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Aveva già scritto nel 1918 Ludwig Wittgenstein nella proposizione 4.024 del Tractatus logico-philosophicus che "comprendere una proposizione vuole dire sapere che accade se essa è vera".
Wittgenstein non dice che, per comprendere una proposizione, bisogna sapere se essa è vera. Una tesi del genere sarebbe assurda: ciascuno di noi comprende perfettamente un' infinità di proposizioni senza avere alcuna opinione circa la loro verità o falsità.
Ciò che Wittgenstein sostiene è che, per comprendere una proposizione, bisogna sapere come sarebbe fatto il mondo qualora la proposizione risultasse vera. O, per dire la stessa cosa con parole diverse: per comprendere una proposizione, bisogna essere in grado di ripartire mentalmente la totalità delle situazioni possibili in due classi, quella delle situazioni che renderebbero la proposizione vera e quella delle situazioni che la renderebbero falsa.
Questa è appunto l'idea che si esprime oggi abitualmente dicendo che il significato di un enunciato è costituito dalle sue condizioni di verità.
E' doveroso aggiungere che non si tratta di un' idea scontata: lo stesso Wittgenstein, nella fase ulteriore del suo pensiero documentata dalle Ricerche filosofiche (1967), avrebbe finito per respingerla. Ma è un idea che può essere difesa con argomenti abbastanza solidi, e di qui si è dimostrata la fecondità proprio attraverso il buon uso che se ne è fatto nella semantica modellistica.