debolezza dei nostri sensi ci impedisce di
raggiungere la verità» (fr. 21). Ma aggiunge: «ciò che appare è una visione
dell'invisibile» (fr. 21 a); e difatti i sensi ci mostrano i semi che
predominano nella cosa che ci sta dinanzi e ci fanno intendere la sua interna
costituzione.
L'importanza di Anassagora sta nell'aver egli affermato un principio
intelligente come causa dell'ordine del mondo. Platone (Fed., 97 b) lo loda per
questo ed Aristotele per lo stesso motivo dice di lui: «Chi disse: "C'è un
Intelletto anche nella natura, così come negli esseri viventi, causa della
bellezza e dell'ordine dell'universo", fece la figura di un uomo assennato e i
predecessori, al confronto, parvero gente che parla a caso» (Met., 1, 3, 984 b).
Ma Platone confessa la sua delusione nel constatare che Anassagora non si serve
dell'intelletto per spiegare l'ordine delle cose e ricorre agli elementi
naturali, e Aristotele analogamente dice (lb ., I, 4, 985 a, 18) che Anassagora
fa uso dell'intelletto come di un deus ex machina tutte le volte che si trova
nell'imbarazzo a spiegare qualcosa per mezzo delle cause naturali, mentre negli
altri casi a tutto ricorre, fuorché all'Intelletto. Platone e Aristotele hanno
così giustamente indicato l'importanza e i limiti della concezione di Anassagora.
Pur rimanendo attaccato al metodo naturalistico della filosofia ionica,
Anassagora ha innovato radicalmente la concezione del mondo propria di quella
filosofia, ammettendo un'intelligenza divina separata dal mondo e causa
dell'ordine di esso.
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