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ARTE


In Platone il concetto rappresenta l’insieme delle regole che devono essere seguite per compiere nel modo migliore una qualsiasi attività; l’arte è genericamente tekné; arte è la poesia, la dialettica, la politica, la guerra, la medicina, la pesca, ecc. Seguendo questa concezione anche la scienza diventa arte: il conoscere è arte giudicativa e l’agire determinato dalla conoscenza è arte imperativa. L’arte non è espressione dell’esperienza estetica: il bello è espressione della presenza dell’idea nella natura, l’arte è solo imitazione della natura, di una copia dell’idea; per questo deve essere condannata, allontanando l’uomo dalla visione dell’idea.

Aristotele distingue l’arte dalla scienza; divide il sapere in scienze teoretiche, pratiche e poietiche, l’arte riguarda solo quest’ultimo campo: ciò che viene prodotto dall’attività dell’uomo appartiene all’arte, ciò che classifichiamo come scienza (la matematica, la logica, la fisica ecc.) non può essere definito arte. Dell’arte come esperienza estetica Aristotele tratta nella Poetica, di cui ci è rimasta solo la parte che tratta della tragedia. Anche secondo Aristotele l’arte è imitazione e la tragedia è l’espressione più elevata di arte; essa "mediante casi di pietà o di terrore produce la purificazione delle passioni". La funzione dell’arte è dunque positiva, rappresentando la realtà umana "come potrebbe essere" e non come effettivamente è, educa alla conoscenza. A partire dal I secolo d.C. si afferma il concetto di "arti liberali", le arti dell’uomo libero, in contrapposizione alle "arti manuali", che contraddistinguono le classi inferiori per le quali il lavoro è necessità. Nove sono le arti liberali che Varrone elenca: grammatica, retorica, logica, aritmetica, geometria, astronomia, musica, architettura, medicina. Nel V secolo Marziano Capella riduce a sette le "arti liberali" eliminando dall’elenco di Varrone l’architettura e la medicina perché non riguardano lo spirito; il nuovo modello di Capella, diviso nella arti del trivio (grammatica, dialettica, retorica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica) diventa l’asse degli studi per tutto il medioevo.

Oggi il termine arte ha rimasto il significato di "regole e procedure per svolgere un compito nel modo migliore" soprattutto nel linguaggio burocratico. Comunemente indica i prodotti delle arti figurative, della letteratura, del teatro, del cinema e fa riferimento alle teorie estetiche che riflettono i diversi concetti di "bello" e di "gusto"


Le moderne concezioni estetiche hanno la loro origine nella Critica del giudizio. Kant intende l’arte non come imitazione ma come attività creativa. Il bello è per Kant l’oggetto di un piacere libero da ogni interesse, un piacere universale che non ha la sua fonte nel concetto, manifesta una finalità senza suscitare la rappresentazione di uno scopo, viene riconosciuto come oggetto di un piacere necessario. Esso è suscitato dallo "stato d’animo del libero gioco della fantasia e dell’intelletto" che nasce "dall’accordo della libertà dell’immaginazione con la legalità dell’intelletto".

Dall’elaborazione kantiana si sviluppa la concezione romantica dell’arte come creatività e conoscenza.


Per Schelling l’arte è il vero "organo della filosofia" in quanto in essa sono tutt’uno l’attività inconscia e quella cosciente dell’intelletto e proprio per questa ragione è assolutamente libera. La creatività del Genio rappresenta la prosecuzione dell’attività creatrice dell’Assoluto.

Anche in Hegel l’arte è attività creativa e conoscitiva a un tempo e perciò manifestazione dello spirito assoluto; si differenzia dalla religione e dalla filosofia solo per il modo, maggiormente legato alla sensibilità, di rappresentare l’assoluto. La filosofia quindi rappresenta anche il superamento dell’arte, che è destinata alla morte.

Schopenhauer riprende la concezione platonica del bello come rivelatore dell’idea che si nasconde nel reale e l’arte diventa strumento di contemplazione ideale attraverso il quale l’uomo può cominciare a liberarsi della volontà di vivere sottraendo la propria rappresentazione ai vincoli della causalità che caratterizzano il principio di ragione.

Grande importanza, per certi sviluppi contemporanei, ha anche l’estetica positivista per la quale l’opera d’arte deve rappresentare la realtà così come essa è, nella sua crudezza, nella sua violenza; la ricerca artistica è un mezzo che si deve avvalere dei risultati delle scienze per rappresentare, capire la realtà e l’uomo che in essa agisce. L’arte non è solo un momento di conoscenza, è anche strumento di denuncia, in alcuni casi, Zola ad esempio, utile a modificare la società.

La stessa valutazione va fatta per la concezione nietzschiana dell’arte che ripropone il carattere pratico dell’esperienza estetica. L’arte è lo strumento di liberazione dell’uomo perché "è un’esaltazione del sentimento della vita e uno stimolante della vita"; l’arte, in quanto espressione del sentimento, è assolutamente libera e perciò superiore alla ragione che lentamente uccide la vitalità dell’uomo e perciò espressione dell’ebbrezza dionisiaca.


Nel Novecento la riflessione sui problerni estetici ha una rilevanza enorme, anche perché è questo il secolo della "società di massa", della società in cui l’istruzione si è diffusa capillarmente e in cui il prodotto artistico ha dato origine a una vera e propria industria culturale. L’Europa, che fino alla prima guerra mondiale era stata il vero teatro della politica internazionale, diventa una regione del mondo in contatto con le altre; la cultura europea si confronta con le altre culture e mette in discussione il valore dei suoi risultati; ne deriva la perdita di una precisa identità culturale e la coscienza di una profonda crisi. Il confronto interculturale e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione rendono sempre più complesso il dibattito sul ruolo dell’artista e sui fini dell’arte; emergono posizioni contrastanti: alcuni vedono la ragion d’essere dell’arte nell’impegno politico-sociale, altri nel completo disinteresse per questi problemi, altri ancora cercano nell’intimità della propria coscienza il senso dell’esistenza.

Va ricordato prima di tutto il pensiero di Benedetto Croce che ha, soprattutto in Italia, condizionato largamente la critica estetica almeno fino a tutti gli anni 50. Per Croce l’arte è intuizione che si fa espressione, è cioè un atto conoscitivo non concettuale che si fonda sul sentimento espresso in una sua forma originale. L’arte è fondamentalmente linguaggio: estetica e linguistica, sotto questo profilo diventano un’unica cosa e, di conseguenza, sono arbitrarie tutte le classificazioni dei generi artistici. Ogni opera d’arte, in quanto espressione di un sentimento, deriva dalla fantasia e non dalla volontà, volontaria è solo l’estrinsecazione dell’espressione, mai l’espressione in sé e ogni linguaggio è solo una tecnica che l’artista usa per esprimere la propria intuizione. In questo senso l’arte è per Croce una manifestazione necessaria della vita umana che si sviluppa autonomamente attraverso categorie proprie.

Anche per John Dewey il momento estetico può essere scoperto in ogni esperienza e essere proposto come oggetto "percepibile come bene immediato" che è fine a se stesso; l’arte infatti è un’attività che nasce direttamente dall’esperienza umana, la danza ad esempio è la rappresentazione artistica dell’armonia dei movimenti del corpo nella quale questa armonia è diventata fine a se stessa e momento di fruizione autonoma.

La concezione dell’arte come momento di impegno politico-sociale è caratteristica delle filosofie marxiste.

Giorgy Lukács sostiene che un’arte che esprima veramente la realtà rappresentandone le dinamiche sociali favorisce il progresso e la rivoluzione contribuendo alla formazione della coscienza di classe.

Ernst Bloch sostiene che l’arte è espressione fantastica del fine che guida la storia verso l’emancipazione dell’uomo.

All’arte come impegno critico Jean Paul Sartre dedica un saggio importante, Che cos’è la letteratura (1947); in questo scritto analizza la responsabilità che lo scrivere comporta, "noi non vogliamo aver vergogna di scrivere e non abbiamo voglia di scrivere senza dir niente"; l’artista ha la responsabilità delle parole e delle verità che esse contengono, il fine dell’arte è perciò essenzialmente critico e per questo ha bisogno di una precisa scelta di campo; l’arte non può mai essere neutrale; senza una precisa scelta politica l’artista è condannato al silenzio, nel senso che quello che scrive non può essere inteso.

Una posizione molto simile ha avuto in Italia Elio Vittorini, che nella polemica con Togliatti sul senso dell’impegno dell’artista e dell’intellettuale scrive: "il diritto di parlare non deriva agli uomini dal fatto di "possedere la verità". Deriva piuttosto dal fatto che "si cerca la verità". E guai se non fosse così soltanto! Guai se si volesse legarlo a una sicurezza di "possesso della verità" ! Lo si legherebbe alla presunzione del possedere la verità e non parlerebbero che i predicatori, i retori, gli arcadi, tutti coloro che non cercano".

Il rapporto arte-politica non è patrimonio esclusivo di che cerca la liberazione del proletariato; anche chi ha fatto la scelta dell’adesione al fascismo, ha creduto nella necessità della guerra, nell’opportunità dell’antisemitismo e nel mito della razza ha cercato di usare l’arte come strumento di lotta politica, si pensi ai futuristi italiani, a Papini, Prezzolini, allo stesso D’Annunzio e, nel dopoguerra a Céline, Pound, Benn che aderiscono al nazismo.

Una concezione fondamentalmente intimistica dell’arte è quella di Martin Heidegger; l’esperienza estetica è espressione dell’essere-per-la-morte e la poesia riesce a esprimere adeguatamente il bisogno dell’uomo di rientrare nell’Essere, perché la poesia non ha il dovere di informare o argomentare, è pura espressione del sentimento.

Importanti, soprattutto in quest’ultimo scorcio di secolo, sono quelle teorie estetiche che pretendono di analizzare scientificamente l’opera d’arte; in questo caso l’estetica sfocia facilmente nella psicologia dell’arte, nella sociologia dell’arte e nella linguistica. Va inoltre rilevato che lo sviluppo di queste discipline ha influito sia sui contenuti che sulle forme dell’espressione artistica e è alla base del grande movimento di ricerca estetica che ha prodotto i tanti -ismi che hanno caratterizzato questo secolo dagli anni trenta ad oggi.