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LIBERTA’ E NECESSITA’ DAI GRECI AD OGGI
L’OTTOCENTO
Nell’Ottocento non attecchiscono né la soluzione dualistica kantiana né quella
idealistica, in nessuna delle sue varianti, giacchè si assiste all’imperare
incontrastato del determinismo - fatta qualche eccezione nata peraltro
soprattutto per reazione -, all’insegna di una legge regolante il comportamento
tanto degli uomini quanto delle società. Per i Positivisti, tale legge è al
contempo della società e della storia; per l’evoluzionismo è invece legge
biologica, per l’utilitarismo si tratta di legge psicologica, per il
materialismo è invece legge dettata dalla natura o (nel caso di Marx e di Engels)
dalla dialettica. In ogni caso, a prevalere è l’elemento nomologico, cosicchè
queste filosofie, pur diversissime fra loro, hanno tutte un carattere fortemente
descrittivo, limitandosi a descrivere la realtà più che a prescrivere come
comportarsi e come agire in essa. Nell’ambito del positivismo, Comte ritiene che
la storia e le società siano regolate dalla cosiddetta "legge dei tre stati" -
valida e per la società e per l’individuo -, secondo cui dapprima gli individui
e le società passano attraverso uno stadio teologico (spiegano ogni cosa come
effetto dell’intervento di un ente soprannaturale), successivamente attraverso
uno stadio metafisico (il principio di spiegazione è rinvenuto nella natura
stessa, ma non più come forza soprannaturale, bensì come forza metafisica che
interviene nella natura: è il caso della vis dormitiva per spiegare il sonno),
infine giungono allo stadio positivo (capiscono che i fatti debbono essere
spiegati ricorrendo alle leggi), per cui tutto è riducibile a leggi costanti.
Qualcosa di analogo avviene per gli evoluzionisti, senonchè per essi la legge
non è storica ma biologica, data o dal progressivo adattamento degli organi
all’ambiente (Lamarck) o dalle mutazioni spontanee a livello individuale
(Darwin). Simile è anche la concezione di quei materialisti che Marx definisce
sprezzantemente "volgari", i quali finiscono addirittura per parlare del
pensiero come secrezione del cervello, così come la bile è secrezione del fegato.
Questo determinismo assoluto, azzerante la libertà umana, è rifiutato da Marx e
da Engels, ad avviso dei quali il materialismo è presente, più che nella natura,
nella dialettica storica: essi sono infatti convinti che vi sia una struttura
economica tale da determinare qualsiasi altra manifestazione sovrastrutturale (politica,
storica, morale, ecc). Per gli utilitaristi, infine, i quali si riallacciano
direttamente a Hume, la volontà è determinata da associazioni mentali che
seguono una catena causale necessaria e tale causalità mentale ha la stessa
necessità di quella fisica della natura. Sicchè è lecito affermare che
l’Ottocento è il secolo del determinismo, anche se tal determinismo, in realtà,
non riesce mai ad essere coerente fino in fondo, giacchè pressochè tutte le
correnti deterministiche hanno anche esigenze normative e prescrittive: così il
positivismo invita l’intellettuale ad adoperarsi per accelerare la legge (e
Comte stesso parla a più riprese di "modificabilità della legge"), i
materialisti cercano crepe nel determinismo per rinvenire margini di libertà, il
marxismo invita gli operai ad imbracciare i fucili e ad abbattere il regime
capitalistico da cui sono schiavizzati. Ora, tutto ciò presuppone, di fatto, che
l’uomo sia almeno in parte libero e non del tutto determinato: tutte queste
correnti di pensiero, allora, finiscono con l’introdurre spazi di
indeterminatezza, quasi come se il determinismo si erodesse dal proprio interno.
Così, le leggi dei Positivisti sono a tal punto complicate quando son riferite
all’intelletto umano da finire per sfuggire al rigido determinismo, e in questi
interstizi di indeterminatezza può inserirsi liberamente l’uomo. Lo stesso
problema del rapporto fra struttura e sovrastruttura - problema che sta al cuore
del marxismo - resterà sempre aperto e mai efficacemente risolto da nessun
marxista: alcuni (in primis Gramsci) faran leva sulla sovrastruttura, altri (soprattutto
Althusser) sulla struttura, quasi come se tra le due intercorresse (e già Engels
lo notava) un rapporto biunivoco per cui gli intellettuali possono modificare
col loro pensiero le strutture. A sostegno di questo margine di libertà
riconosciuto dai marxisti all’agire umano merita di esser ricordato come Marx,
di fronte all’alternativa tra il rigido e "cieco" determinismo di Democrito e
quello di Epicuro, più tenue e da cui si intravedeva a sprazzi la libertà umana,
non avesse avuto alcuna esitazione a optare per il secondo.
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