FILOSOFIA GRECA
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LA RAPPRESENTAZIONE POETICA
OMERO ED ESIODO


Una serie di considerazioni cosmologiche e di concetti morali, che saranno oggetto della prima speculazione filosofica, si trovano già rispecchiati nei più antichi poemi greci.
Già nei « poemi omerici »,(1)
 

(1) L'Iliade e l'Odissea, che la tradizione antica attribuisce al poeta Omero, non rappresentano un unico stadio di civiltà, Da un punto di vista storico-etnologico, fra singole parti dell'uno
e dell'altro poema si possono rilevare notevoli contraddizioni per quanto riguarda ad esempio l'uso del bronzo e del ferro, la pratica del matrimonio per compera e per dote, il trattamento dei vinti, ecc. Sebbene in qualche pagina dell'Odissea traspaiano a volte concezioni ed usi più arcaici di quelli testimoniati nell'Iliade, si può dire che in complesso essa rappresenti una società più evoluta per condizioni politiche ed economiche di quella che vediamo impegnata all'assedio di Troia: mutano nei due poemi gli ideali di vita — militari nel primo, civili nel secondo — e la stessa concezione morale, soggetta ad un più rigido fatalismo nell'Iliade, si apre nell'Odissea ad una prima intuizione del libero arbitrio. Basandosi su questi elementi, già nel periodo alessandrino un gruppo di filologi — i cosiddetti chorízontes —separarono dall'Odissea, attribuendo ad
Omero solo il primo poema, e gli stessi studiosi che ad essi si opposero -- fra cui Aristarco e l'autore del trattato Del sublime -- attribuirono l'Iliade alla maturità di Omero, e 'Odissea alla sua vecchiaia, ammettendo una differenza sostanziale fra i due poemi. Secoli dopo la questione fu ripresa con ben maggiore consapevolezza critico-storica da Friedrich August Wolf che, nei suoi famosi Prolegomena ad Homerum (1795), sostenne che il poeta greco non sarebbe mai esistito e che i poemi omerici sarebbero il risultato della giustapposizione di canti anonimi, compiuta da una commissione di letterati all'epoca di Pisistrato. Se non è qui la sede per trattare più diffusamente la serie di ipotesi che vennero ideate per spiegare la composizione dei poemi omerici, non si può dimenticare almeno che mezzo secolo prima di Wolf il filosofo italiano Giambattista Vico aveva sviluppato la teoria che Omero rappresenterebbe la personificazione del genio poetico dell'Ellade primitiva, e che i poemi a lui attribuiti sarebbero il frutto di più generazioni e più poeti rimasti
anonimi. Queste e simili teorie furono particolarmente bene accolte dal romanticismo tedesco con il suo mito della poesia « popolare » e, se oggi si tende a ritornare a concezioni neounitarie, rimane incontestata l'importanza del contributo che allo sviluppo della filologia e della critica letteraria hanno dato e danno gli ancora vivacissimi dibattiti sulla « questione omerica ».
 

 si ha una ricerca di unità nel politeismo antropomorfico della religione olimpica attraverso la costituzione di una gerarchia divina con a capo Zeus. Un elemento di giustizia (si pensi al finale dell'Odissea) prevale, anche se nelle circostanze particolari gli dei, e lo stesso Fato che ne limita il potere, sembrano agire ciecamente e secondo il proprio capriccio. La civiltà descritta è quella aristocratica e monarchica, e si ritrovano rispecchiati i suoi ideali di vita nella ricerca della gloria, nel senso dell'onore, nella forza fisica (Achille) e nella assennatezza di consiglio (Odisseo). Ideali morali assai maturi si esprimono nell'amore-dedizione di Achille per Patroclo, nella sua umanità di fronte a Priamo che richiede il cadavere di Ettore, nella scelta di Odisseo per la patria e la famiglia di fronte all'offerta della vita immortale fattagli dalla ninfa, nella posizione della donna dove alla bellezza si accompagnano pudicizia e avvedutezza nel governo degli affari domestici (Nausicaa e Penelope).
In Esiodo sia il problema cosmologico sia quello morale sono ulteriormente approfonditi. Aristotele stesso attribuisce al poeta il merito di essersi posto per primo il problema del principio di tutte le cose, pur risolvendolo in senso mitico, con l'attribuire questo principio al caos.
(2)

(2) Fra le più antiche cosmogonie poetiche si ricordi pure quella di Ferecide di Siro, nato nei primi anni del vi secolo a.C., il quale pone all'inizio del cosmo Zeus (il cielo), Cronos (il tempo) e
Ctonos (la terra).

Nella sua Teogonia, accanto a Zeus, ha rilevante importanza la personificazione della giustizia, Dike, ed è giustificato come limitazione degli eccessi degli uomini il disordine delle vicende umane, rette apparentemente dalla fortuna. L'infrazione della legge divina (la Dike) appare ad Esiodo come una violenza (hybris), che dovrà essere espiata con una pena. Questo concetto sarà ripreso nell'opera poetica successiva (Archiloco, Nlimnermo, Teognide), e per il tragico Eschilo la pena dovrà essere pagata anche dalla discendenza (Orestiade).

Nelle Opere e i giorni (Erga kai hemerai) Esiodo si fa interprete di una società nuova, essenzialmente agricola, con il nuovo ideale morale di vita operosa, che dà ragione della nostra esistenza e ci procura ricchezza.
Una forma più individualistica di riflessione morale si esprime nelle sentenze attribuite ai sette savi. Benché non tutta la tradizione concordi sui loro nomi,(3)

(3) Assai maggiore di sette è il numero delle personalità di età diverse che gli autori antichi annoverano tra i sette savi. Oltre ai nomi sicuri di Solone, Talete, Pittaco e Biante possiamo ricordare quelli di Chilone, Misone, Cleobulo, Periandro, Anacarsi, Epimenide, Aristodemo e anche Pitagora, Ferecide, Acusilao, Pisistrato, Anassagora, Lino, Orfeo ed Epicarmo.

è particolarmente significativo che tutti gli autori antichi pongano fra di loro Talete, il primo dei filosofi, e Solone, a cui risale la prima moderna costituzione ateniese. Alcuni dei motti dei sette savi, come « Conosci te stesso » e « Nulla troppo », superando la saggezza popolare da cui erano nati, divennero oggetto di pensiero filosofico e poetico, ed acquistarono, incisi nei templi, un profondo valore religioso.