Henry
Poincaré
Biografia
Nato nel 1854 a Nancy,
compie i primi studi nella sua città natale; in seguito, partecipa ai
concorsi per l'ammissione a l'École Polytechnique ed a l'École normale
superieure, (li vince entrambi ma sceglierà la prima delle due grandi
scuole) e nel 1879, a venticinque anni, è dottore in matematica, iniziando
lo stesso anno a insegnare all'Università di Cannes. Da questo momento la
carriera universitaria è lineare e dura per tutta la vita. Sono trentuno
anni di impegno accademico ininterrotto, segnati sostanzialmente da due
importanti passaggi. Il 1886 è l'anno in cui Poincaré passa
dall'insegnamento di Analisi matematica a quello di Fisica matematica e
Calcolo delle probabilità. Un decennio, in questa cattedra, che dura fino
al '96. E dal '96 inizierà a insegnare Astronomia matematica e Meccanica
celeste. Sono i due importanti momenti di passaggio della sua carriera
universitaria. C'è senza dubbio uno spostamento di interessi. Non a caso
la biografia intellettuale di Poincaré è divisa in questi tre ambiti:
analisi matematica, quindi matematica pura, fisica matematica e studi
sulla meccanica celeste e rapporto fra meccanica celeste e fisica
contemporanea. E lo stesso Poincaré, quando pensò alla sua biografia
scientifica, divise la sua opera in questi tre grandi settori. Una
divisione che è anche segno del mutamento dei suoi interessi, mutamento
che, bisogna sottolineare, è spesso casuale, dovuto a incontri, ad eventi
significativi della sua vita, che hanno modificato la sua formazione e i
suoi studi. Comunque, in tutte e tre questi settori, i contributi di
Poincaré sono della massima importanza. Probabilmente nessuno scienziato
oggi potrebbe ripercorrere l'intera quantità di studi e settori di ricerca
di Poincaré: la varietà delle sue ricerche è tale da stupire uno
scienziato contemporaneo. Le sue memorie scientifiche sono quasi
cinquecento e le Oeuvres scientifiche, che raccolgono l'insieme della sua
produzione scientifica consistono di undici volumi - dieci dei quali
interamente legati alla sua opera - di diecimila pagine. Dunque non è
possibile sintetizzare la sua produzione in breve. Bisogna dire che il suo
atteggiamento è un atteggiamento matematico, il suo stile è uno stile
matematico e questo rimane fermo in tutta la sua produzione. E fin
dall'inizio delle sue ricerche - la sua tesi di dottorato è del 1879 - i
problemi sono i problemi di un matematico che assume al centro l'analisi
matematica e che assume come centrale la tendenza alla generalizzazione
matematica. La sua ricerca, che sarà poi quella che gli darà maggior
successo come matematico, consisterà, appunto, nel risolvere ed integrare
alcune equazioni differenziali e portare ad alcune soluzioni alcune
funzioni - le funzioni "automorfe" - ricerca, questa, che è già
interessante per la sua filosofia, perché Poincaré in questo caso utilizza
una geometria non euclidea per la soluzione di un problema di analisi
matematica
Nelle sue ricerche matematiche fa
uso di soluzioni basate sulle geometrie non euclidee. Di che tipo di
geometrie si tratta?
Si tratta
di geometrie che non accettano il quinto postulato di Euclide, quello
sulle rette parallele e che utilizzano quindi degli spazi curvi, o
ellittici o iperbolici. La prima delle geometrie non euclidee fu quella di
Lobacevskij ed è una geometria iperbolica e fu quella utilizzata da
Poincaré per la soluzione di un problema di analisi matematica. Questo
collegamento fra geometria ed analisi rappresenta un po' anche il segno
della sua riflessione epistemologica e lo porta ad entrare in contatto con
la scuola matematica europea. In questo gioca la casualità dei rapporti:
entrò in relazione con alcuni matematici tedeschi, in particolare con
Felix Klein, che in questo periodo stava sviluppando un programma di
riduzione della geometria all'analisi algebrica, cioè di rigorizzazione di
alcuni problemi di analisi matematica. Poincaré utilizza con Klein la
teoria dei "gruppi di trasformazioni", cioè sostiene che, a partire dalle
operazioni di un certo gruppo, si possono costruire delle geometrie che
studiano le proprietà invarianti delle figure rispetto al gruppo di
trasformazioni scelto. Con questo meccanismo di studi analitici, Poincaré
sviluppa una serie di scoperte in campo matematico; ma la cosa
interessante è che in questo modo Poincaré esce dal carattere un po'
chiuso della scuola matematica francese ed entra in contatto con Klein, ma
anche con altri matematici di grande rilievo, come Abel, il fondatore
della teoria dei "gruppi di trasformazioni", ed entra in contatto anche
con il dibattito sulle geometrie non euclidee e sui fondamenti delle
matematiche. Dalla matematica agli studi di fisica matematica il passo è
breve. C'è un passaggio quasi necessario dalla matematica alla fisica
matematica ed in questo campo Poincaré ha fornito vari
contributi.Ricordare i suoi studi di meccanica dei fluidi, che hanno un
particolare interesse per la definizione della soluzione matematica della
rotazione della terra, cioè per fornire un calcolo sul problema della
terra come fluido rotante. Si tratta di un vecchio problema, sollevato già
da Newton, che Poincaré contribuisce a risolvere. Ma il problema più
importante di fisica matematica, che Poincaré pone, è il cosiddetto
problema dei "tre corpi". quello che gli permette di ottenere il premio
del re Oscar II di Svezia nel 1889 (non esisteva ancora il premio Nobel).
Si trattava, in altri termini, di fornire delle soluzioni matematiche al
problema astro-fisico della stabilità del sistema solare dove si danno tre
o più corpi che interagiscono con perturbazioni gravitazionali che
modificano le traiettorie teoriche dei corpi considerati. In altri
termini, le traiettorie effettive dei corpi celesti del sistema solare non
corrispondono alle tre traiettorie teoriche, perché si danno delle
perturbazioni gravitazionali. Ora, quali sono le soluzioni matematiche che
possono permettere di includere queste perturbazioni all'interno delle
traiettorie? Il problema è addirittura un problema di origine teologica,
che nasce con Newton e con Leibniz. Alexandre Koyré ha ricordato che
Newton sosteneva l'idea del cosiddetto "Dio dei giorni feriali" ovvero di
un Dio che interviene correggendo le perturbazioni via via che esse si
producono. Leibniz invece sosteneva il cosiddetto "Dio dello Shabbaz",
cioè il Dio che interviene all'inizio e che predispone la correttezza del
sistema astronomico. Naturalmente Poincaré fornisce soluzioni matematiche,
non teologiche e le sue soluzioni, che sono tre, - una periodica, che
quindi considera la possibilità del ritorno dei corpi alle stesse
posizioni alle stesse velocità relative, una asintoticamente periodica,
che considera la possibilità di un avvicinamento sempre più costante al
caso periodico ed un'altra, doppiamente asintotica, che considera le
traiettorie prossime a quelle periodiche, soltanto per casi di futuro
molto lontano e di passato, anch'esso molto lontano - sono state
considerate da uno dei membri della commissione giudicante, Karl
Weierstrass, come una pubblicazione destinata ad aprire un'era nuova nella
storia della meccanica celeste.
Si sosteneva
che Poincaré avesse negato l'irreversibilità della freccia del tempo. In
che cosa consisteva la tesi di Boltzmann relativa all'irreversibilità
della freccia temporale e che cosa significa "freccia temporale"?
Sostanzialmente questa tesi si basa sul secondo principio della
termodinamica e sulla irreversibilità dei processi entropici nell'universo
e afferma quindi la non utilizzabilità delle leggi della meccanica per i
processi di un sistema fisico chiuso, di un sistema energetico. In termini
più semplici, "irreversibilità della freccia temporale" significa il fatto
che per una parte della fisica il tempo va soltanto in una direzione, cioè
non si può tornare indietro nel tempo, fatto che a noi appare ovvio, ma
che per un fisico non è. "Entropia" significa la degradazione dell'energia
ed un sistema entropico tende alla degradazione dell'energia. Il teorema
di Poincaré, con la sua periodicità, poteva essere utilizzato per negare
l'affermazione dell'irreversibilità della freccia temporale. Poincaré
interviene e sostiene che il suo teorema vale soltanto sul piano
matematico e non mette in dubbio il secondo principio della termodinamica.
Naturalmente, nel campo della fisica matematica, sono ancora altri gli
approcci significativi di Poincaré. In particolare si può pensare
all'elettromagnetismo. La diffusione dell'elettromagnetismo in Europa è
dovuta in gran parte a Poincaré e l'uso della teoria dell'elettrone, del
fisico danese Lorentz, viene potenziata matematicamente dallo stesso
Poincaré. Questo porrà una serie di problemi di tipo strettamente fisico,
che porteranno comunque Poincaré ad elaborare il cosiddetto "postulato di
relatività". In altri termini, Poincaré sostiene che le leggi della fisica
rimangono identiche in qualsiasi sistema di riferimento inerziale e che
quindi è impossibile misurare movimenti assoluti. Questa affermazione
viene considerata da una legge generale della natura, cioè un'evidenza
sperimentale. Si può dire che Poincaré arrivi al postulato di relatività
parallelamente ad Albert Einstein, naturalmente in un quadro diverso,
perché Poincaré sostiene il postulato di relatività come evidenza
sperimentale e non come teoria della relatività. In altri termini,
Einstein muterà il quadro di riferimento della fisica classica, mentre
Poincaré si mantiene all'interno di quel quadro di riferimento, accetta i
principi della meccanica newtoniana e li modifica soltanto in parte.
Naturalmente la morte, sopraggiunta a Parigi nel 1912, impedisce a
Poincaré di conoscere gli esiti della teoria relativistica, anche se, nel
1905, contemporaneamente alla sua opera Sur la dynamique de l'électron,
vengono pubblicati i primi articoli di Einstein sulla teoria della
relatività ristretta. Tuttavia, Poincaré non seguirà, appunto, il percorso
einsteiniano. Ma il ruolo di Poincaré nella fisica contemporanea è
importante per quanto riguarda la meccanica quantistica. Egli partecipa,
verso la fine della sua vita, nel 1911, al primo Congresso "Solvay". Si
trattava di uno dei primi Congressi, ce ne saranno poi tanti, che mettono
insieme i maggiori fisici del tempo su problemi cruciali, come era quello
della teoria dell'irraggiamento e della soluzione del problema offerta da
Max Planck attraverso l'introduzione del cosiddetto "quantum" di energia,
della discontinuità del processo di irraggiamento. La discussione è
particolarmente accesa in questo congresso e Poincaré sostiene l'ipotesi
di Planck, anche con un teorema matematico. Non ha, il suo teorema, una
rilevanza significativa negli sviluppi della meccanica quantistica, ma ha
una rilevanza storica, in quanto permette di accettare la meccanica
quantistica anche ai fisici non tedeschi. C'era un problema di
comunicazione e di diffusione e Poincaré, ben noto a suo tempo, avallando
la meccanica quantistica, la rende accettabile anche ai fisici tedeschi.
Sarà il suo ultimo grande impegno scientifico. Nel '12 morirà per i
postumi di un'operazione alla prostata.
L'influenza
dell'attività scientifica di Poincaré sulle sue idee epistemologiche e
filosofiche.
Malgrado
Poincaré rimanga uno scienziato militante fino al 1912 (l'ultimo articolo
viene pubblicato nel marzo del '12), affronta problemi epistemologici già
dal 1887 e la sua produzione epistemologica è legata alla sua produzione
scientifica. I problemi sono quindi, sostanzialmente, problemi di
riflessione sulla geometria, sul rapporto fra geometria euclidea e
geometrie non euclidee, sulla matematica e sui fondamenti della matematica
e sulle teorie scientifiche, più in generale. Si può dire, che siano
questi tre gli ambiti di riflessione di Poincaré. Dunque, si può parlare
di una filosofia scientifica, anche se non la si trova in maniera
organizzata, ma in saggi ed articoli sparsi raccolti successivamente nelle
quattro opere epistemologiche di Poincaré: La scienza (1902), Il valore
della scienza (1905), che è senz'altro l'opera più famosa, Scienza e
metodo (1908) e, infine, l'ultima opera, pubblicata postuma, Ultimi
pensieri (1913). In queste quattro opere è racchiusa un po' tutta la sua
produzione epistemologica e filosofica, che si snoda attraverso un
percorso che lo porta dalla filosofia della geometria ad occuparsi di
alcune questioni di fondamenti della matematica e anche di epistemologia
della scienza in senso più lato. I suoi primi interessi sono interessi di
epistemologia della geometria, il suo primo articolo è infatti del 1887 e
si intitola "Sulle ipotesi fondamentali della geometria". Cosa sostiene in
sintesi Poincaré? Che le geometrie sono lo studio di movimenti che
mantengono inalterati certi rapporti, che i postulati delle geometrie sono
semplici ipotesi e che quindi le geometrie si differenziano soltanto nel
diverso modo di definire la distanza. Nessuna geometria, in altri termini,
è più vera o più falsa di un'altra. L'unico dato sperimentale che noi
abbiamo, rispetto alla costruzione degli spazi geometrici è l'esistenza
dei corpi rigidi. In altri termini, se non esistessero corpi rigidi in
natura non esisterebbero geometrie. Dunque, da che cosa è guidata la
nostra scelta dinanzi ai possibili spazi geometrici, ai vari spazi
geometrici, che possono essere costruiti in maniera convenzionale? E'
legata alla comodità, alla semplicità, alla coerenza logica; è quindi
sulla base di questi criteri che si può decidere per la validità o meno di
una geometria. In questo caso, Poincaré, già in questo articolo del 1887-
ed è una posizione che rimarrà stabile per tutta la sua riflessione -
parla del criterio di comodità, cioè di quel criterio che lo porterà a
sostenere la geometria euclidea: essa non è più vera delle altre, ma è più
comoda e quindi va mantenuta come tale.
Il
concetto di "comodità".
La
geometria euclidea, secondo Poincaré, è più comoda per il nostro uso dello
spazio quotidiano ed è più comoda anche per la nostra costruzione di spazi
matematici. Ma questo proprio perché in tutta la fase della riflessione di
Poincaré, fino alla Teoria della relatività generalizzata, che però viene
diffusa dopo la morte di Poincaré, non c'era stato ancora un uso empirico
di geometrie non euclidee. Quindi, sostanzialmente, Poincaré è debitore di
una visione, che è quella della comunità scientifica del suo tempo,
secondo la quale la comodità della geometria euclidea è garantita anche
per quanto riguarda le teorie fisiche e la dimensione sperimentale.
Naturalmente questo è dovuto anche a un dibattito epistemologico e
filosofico particolarmente diffuso e ricco, in Francia, a partire dal
1866, cioè dalla diffusione in Francia della conoscenza delle geometrie
non euclidee ed è un dibattito che vede filosofi e scienziati di rilievo
confrontarsi. In generale i filosofi sono molto restii ad accettare le
geometrie non euclidee, per la ragione che vengono considerate, appunto,
degli esercizi immaginari, delle supposizioni immaginarie. La concezione
che i filosofi e anche una parte del mondo scientifico ha delle geometrie
non euclidee è quella di puri giochi immaginari, che non hanno alcuna
possibilità di incidere sulle nostre conoscenze del mondo fisico, dello
spazio fisico. Poincaré, invece, contrasta questa posizione perché
sostanzialmente ritiene che le geometrie non euclidee siano, come la
geometria euclidea, possibili forme di costruzione di spazi geometrici.
Egli ha già messo in pratica questa sua teoria con l'uso della geometria
di Lobacevskij, per risolvere problemi di analisi matematica. Quindi è
possibile utilizzare geometrie non euclidee per risolvere problemi di
analisi matematica. Esse non sono solo delle pure immaginazioni, dei puri
giochi e questa posizione è propria anche della parte più attenta della
comunità matematica europea, della quale Poincaré si fa interprete.
Naturalmente in Francia il dibattito è in parte egemonizzato dai filosofi,
basti pensare a Charles Renouvier, che era un filosofo di orientamento
kantiano, che sosteneva, appunto, il carattere assurdo delle premesse
delle geometrie non euclidee. Ci sono alcuni geometri e matematici che
contrastano con queste posizioni, come George Lechalas che utilizza
l'articolo di Poincaré proprio a sostegno della sua tesi. E Poincaré
interverrà in questo dibattito con vari saggi e articoli e interverrà
sempre a difesa del valore delle geometrie non euclidee e della negazione
della geometria come scienza sperimentale. In un certo senso, il
convenzionalismo di Poincaré è coerente con certi presupposti kantiani.
Poincaré non accetta il kantismo nella sua forma tradizionale, ma
sostenendo che esiste una scelta di gruppi di trasformazioni, a partire
dai quali vengono elaborate delle geometrie, accetta l'esistenza di un "a
priori", che è un "a priori" mentale e che costituisce la forma della
nostra conoscenza spaziale. Non si tratta dell'"a priori" come intendeva
Kant, cioè quello dato dalla geometria euclidea, ma di un'altra concezione
dell'"a priori", in accordo alla quale i gruppi di trasformazione sono
virtualmente esistenti, innati nel nostro intelletto e da questi gruppi
sono possibili varie geometrie e varie concezioni dello spazio fisico. La
scelta è in parte convenzionale, cioè è data da criteri di comodità, ma
esistono questi invarianti universali. In questo, la posizione di Poincaré
può considerarsi una sorta di kantismo indebolito.
Dibattito
logico-filosofico sui fondamenti della matematica.
Poincaré
sostiene il carattere autonomo delle matematiche. In altri termini,
Poincaré non accetta le posizioni del cosiddetto logicismo, fatto proprio
soprattutto da Bertrand Russell, ma anche da Gottlob Frege e dall'italiano
Giuseppe Peano, secondo il quale gli enti matematici sono riducibili ad
entità logiche. Secondo Poincaré la matematica si costruisce a partire da
due punti, da due momenti: quello dei numeri naturali e quello del
cosiddetto principio di induzione matematica. I numeri naturali sono
intesi come enti "predicativamente" definibili. Ogni ente matematico, per
Poincaré, deve essere predicativamente definbile e perciò egli non accetta
l'esistenza di concetti che abbiano delle definizioni "impredicative".
Ora, si ha una definizione "impredicativa" quando, nel definire un certo
ente matematico, si fa riferimento ad una totalità a cui lo stesso ente
appartiene. Le definizioni impredicative abbondavano nella nascente teoria
degli insiemi nei confronti della quale Poincaré è molto critico: alla
base della matematica ci sono i numeri naturali e non gli insiemi. Il
principio fondamentale riguardante i numeri è il principio d'induzione
completa secondo cui una proprietà vale per tutti i numeri naturali quando
si verificano simultaneamente le due seguenti cose: essa vale per lo zero,
e vale per il numero "n + 1" ogniqualvolta vale per il numero "n". Tutto
questo porta Poincaré a sostenere che c'è un'apoditticità della
matematica, basata su un concetto che rinvia al nostro intelletto, che è
appunto il principio di induzione completa. Anche per quanto riguarda le
matematiche, Poincaré salva un assunto del kantismo, cioè la possibilità
che l'aritmetica, in questo caso, venga ricondotta ad un assioma che è
proprio del nostro intelletto. Esso è l'assioma di induzione completa,
così come per la geometria e per l'analisi gli assiomi di riferimento sono
quelli che definiscono il concetto di gruppo. Quindi questi assiomi,
quello di induzione completa e quelli di gruppo sono sufficienti a fondare
da un lato l'aritmetica e dall'altro, l'analisi e la geometria. In questo
Poincaré si muove all'interno di una prospettiva ancora kantiana. In un
certo senso, si può dire che questi assiomi prendono il posto delle
categorie kantiane e naturalmente c'è un elemento di convenzionalità che
viene introdotto da Poincaré ed è quello della costruttività del
matematico che, partendo da questi assiomi, può elaborare, ad esempio per
quanto riguarda la geometria, geometrie diverse. Ma il concetto di gruppo
è innato nella mente. Il matematico costruisce come un ingegnere, a
partire però da una struttura potenziale dell'intelletto che è propria di
tutti gli uomini. Tuttavia la capacità del matematico è quella di
costruire, di creare teorie nuove, a partire da quella struttura.
Lorentz
Sostanzialmente Lorentz aveva introdotto una teoria dell'elettrodinamica,
che partiva dall'elettromagnetismo e che si fondava sull'idea di elettrone
come particella materiale che è inserita in un campo elettromagnetico.
Naturalmente non è l'elettrone che verrà visualizzato dalla fisica atomica
e quindi è anch'esso una componente teorica di questa posizione.
L'elettromagnetismo - questa teoria dell'elettrone di Lorentz, resa
matematicamente più consistente proprio da Poincaré - intendeva risolvere
i problemi classici della fisica newtoniana eliminando il concetto di
azione a distanza. Di conseguenza venivano utilizzati i concetti
elettromagnetici, però si manteneva il riferimento a un sistema inerziale,
che era il cosiddetto etere. Sarà soltanto Einstein a rivoluzionare la
fisica elettromagnetica negando l'esistenza dell'etere. L'etere era visto
come un "medium", che poteva spiegare, questo vale fin da Newton, l'azione
a distanza dei corpi. Poincaré ammette l'esistenza del sistema di
riferimento dell'etere come puramente convenzionale e nello stesso tempo,
però, utilizza il gruppo di trasformazioni che elimina l'esistenza di un
sistema di riferimento assoluto. In altri termini, Poincaré sostiene che i
principi sono generalizzazioni di ipotesi, un piccolo gruppo di
generalizzazioni di ipotesi che viene assunto come valido e rigoroso sul
piano matematico e che non è messo in discussione dai dati sperimentali.
Essi sono una specie di assiomi fisici e per esempio, il principio di
azione a distanza è uno di questi, come lo sono tutti i principi accettati
dalla fisica classica. La cosa interessante è che questi principi
interagiscono con i risultati sperimentali e interagiscono in una
dialettica che possiamo definire di tipo storico, nel senso che a questi
principi convenzionali corrispondono dei dati sperimentali che crescono in
quantità e che producono un processo di generalizzazione della conoscenza
fisica e che possono anche mettere in questione l'orizzonte teorico. Se
pure Poincaré cercherà fino in fondo di "salvare" la meccanica classica e
il sistema di equazioni differenziali che regge la meccanica classica,
alla fine, negli ultimi anni - ed è questo un elemento di straordinaria
grandezza per uno scienziato, un pensatore - metterà in discussione il suo
sistema di riferimento, nel senso che accetterà che la fisica dei principi
possa essere accantonata, possa essere superata. E' quello che avviene con
la sua riflessione sulla meccanica quantistica, con la sua accettazione di
quest'ultima. La meccanica quantistica, infatti, mette in discussione
innanzi tutto il sistema di equazioni differenziali nel senso che produce
una spiegazione dei fenomeni fisici in termini statistici. E ciò
contraddice con la fisica matematica intesa come sistema di equazioni
differenziali. Per quanto riguarda la fisica classica, lo stesso Poincaré
fornisce un esempio: la cosiddetta soluzione del problema dei tre corpi è
una soluzione che si dà attraverso equazioni differenziali; quindi il
problema, in questo caso, è risolvibile con gli strumenti della
matematica, dell'analisi. Per quanto riguarda la meccanica quantistica
basta ricordare il famoso Principio di indeterminazione di Heisenberg che
nega la possibilità di conoscere nello stesso tempo la quantità di moto e
la posizione dell'elettrone come un principio che nega che si possa
risolvere in una legge matematica la conoscenza di due parametri fisici
essenziali come la velocità e la posizione.
La valeur de
la science
La
posizione di Poincaré è la posizione di un grande scienziato legato alla
tradizione della scienza moderna e al principio della fondamentale unità
della scienza, almeno fino agli ultimi anni. C'è un libro che può essere
assunto ad esempio di quanto queste posizioni abbiano pesato epistemologia
contemporanea ed è La valeur de la science, che raccoglie saggi ed
articoli di vario periodo, pubblicati tra 1897 e il 1904 e che diventa
presto uno dei testi più importanti della comunità filosofica ed
epistemologica europea. Tralasciando le riflessioni sulla matematica e
sulla fisica, e guardando alla sua filosofia generale della scienza, si
può dire che Poincaré scrive e pubblica questo libro perché ritiene di
essere stato frainteso, ritiene che il libro precedente, La science et
l'hypothèse, sia stato considerato come un testo di convenzionalismo ed un
esempio di un'epistemologia convenzionalista. Ci sono dei pensatori in
Francia in quel periodo, che sono di origine spiritualista, legati in
particolare ad Henry Bergson e al bergsonismo. Uno di essi è Edouard Le
Roy, un filosofo della matematica - un matematico lui stesso oltre che un
filosofo della religione - che utilizza le tesi di Poincaré per
consolidare posizioni nominaliste e convenzionaliste, sostenendo che la
scienza è esclusivamente frutto della creazione degli scienziati, cioè che
non c'è nessun riferimento tra le teorie scientifiche e la realtà e il
dato. Poincaré teme questo fraintendimento, nega appunto che la scienza
non abbia valore conoscitivo e sostiene invece che, sì, gli scienziati
posseggono una loro creatività, che è una creatività linguistica, che
costruiscono linguaggi matematicamente coerenti e comodi, però esiste
sempre un'invariante universale, che permette la traducibilità dei
linguaggi sia all'interno della comunità scientifica, quindi da una teoria
scientifica a un'altra, sia tra i fatti scientifici e i cosiddetti fatti
bruti. In altri termini, sembra possibile trovare degli elementi di
traducibilità tra quello che è il linguaggio scientifico e le relazioni
oggettive dei fatti bruti. Quindi esiste per Poincaré un'oggettività, se
pure un'oggettività che non si fonda sulla conoscenza singola del fatto
bruto, del dato sperimentale preso in sé, ma sulla conoscenza del sistema
di relazioni che regola i fatti bruti. E questo sistema di relazioni per
Poincaré è sostanzialmente dato dalla matematica, è sostanzialmente quello
delle leggi matematiche. C'è quindi un'oggettività, c'è un valore della
scienza, perché la scienza possiede questa capacità di pervenire a un
sistema di conoscenze oggettive sulle relazioni dei fenomeni e questa
capacità è ciò che la distingue da altri linguaggi, da altre forme di
creatività. In questo Poincaré non è un convenzionalista coerente come lo
sono alcuni interpreti; L'opera: La valeur de la science è stata davvero
molto letta, sia all'interno della cultura filosofica francese, sia fuori
della Francia; in Francia ci sono varie interpretazioni. Oltre a quella di
Le Roy, cioè l'interpretazione nominalista, ci sono letture anche più
classiche come quella per esempio di Léon Brunschvicg che da un punto di
vista storicista, anzi empirista, accoglie alcune tesi, di Poincaré.
Sostanzialmente le tesi di Poincaré sono le tesi antiempiriste e sono tesi
che risentono di un certo kantismo depotenziato che era abbastanza diffuso
nella cultura francese di fine Ottocento e di inizio Novecento.Il
pensatore-poeta Paul Valéry che ha lasciato una quantità sterminata di
appunti di riflessioni nei suoi Cahiers e che è stato un grande
conoscitore della matematica, della fisica, delle scienze del primo
Novecento, vede in Poincaré un modello di scienziato, un punto di
riferimento, anche teorico. Sostanzialmentele le riflessioni di Valéry
sono simmetriche a quelle di Poincaré, riflette sugli stessi problemi:
sulle geometrie, sulle matematiche, su che cos'è una teoria fisica, anche
se in parte arriva a conclusioni diverse; questo per dire quanto abbia
pesato la lettura di quest'opera e, in genere, la filosofia di Poincaré
nella cultura filosofica francese. Ma la cosa più interessante forse è la
ricezione dell'opera fuori della Francia, in quello che sarà il punto di
coagulo dell'empirismo logico. Noi sappiamo che la prima fase
dell'empirismo logico è quella che si produce già dal 1907 a Vienna; ecco,
questi giovani studiosi, che affrontano i problemi di fondazione delle
scienze, leggono La valeur de la science, leggono le opere di Poincaré
insieme a quelle di altri lumi tutelari come Ernst Mach. Philip Frank, uno
dei maggiori protagonisti dell'empirismo logico, sosterrà che l'empirismo
logico ha composto insieme, il principio di economia machiano e
l'accentuazione convenzionale data dal costruttivismo di Poincaré,
indicando un debito teorico nei riguardi di Poincaré, come un debito
importante per la fondazione dell'empirismo logico. In altri termini
Poincaré viene visto come un teorico del nuovo positivismo.
Poincaré è stato un po' al limite della modernità e si trova un po' sulla
soglia di quello che sarà il pensiero epistemologico contemporaneo: è
forse il primo epistemologo, ma è anche l'ultimo scienziato moderno e ciò
lo allontana da una certa tradizione epistemologica, come quella di Kuhn e
di Feyerabend. Bisogna però anche dire che forse in alcune direzioni di
riflessione epistemologica il pensiero di Poincaré può essere
riconsiderato perché, se ci sono dei limiti e c'è una storia
dell'epistemologia del Novecento e se questa storia ultimamente può anche
essere indicata come la storia del declino dell'epistemologia, allora è
possibile un ritorno a una riflessione di tipo gnoseologico più ampio,
cioè una riflessione nella quale non si dà l'epistemologia come settore a
se stante. Certamente, il kantismo di Poincaré rimane l'elemento di
modernità del suo pensiero e in qualche modo anche quello che fa più
contrasto con le posizioni più avanzate dell'epistemologia contemporanea,
ma abbiamo ancora versioni del kantismo nell'epistemologia contemporanea e
queste posizioni non si possono considerare del tutto "derimées", del
tutto "cadute".
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Poincaré è l'ultimo grande scienziato universale il cui ambito intellettuale spazia dalla analisi matematica alla fisica matematica e all'astronomia. Nel campo dell'analisi matematica, perno dell'ampio percorso, la sua più famosa ricerca fu sulle funzioni "automorfe" che utilizzavano una delle geometrie non euclidee, quelle geometrie che non accettando il quinto postulato di Euclide utilizzano spazi curvi. Nel campo della fisica matematica egli contribuì alle soluzione matematica del famoso problema dei "tre corpi", relativo alla stabilità del sistema solare. Questo teorema di Poincaré fu esteso, contro la sua opinione, alla termodinamica per negarne il secondo principio ovvero la irreversibilità della direzione del tempo e l'entropia. In modo indipendente da Einstein elaborò un suo Postulato di relatività sulla impossibilità di misurare velocità assolute, ma lo indicò come fatto sperimentale entro i principi della fisica classica di Newton. Vi è anche una riflessione epistemologica e filosofica di Poincaré che segue il percorso delle sue ricerche. Sostenne che data la convenzionalità delle geometrie, euclidea e non euclidea, nessuna è più vera di un'altra, ma la loro validità risiede nella comodità dell'uso . La capacità di immaginare geometrie diverse deriva da un meccanismo intellettuale innato, dei "gruppi di trasformazioni", simile all'"a priori" kantiano ma non limitato alla sola geometria euclidea. Poincaré non ritenne gli enti matematici entità logiche, come Russell e Frege, ma riportò i fondamenti della matematica ai numeri naturali e al principio di "induzione matematica completa", quello per cui una proprietà dei numeri naturali che vale dello zero e che, ogniqualvolta vale di numero n vale anche del successore n + 1, è estesa a tutti i numeri naturali. Induzione e gruppi di trasformazione formano il suo kantismo depotenziato che li vede come assiomi innati della mente al posto delle categorie kantiane. Perciò il lavoro del matematico per Poincaré non è nello scoprire ma nel costruire teorie su questa struttura mentale. Elaborò anche un modello per le teorie in fisica, la teoria della fisica dei principi, per cui un'ipotesi può essere generalizzata se matematicamente rigorosa e non smentita da dati sperimentali ma, alla fine della sua vita, fu egli stesso ad accettarne la soppressione quando accolse la nuova meccanica quantistica che eliminava con la meccanica newtoniana l'uso di modelli matematici non statistici in fisica. Contrastò chi interpretava il suo pensiero come "convenzionalista", affermando di credere nel valore conoscitivo e oggettivo della scienza e limitando la creatività dello scienziato a l'inventare linguaggi comodi. |