Geni, popoli e lingue

L'impostazione di questo libro, scritto da uno dei più famosi genetisti italiani
affronta il tema delle popolazioni umane, alla luce delle più recenti ricerche,
sotto il profilo della genetica, della linguistica, della archeologia, della
demografia. E' uno studio che si estende nello spazio e nel tempo, fino ai
primordi dell'umanità, seguendo le vicissitudini dei vari gruppi umani nei loro
spostamenti da un continente all'altro. Cavalli-Sforza riconosce che anche la
componente biologica riveste un ruolo nel determinare gli aspetti
comportamentali dell'uomo, in quanto genetica e ambiente incrociano i loro
effetti.
L’autore analizza il concetto di "razza" biologica per valutarne l'aderenza alla
realtà, cioè la capacità di identificare l'esistenza di gruppi umani con certe
caratteristiche condivise e stabili. Come sappiamo la classificazione
dell'umanità in base alle razze si basa sui caratteri fisici, esterni e interni.
Alcuni caratteri sfavorevoli per la sopravvivenza sarebbero scomparsi nel corso
delle generazioni, e altri, magari frutto di mutazioni casuali avvenute nel
tempo, si sarebbero affermati e diffusi in quanto vantaggiosi.
Le popolazioni vengono definite in base alla presenza di particolari frequenze
geniche, con riferimento a geni che determinano caratteri interni, come, ad
esempio, i gruppi sanguigni del sistema ABO o Rh, per altro da tempo impiegati
anche nelle classificazioni delle razze. Questi studi hanno permesso di condurre
ricerche molto raffinate sul problema delle origini dell'umanità nel suo
complesso e dei vari gruppi che la compongono. L'autore, che segue l'opinione
prevalente oggi, individua l'Africa come la patria originaria sia dei primi
ominidi che dell'homo sapiens, cioè di individui morfologicamente già assai
simili a noi.
Cavalli-Sforza introduce anche altre metodiche di indagine, basate sul DNA
mitocondriale e sui segmenti ripetitivi di alcune sequenze del DNA genomico, i
cosiddetti microsatelliti, che offrono dati aggiuntivi assai utili negli studi
sul lontano passato. Viene inoltre presentata la tecnica dell'orologio
molecolare, che permetterebbe di calcolare il tempo trascorso dalla separazione
fra due specie o popolazioni, analizzando la differenza di mutazioni accumulate.