Fenomeno
Fatti e fenomeni Precisazioni
linguistiche
Dalla fenomenologia alla trattazione scientifica
La descrizione dei fenomeni -Verso la
spiegazione
Significato
Il significato della parola
‘fenomeno’, etimologicamente derivante dal greco
‘phainomenon’, può essere identificato in ‘ciò
che si manifesta o appare’.
Da tale significato generale, nel linguaggio
comune come registrato in un dizionario,
derivano alcuni usi di tale termine:
«1. tutto ciò che può essere osservato e
studiato attraverso una conoscenza diretta: f.
acustico, ottico, atmosferico |F. storico,
sociale, fatto o insieme di fatti considerati
come manifestazione delle leggi che regolano la
storia e la vita sociale.
2. Fatto che si distingue per caratteristiche
particolari, il f. del turismo di massa.
3. ( fam) Persona o cosa straordinaria […]»
(Zingarelli 1993, p. 684).
Possiamo dire che le prime tre accezioni (cioè,
quelle che rientrano nei punti 1. e 2.) fanno
riferimento principalmente al mondo esterno
all’osservatore, in cui si manifestano o
appaiono cose indipendentemente dalla presenza
dell’osservatore.
L’ultima accezione, invece, pone in primo piano
in qualche modo il soggetto osservante che può
stabilire in cosa consista la ‘straordinarieta’
di cose o di persone.
Questa distinzione tra un significato che fa
riferimento a una oggettivita e un significato
parzialmente soggettivo si riscontra poi
nell’uso filosofico del termine (Enciclopedia
Garzanti di filosofia […] 1993). Cosi abbiamo
una visione oggettivabile in Aristotele, per il
quale ‘fenomeno’ e tutto cio che si manifesta
direttamente ai sensi, in particolare i dati
dell’osservazione empirica (per esempio, i
fenomeni astronomici), mentre in Kant
‘fenomeno’, contrapposto alla cosa in sè o
noumeno, e il dato immediato del conoscere
sensibile. Per il filosofo tedesco, il contenuto
fenomenico è accidentale e contingente ma la
forma del fenomeno, universale e necessaria, può
dar luogo a un sapere relativo all’esperienza.
L’aspetto soggettivo viene ripreso in Hegel e,
soprattutto, nella fenomenologia di Husserl.
Potremmo dire che l’uso della parola in un
discorso scientifico costituisce un ponte tra
l’uso comune e l’uso filosofico. Infatti, a
parte le discussioni sui fondamenti della fisica
quantistica, nella scienza l’impatto del
soggetto osservante su ‘ciò che si manifesta’
nel mondo e generalmente considerato scarsamente
influente sui fatti naturali di un mondo
esterno, che si assume come esistente come
‘realta in se’. Ovviamente, sui fatti umani e
sociali l’influenza e via via crescente, in
massimo luogo nei fenomeni psicologici.
Fatti e fenomeni
L’uso scientifico della parola ‘fenomeno’ si collega all’uso comune quando si fa riferimento ad avvenimenti ed eventi, a ciò che succede intorno a noi, nel tempo e nello spazio e che noi siamo in grado di osservare. Fenomeni quindi in contrapposizione a cose e a oggetti che pure si trovano nel mondo intorno a noi e che mantengono, nel tempo, un’identita (in accordo sostanzialmente con Kant). ‘Ciò che succede’implica qualche tipo di cambiamento nel tempo. Una parola spesse volte usata come sinonimo della parola ‘fenomeno’e ‘fatto’. Può essere utile, tuttavia, distinguerle limitando l’uso della parola ‘fatto’ a un evento singolo e lasciando al termine ‘fenomeno’ l’indicazione di un insieme di fatti in qualche modo correlati. Cosi sono ‘fatti’: un oggetto che cade in verticale, una pioggia estiva, un pezzo di ghiaccio che si scioglie al sole, un episodio febbrile, una nascita, un crollo in borsa, una guerra ecc. Il cadere, tuttavia, non e proprieta esclusiva di quel particolare oggetto che vediamo andare verso il basso: vi e tutta una classe di oggetti che cade verso il basso in un particolare ambiente. Parliamo cosi del ‘fenomeno della caduta’cui si può contrapporre il ‘fenomeno della non caduta’, ovvero del galleggiamento, proprio di un’altra classe di oggetti. Possiamo anche correlare i due fenomeni in quanto una sottoclasse degli oggetti che cadono in aria non cadono in acqua. Questo ci porta a considerare un fenomeno più ampio, quello del movimento-equilibrio in direzione verticale. Gli oggetti, tuttavia, possono muoversi anche in direzioni diverse dalla verticale. Il fenomeno del movimento dei corpi solidi riunisce cosi, in un’unica classe, tutti i fatti connessi con il muoversi degli oggetti. Ma anche i liquidi e i gas possono muoversi. Possiamo, quindi, considerare una classe ancora più ampia di fatti da indicare come ‘fenomeni di movimento’. In modo analogo, il ‘fenomeno della pioggia’ include in un’unica classe tutti i fatti piovosi che accadono nel corso dell’anno, a varie latitudini e longitudini, di varia intensita. Ancora in modo analogo, il ‘fenomeno della fusione’ include tutti i passaggi di una sostanza dallo stato solido allo stato liquido, mentre il fenomeno dei ‘cambiamenti di stato’ pone in una stessa classe fusione e solidificazione, evaporazione ed ebollizione, sublimazione e condensazione. Possiamo continuare in modo analogo con esempi riguardanti campi diversi dalla fisica. Per esempio, i fenomeni storici di conflittualita includono le guerre, i duelli, le invasioni; mentre i fenomeni economici comprendono i crolli e i rialzi in borsa, le operazioni di mercato, i salari e le pensioni. In alcuni casi, la correlazione fra fatti per definire un fenomeno e semplice, come nel caso della caduta, e può essere fatta a livello puramente osservativo. In altri casi, la correlazione può richiedere il passaggio dall’osservazione all’esperimento. In particolare, l’attribuzione di aggettivi quali ‘fisico’, ‘chimico’, ‘biologico’, ‘economico’, ‘storico’ implica il riconoscimento di un contesto comune o di caratteristiche comuni e, a volte, la conoscenza previa di una descrizione scientifica.
La
distinzione fra ‘fenomeni fisici’ e ‘fenomeni
chimici’.
Ambedue le classi di eventi hanno a che fare con
i cambiamenti negli oggetti ma si parla di
‘fenomeni fisici’ quando tali cambiamenti
riguardano la forma, l’apparenza o la posizione
degli oggetti, e di ‘fenomeni chimici’ quando i
cambiamenti riguardano la sostanza di cui gli
oggetti sono fatti. Almeno questo e quanto viene
detto agli studenti nei libri di testo delle
scuole secondarie. Ma dove collocare fenomeni
quali la fissione e la fusione nucleare ?
Precisazioni linguistiche
Gli scienziati credono
nell’esistenza di un mondo esterno nel senso che
si comportano come se tale mondo esistesse.
Lasciano, cioè, da parte eventuali dubbi di tipo
filosofico e considerano ‘fatti o fenomeni della
natura’come ciò che è accessibile alla
percezione sensoriale ed è eventualmente
misurato da strumenti. Tali fatti e fenomeni
sono affidabili quando sono condivisi da
osservatori indipendenti. Con l’avanzamento
tecnologico della ricerca, i fatti e i fenomeni
divengono sempre più lontani dalle percezioni
sensoriali e sempre più guidati dalla teoria,
rimanendo comunque convalidabili dagli
esperimenti. Sotto la definizione di un ‘fatto o
fenomeno scientifico’ vi è il cosiddetto
principio di uniformita della natura che
asserisce un qualche grado di ripetibilità dei
fatti e, quindi, degli esperimenti. La
ripetibilità è molto alta per i fenomeni fisici
e chimici mentre presenta forti caratteristiche
di variazione quando si passa ai fenomeni
biologici, geologici e umani. Cosi, un fisico
richiede che la caduta di un grave segua la
stessa legge oraria oggi come nel passato o nel
futuro e in vari posti della superficie
terrestre. Un geologo, viceversa, deve tenere
conto dei diversi elementi contestuali dei
movimenti sismici terrestri.
I fatti possono essere
organizzati in fenomeni con comportamenti
parzialmente comuni. Quando tali comportamenti
sono espressi in una relazione, questa relazione
prende il nome di ‘legge’. Una legge può essere
espressa in forma matematica, ciò che, in
qualche modo, le conferisce una qualche
idealità, in quanto non tiene conto di fatti
sperimentali accidentali. Pertanto, uno
scienziato deve conoscere i criteri di
applicabilita delle leggi ai vari casi della
natura. Cosi, in fisica la legge di Ohm, DV=iR,
che stabilisce la proporzionalita diretta fra la
differenza di potenziale applicata a un
conduttore e l’intensita di corrente, è
correttamente applicabile solo a particolari
tipi di conduttori, per basse differenze di
potenziale, in situazioni di temperatura
costante ecc. Una legge può essere stabilita
empiricamente attraverso le misure delle
grandezze o può essere dedotta da idee
speculative generali o da teorie e,
successivamente, verificata sperimentalmente.
Come i fatti possono essere raggruppati in
fenomeni, cosi alcune leggi possono essere
unificate in schemi esplicativi che prendono il
nome di ‘teorie’. Tale unificazione parte da
ipotesi formulate sulla base dei dati
sperimentali o è modellata con ragionamenti
analogici, ma deve tenere conto di procedimenti
logici per evitare contraddizioni interne e
assumere un potere predittivo. Sono esempi di
teorie la meccanica newtoniana in fisica e la
teoria dell’evoluzione in biologia. Vediamo in
maggior dettaglio le relazioni tra fatti,
fenomeni, leggi e teorie.
Dalla fenomenologia alla trattazione scientifica
‘Fenomenologia’ intesa come un
insieme di fenomeni osservabili correlati solo
in base al contesto nel quale è possibile
osservarli.
Il mondo ‘reale’ della vita quotidiana e
caratterizzato dall’esistenza di oggetti e dal
verificarsi di processi, di cambiamenti, di
fatti, di fenomeni le cui caratteristiche di
realtà sono definite in base a un accordo
intersoggettivo tra esseri umani. In tale
fenomenologia, gli esseri umani sono capaci di
discernere, in mezzo alla grande varieta di cose
e di accadimenti, l’esistenza di sistematicita o
di comportamenti regolari e quindi prevedibili.
Per esempio, da millenni il Sole sorge al
mattino e tramonta la sera, i fiumi scorrono da
monte a valle, i semi delle piante generano
nuove piante, al lampo segue il tuono, un pezzo
di legno galleggia mentre un sasso affonda,
animali ed esseri umani nascono, crescono e
muoiono ecc. Tali regolarità sono sempre, più o
meno, approssimative: l’intervallo fra alba e
tramonto varia entro limiti piuttosto ampi
(sebbene un’attenta osservazione possa mostrare
una regolarita, connessa con le stagioni, anche
in tali variazioni). A volte un’eccezionale alta
marea può far rifluire il fiume da valle a
monte, non tutti i semi riescono a germinare, si
possono udire tuoni senza lampi e vedere lampi
senza tuoni ecc. La realtà di tali fenomeni è,
in qualche modo, assicurata dalla condivisione
del loro accadere con altri esseri umani.
Vi sono anche fatti e fenomeni su cui tale
accordo non esiste, pur se una cerchia ristretta
di persone ne testimonia l’accadimento:
rientrano in tale categoria, per esempio, i
fenomeni paranormali, l’osservazione degli UFO
(Unidentified Flying Objects), alcune credenze
nell’efficacia di pratiche di cura non
canoniche. I fatti e i fenomeni intersoggettivi
per qualsiasi essere umano formano anche le basi
dei fenomeni che ricadono in ambito scientifico.
Per i restanti fenomeni e bene sospendere il
giudizio in attesa di spiegare la loro apparente
non riproducibilità.
Nella scienza i fenomeni osservati costituiscono
l’explanandum – ciò che deve essere spiegato
attraverso teorie scientifiche che nè forniscono
l’explanans – i criteri di spiegazione. I
fenomeni possono essere descritti in forma
parzialmente unificata da leggi empiriche
elaborate, stabilendo relazioni tra le grandezze
che caratterizzano i fenomeni in esame. Le
teorie scientifiche definiscono, per porlo in
relazione col mondo reale, un mondo ideale che
può essere usato come modello per trovare modi
di descrivere e di spiegare i fenomeni del mondo
reale.
La
descrizione dei fenomeni
Generalmente, nella vita comune, la descrizione
dei fenomeni quotidiani si limita a individuarne
le caratteristiche più evidenti. Ne sono esempi
le affermazioni tipo: «tutti gli oggetti in
movimento prima o poi si fermano», «tutti gli
esseri viventi nascono, crescono e muoiono».
Queste affermazioni possono a buon diritto
essere anche definite come ‘leggi’ anche se
vengono espresse in una forma verbale
qualitativa. La loro capacita di previsione,
tuttavia, non è molto elevata: non permettono,
infatti, di prevedere in quanto tempo un oggetto
si fermera o quanto dura, in media, la vita di
un essere vivente. Per acquisire una più ampia
capacità di previsione, è necessario definire
meglio il fenomeno indicando le grandezze che nè
caratterizzano l’evoluzione e che possono essere
misurate. Per i fenomeni di movimento
l’individuazione delle grandezze (variabili),
che li caratterizzano, è facile: le coordinate
spaziali della posizione dell’oggetto e il
tempo. E' anche banale constatare che sarà
importante poter conoscere la rapidita del
cambiamento di posizione, la velocita quindi, ed
eventualmente la variazione della velocita,
l’accelerazione. E' ovvio, per chi sa anche solo
un po’ di matematica, che l’andamento della
posizione in funzione del tempo, sia in
espressione algebrica sia in forma grafica,
riassume tutte le informazioni sul singolo fatto
o sul singolo fenomeno. Nell’esaminare i
possibili andamenti nel caso del movimento e
possibile identificare due casi estremi
interessanti: i fenomeni ciclici, in cui si
ripete ciclicamente lo stesso percorso, e i
fenomeni non ciclici, in cui la situazione di
equilibrio viene raggiunta senza alcuna
oscillazione. Tali andamenti sono riscontrati in
molti fenomeni della fisica (e anche al di fuori
della fisica), per la cui descrizione sono
necessarie variabili diverse dalla posizione
(Vicentini, Wanderlingh 1997). Il problema
centrale nella descrizione scientifica di un
fenomeno risiede quindi nella definizione delle
variabili. Lo stesso problema si ha per il
fenomeno della nascita, crescita e morte degli
esseri viventi. In questo caso, una possibile
variabile descrittiva e la durata della vita e
l’andamento descrittivo richiede l’uso di
procedimenti statistici. Un esercizio
interessante, seppure semiserio, per una
riflessione su come descrivere un fenomeno, si
può trovare nell’analisi svolta da Carlo M.
Cipolla sul fenomeno della stupidità umana, in
cui la definizione di ‘stupidità’ viene data
considerando il rapporto (espresso in forma
grafica) tra il guadagno (perdita) che un essere
umano ricava dalle sue azioni e il guadagno
(perdita) che da tali azioni deriva per un altro
essere umano (Cipolla 1988).
Verso la
spiegazione
La descrizione di un fenomeno, fornendo
informazioni sulle sue modalità di
manifestazione, permette di formulare qualche
tipo di previsione su fenomeni a esso simili o
analoghi. Una più ampia capacita di previsione,
si ha se più fenomeni possono essere inquadrati
in uno stesso schema teorico; tale schema
teorico affronta il problema del ‘perchè’ il
fenomeno abbia luogo e del ‘perchè’ si manifesti
nel modo descritto empiricamente. Un ‘perchè’,
anche nel linguaggio comune, suggerisce l’idea
di causa e pertanto che sia necessario, per
trovare una risposta, ipotizzare l’esistenza di
altre variabili (appunto le cause) diverse da
quelle osservate o misurate: dobbiamo entrare
nel mondo ideale dell’explanans, le teorie, in
cui ipotizzare opportune relazioni di causa ed
effetto.
Cosi, per il movimento si ipotizzera la causa
‘forza’ e se ne stabilira la relazione di
proporzionalita diretta con l’accelerazione. Per
i fenomeni di nascita, crescita e morte è stata
ipotizzata nel passato la presenza di una ‘forza
vitale’, ipotesi ora abbandonata. Spesso,
infatti, i concetti propri del mondo ideale
delle teorie possono essere abbandonati quando
non sono in grado di spiegare adeguatamente i
fenomeni. D’altra parte, gli schemi teorici
possono permettere di prevedere fenomeni ancora
non osservati, la cui esistenza può essere
provata tramite esperimenti. In questo caso, la
teoria acquista una maggior valenza esplicativa
proprio in base all’accordo col mondo dei
fenomeni.
‘i fenomeni mantengono validita se la loro descrizione e sufficientemente accurata, le teorie debbono essere abbandonate o revisionate quando non rendono conto dei fenomeni’.
Bibliografia
CIPOLLA Carlo M., Allegro ma non troppo,
Bologna, il Mulino, 1988.
Enciclopedia Garzanti di filosofia e logica, linguistica, epistemologia, pedagogia, psicologia, psicoanalisi, sociologia, antropologia culturale, religioni, teologia, nuova ed. ampliata e aggiornata,
Milano, Garzanti, 1993.
VICENTINI Matilde, WANDERLINGH Franco,
Cinematica generalizzata, «La fisica nella scuo-la», 1997, 30, pp. 60-97.
ZINGARELLI Nicola, Lo Zingarelli 1994.
Vocabolario della lingua italiana, a cura di Miro
Dogliotti e Luigi Rosiello, Bologna, Zanichelli,