FILOSOFIA GRECA
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Platone



Il problema della cronologia degli scritti

L'altro aspetto fondamentale del problema degli scritti platonici è quello concernente il loro ordine cronologico. Questo problema è essenziale per la comprensione del platonismo. Platone per motivi che sono inerenti alla sua filosofia non volle mai scrivere, neppure nell'età più avanzata, una esposizione completa del suo sistema.
I suoi dialoghi non sono che fasi o tappe diverse, punti di arrivo provvisori, e quindi piuttosto punti di partenza, di una ricerca la quale ritiene di non potersi fermare a nessun risultato. L'ordine cronologico dei suoi scritti è l'ordine stesso di questa ricerca: è l'ordine nel quale egli pervenne ai successivi approfondimenti della sua filosofia. Non si può dunque intendere lo sviluppo di questa filosofia senza rendersi conto dell'ordine cronologico degli scritti. Purtroppo però le notizie sicure mancano completamente su questo punto. Abbiamo una sola indicazione indubitabile e ci è data da Aristotele (Pol., 1264 e, 26): le Leggi sono posteriori alla Repubblica. Da altra fonte sappiamo che le Leggi furono lasciate «sulla cera» e che furono copiate dopo la morte di Platone.
Bisogna dunque ricorrere ad altri criteri. Il primo di essi è il confronto dei dialoghi l'uno con l'altro. Da esso risulta che la Repubblica è prima del Timeo, che ne ricapitola l'argomento; il Politico si presenta come continuazione del Sofista e questo a sua volta come continuazione del Teeteto. Allusioni meno chiare, ma abbastanza trasparenti, consentono di vedere che il Menone è anteriore al Fedone ed entrambi questi due dialoghi anteriori alla Repubblica. Il Teeteto ed il Sofista accennano poi ad un incontro tra Socrate giovane ed il vecchio Parmenide, che è forse quello narrato nel Parmenide.
Il secondo criterio per l'ordinamento cronologico è quello dello stile. Tra la Repubblica e le Leggi, cioè tra i due dialoghi di cui conosciamo con certezza l'ordine di composizione, ci sono notevoli differenze di stile che sono state minutamente studiate. Si tratta di particelle congiuntive, di formule di affermazione o negazione, dell'uso dei superlativi, di giri di frase e di parole che ricorrono nelle Leggi e non si trovano invece nella Repubblica. Queste particolarità stilistiche, dette stilemi, contraddistinguono l'ultima fase dell'opera di Platone scrittore. È' evidente che gli altri dialoghi nei quali ricorrono devono appartenere allo stesso periodo; ed alcuni critici sono giunti a stabilire un ordine dei dialoghi a seconda della frequenza di tali stilemi, assegnando al periodo più tardo della vita di Platone i dialoghi in cui essi ricorrono più frequenti ed ai periodi via via anteriori i dialoghi in cui sono meno frequenti.
Per quanto un ordine rigoroso così fondato sia fittizio, perché altri motivi hanno potuto influire sullo stile dello scrittore, tuttavia questo criterio ha condotto indubbiamente a delineare un gruppo di dialoghi che per la somiglianza del loro stile con quello delle Leggi va assegnato all'ultimo periodo dell'attività di Platone. Tali sono il Parmenide, il Teeteto, il Sofista, il Politico, il Timeo e il Filebo. Circa l'ordine di composizione di questi dialoghi non si può certamente fondarsi, per stabilirlo, sulla sola stilometria, ma occorre servirsi anche degli altri criteri.
Un terzo criterio può essere ricavato dalla forma narrativa o drammatica dei dialoghi. In alcuni di essi, il dialogo è direttamente introdotto; in altri invece è narrato, sicché la sua esposizione è inframmezzata dalle frasi: «Socrate disse», «l'altro rispose», «ne convenne», ecc. Ma nel prologo del Teeteto ( 143 c), Euclide, che narra il dialogo, avverte che ha soppresso queste frasi per maggior speditezza, esponendo il dialogo direttamente come esso si svolse tra Socrate e i suoi interlocutori. Ci si può quindi aspettare di non trovare il metodo della narrazione nei dialoghi che seguono il Teeteto; e così infatti accade per tutti i dialoghi dell'ultimo periodo, tranne che per il Parmenide, il quale è perciò probabilmente anteriore al Teeteto. Dall'altro lato i dialoghi più altamente drammatici, come il Protagora, il Convito, il Fedone, la Repubblica sono tutti narrati, mentre un gruppo di dialoghi che hanno struttura più semplice e minor valore artistico sono in forma diretta.
Si può supporre che Platone abbia adoperato la forma diretta in un primo tempo, abbia poi fatto ricorso alla forma narrativa per dare al dialogo il maggior risalto drammatico, e sia infine ritornato per motivi di comodità e di speditezza di stile alla forma diretta. Ma l'ordinamento che risulta da questo criterio, se vale per decidere l'appartenenza di un dialogo a questo o quel periodo dell'attività di Platone, non è sufficiente a stabilire l'ordine dei dialoghi stessi nell'ambito dei singoli periodi.
Ai risultati che possono essere conseguiti dall'uso combinato di questi tre criteri vanno aggiunti quelli che scaturiscono dalla considerazione, di importanza capitale, che i primi dialoghi devono essere quelli nei quali la dottrina delle idee non ancora compare e che si mantengono quindi strettamente fedeli alla lettera del socratismo. Infine è molto difficile immaginare che Platone abbia cominciato l'esaltazione della figura di Socrate essendo ancora in vita il maestro: tutta la sua attività letteraria dev'essere dunque posteriore al 399. Su questi fondamenti appare probabile il seguente ordinamento cronologico dei dialoghi; nel quale però se l'attribuzione di un dialogo a un determinato periodo è abbastanza sicura, l'ordine di successione dei dialoghi in ciascun periodo è problematico e soggetto a cauzione:

periodo: scritti giovanili o socratici: Apologia, Critone, Ione, Lachete, Liside , Carmide, Eutifrone;
periodo, di trapasso: Eutidemo, Ippia minore, Cratilo, Ippia maggiore, Menèsseno, Gorgia, Repubblica 1, Protagora, Menone;
periodo: scritti della maturità: Fedone, Convito, Repubblica 1l-X, Fedro;
periodo: scritti della vecchiaia: Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi.

Si può ritenere con una certa verisimiglianza che gli scritti del 3° periodo siano posteriori al primo viaggio in Sicilia, dal quale Platone ritornò prima del 387; che gli scritti del 4° periodo siano posteriori al secondo viaggio in Sicilia (366-65) ed alcuni come il Crizia e le Leggi posteriori anche al terzo (361-60). Le Lettere VII e VIII si rivelano, per il loro contenuto, posteriori alla morte di Dione, e quindi al 353.