FILOSOFIA GRECA
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Platone

Il problema dell'autenticità degli scritti


La tradizione ci ha conservati di Platone un'Apologia di Socrate, 34 dialoghi e 13 lettere. Il grammatico Trasillo, che visse al tempo dell'imperatore Tiberio, adottò e diffuse (da un accenno di Terenzio Varrone pare che fosse già noto) l'ordinamento di queste opere in 9 tetralogie nelle quali l'Apologia e le Lettere tengono il posto di due dialoghi. Ecco le tetralogie di Trasillo: I' Eutifrone, Apologia, Critone, Fedone; 2' Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico; 3' Parmenide, Filebo, Convito, Fedro; 4" Alcibiade I, Alcibiade II, Ipparco, Amanti; 5" Teagete, Carmide, Lachete, Liside; 6" Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone; 7' Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menèsseno; 8" Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia; 9" Minosse, Leggi, Epinomide, Lettere.
Alcuni altri dialoghi ed una raccolta di Definizioni rimasero fuori dalle tetralogie di Trasillo perché già riconosciuti spuri dall'antichità. Ma anche tra le opere comprese nelle tetralogie ve ne sono indubbiamente di spurie; e l'individuarle e il dimostrarle tali è un aspetto essenziale del problema platonico. Già gli scrittori dell'antichità si sono provati a risolvere questo problema; e dall'antichità ad oggi pochissimi sono stati i dialoghi sui quali non è caduto il sospetto. Specialmente la critica tedesca dell'800 si è spinta molto oltre sulla via della
«atetesi» (come si usa chiamare la negazione dell'autenticità di un'opera) fino a limitare a nove il numero dei dialoghi autentici. Una salutare reazione a questa tendenza, che finiva con l'attribuire a compilatori anonimi opere che sono manifestazioni altissime di pensiero e di arte, si è affermata nella critica moderna, la quale pronuncia l'atetesi solo per le opere il cui carattere spurio risulta evidente da elementi materiali o formali.

I criteri per giudicare dell'autenticità delle opere platoniche sono i seguenti:

1° La tradizione. Che gli scrittori antichi abbiano ritenuto autentico uno scritto è sempre una presunzione fortissima in favore dello scritto, a meno che non ci siano elementi positivi in contrario. Questo criterio però da solo non è decisivo.
2° Le testimonianze antiche, dovute agli scrittori che hanno commentato o criticato le opere di Platone. Particolare valore probativo hanno le citazioni di Aristotele, assunte da qualche storico moderno (per esempio da Zeller) a valore di prova. Ma neppure questo criterio è decisivo perché qualche dialogo indubbiamente platonico, per esempio, il Protagora, non è citato da Aristotele. Inoltre tali testimonianze obbediscono talvolta a criteri di scuola, come è il caso di Proclo il quale dichiarò spuri la Repubblica, le Leggi e le Lettere.
3° Il contenuto dottrinale. Questo criterio è molto dubbio: poiché conosciamo la dottrina di Platone dalle sue opere, giudicare dell'autenticità delle opere sulla base della dottrina è un circolo vizioso. Può essere però decisivo quando si trovano negli scritti platonici elementi di dottrina che appartengono a scuole posteriori. Tale è il caso dell' Alcibiade II ( 139 c) dove è detto che tutti quelli che non raggiungono la saggezza sono pazzi: che è dottrina propria degli Stoici. Prova di inautenticità può essere anche una contraddizione grossolana: come nel caso del Teagete (128 d) nel quale si afferma che il segno demoniaco è sempre negativo, per dire a distanza di una pagina (129 e) che esso spinge positivamente alcuni ad accompagnarsi con Socrate.
4° Il valore artistico. Platone è un artista grandissimo ed ogni suo dialogo è opera non solo di pensiero, usa anche di poesia. Ma naturalmente non si può pretendere che tutti i dialoghi siano allo stesso livello artistico. Questo criterio vale solo nel caso che si riscontri una deficienza gravissima: come nel Teagete e negli Amanti.
5° La forma linguistica. L'uso di particolari espressioni, parole, ecc. può fornire qualche indizio sull'autenticità o meno dei dialoghi: per esempio, nell'Alcibiade II ci sono particolarità di linguaggio che sembrano appartenere un'epoca più tarda di quella in cui sono stati composti i dialoghi platonici.
Tutti questi criteri offrono una certa sicurezza solo se sono controllati l'uno con l'altro e se si confermano a vicenda. Dalla loro applicazione risulta che si possono con sicurezza chiamare spuri i seguenti dialoghi: Alcibiade lpparco, Amanti, Teagete, Minosse. Dubbi possono sussistere sull'Alcibiade I, l' Ippia maggiore, l'Ione, il Clitofonte e l'Epinomide; ma tali dubbi non escludono che alcuni di essi possano essere utilizzati come fonti della dottrina platonica, con la quale non contrastano in nulla. L'autenticità del Menèsseno, che è un elogio funebre dei morti in guerra (epitafio, un genere molto in uso nella retorica del tempo), pare che non possa escludersi per la testimonianza esplicita di Aristotele (Ret., 1415 b, 30); ma il sarcasmo della presentazione, le incongruenze, gli anacronismi sono tali da costringere a considerarlo come la semplice parodia di un genere letterario in voga.
Quanto alle Lettere, dopo averle quasi all'unanimità espunte dal corpus platonico, la critica moderna si avvia a ricostituire la stessa unanimità nell'accettarle come genuine. Ed esse infatti, tranne la prima, sono documenti importantissimi per la vita e il pensiero di Platone. La Lettera VII poi va posta accanto ai dialoghi fondamentali, per l'interpretazione del platonismo.



PLATONE - I DIALOGHI