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La gnosi
L'opera dei Padri apologisti non deve rivolgersi soltanto contro i nemici
esterni del cristianesimo, pagani ed ebrei, ma anche contro i nemici
interni, contro le tendenze e le sette che nel tentativo di interpretare
il messaggio originale del cristianesimo ne falsano lo spirito e la
lettera, contaminandolo con elementi e motivi eterogenei. Il maggiore
pericolo contro l'unità spirituale del cristianesimo fu rappresentato nei
primi secoli dalle sètte gnostiche che si diffusero ampiamente in Oriente
e in Occidente, specie nelle sfere dei dotti e produssero una ricca e
varia letteratura. Questa letteratura, però, ad eccezione di pochi
scritti, conservati in traduzioni copte, è andata perduta e ci è nota solo
attraverso i passi che ne hanno riportati i Padri apologisti che ne
assunsero la confutazione.
L'importanza del tentativo degli Gnostici sta nel fatto che esso è la
prima ricerca di una filosofia del cristianesimo. Ma questa ricerca è
condotta senza rigore sistematico, mescolando insieme elementi cristiani,
mitici, neoplatonici e orientali in un complesso che non ha nulla di
filosofico. La parola gnosis, come conoscenza religiosa distinta dalla
pura fede, è attinta dalla tradizione greca, specialmente dal pitagorismo,
nel quale essa indicava la conoscenza del divino propria degli iniziati.
Fu così adoperata ad
indicare un gruppo di pensatori cristiani del II secolo che fecero della
conoscenza la condizione della salvezza. Si attribuirono per primo il nome
di Gnostici, gli OFITI o soci serpentini, che poi si divisero in numerose
sètte. Queste utilizzavano una quantità di testi religiosi attribuiti a
personalità bibliche: tale Era l'Evangelo di Giuda, di cui fa cenno Ireneo. Altri scritti del genere sono stati ritrovati
recentemente in traduzioni copte e di essi il più importante è la Pistis Sophia, che è stata edita nel 1851 ed espone in forma di dialoghi tra il Salvatore risorto e
i suoi discepoli, specialmente Maria Maddalena, la caduta e la
redenzione di Pistis Sophia, un essere appartenente al mondo degli Eoni
(esseri intermedi tra l'uomo e Dio), nonché la via per la purificazione
dell'uomo mediante la penitenza. I principali Gnostici di cui abbiamo
notizia sono Basilide, Carpocrate, Valentino e Bardesane.
BASILIDE, che insegnò in Alessandria fra il 120 e il 140, scrisse un
Evangelo, un Commentario e dei Salmi. La sua dottrina ci è conosciuta
attraverso l'opera di Clemente Alessandrino (Tappeti) e le confutazioni di
Ireneo (Contro gli eretici) e di Ippolito (Filosofemi). Per Basilide, la
fede è una entità reale, una cosa, deposta da Dio nello spirito degli
eletti, cioè dei predestinati alla salvezza. Dalla necessità di spiegare
il male nel mondo Basilide fu tratto ad ammettere due principi della
realtà, causa l'uno del bene, l'altro del male: la luce e le tenebre.
Venute a contatto tra loro, le tenebre cercarono di unirsi alla luce e di
parteciparne, mentre la luce se ne rimaneva per conto suo, ritraendosi
senza assorbire le tenebre. Le tenebre dettero luogo così a un'apparenza e
a un'immagine della tace, che è il mondo, nel quale il bene si trova
perciò in quantità miserevole e il male predomina. Questa concezione di
Basilide è molto simile a quella manichea, ma non ammette, come questa, la
lotta fra i due principi.
Di CARPCOCRATE di Alessandria, sappiamo soltanto che una sua seguace,
Marcellina, venuta a Roma al tempo di Aniceto (verso il 160) «provocò la
rovina di molti» (IRENEO, Contro gli eretici, 1, 25, 4). Carpocrate per
spiegare la superiorità di Cristo sugli uomini si serve della teoria
platonica della reminiscenza. Cristo divenne superiore agli altri uomini,
perché la sua anima ricordò più abbondantemente quanto aveva visto durante
la sua circolazione con il Padre ingenerato: onde questi gli mandò una
virtù particolare che lo rese capace di sfuggire al predominio del mondo e
di risalire liberamente sino a Lui. Lo stesso accadrà ad ogni anima che si
attenga alla medesima linea di condotta. I seguaci di Carpocrate o
carpocraziani ammettevano la trasmigrazione dell'anima di corpo in corpo,
finché non avesse compiuto il ciclo delle esperienze peccaminose; solo al
termine
di questa odissea, l'anima sarebbe stata degna di risalire al Padre.,
liberandosi da ogni legame con il corpo.
Il maggior numero di seguaci appartenne alla scuola di VALENTINO che,
secondo Ireneo, venne a Roma al tempo del vescovo Igino (135-40). Al
culmine della realtà Valentino e i suoi seguaci ponevano un essere
intempartle ed incorporeo, ingenerato e incorruttibile che essi chiamavano
Padre o Primo Padre o anche Eone (dal greco: aiòn = eterno) perfetto.
Questo primo principio è formato da una coppia di termini, Abisso e
Silenzio; e anche gli eoni che scaturiscono da esso sono costituiti da
coppie. Dal primo Eone derivano infatti la Mente e la Verità, dalle quali
procedono per emanazione la Ragione e la Vita; dalle quali ancora
procedono l'Uomo (conte determinazione divina) e la Comunità (ecclesia,
comumità di vita divina). L'insieme di queste otto determinaziomi divine
(ogdoade) è il regno della perfetta vita divina o
Pleroma. Ora l'ultimo
Eone, la Sapienza, volle scoprire il
primo, l'Abisso, e cercò di risalire verso le regioni superiori del
Pleroma. Ma esso non fu da tanto e in questo inutile sforzo dette origine
al mondo, che perciò presenta i caratteri di uno sforzo mal riuscito e gli
errori ed il pianto che lo sforzo mal riuscito produce. «Dalla
trepidazione e dall'inquietudine nacquero le tenebre; dal timore e
dall'ignoranza scaturirono la malignità e la perversione, dalla tristezza
e dal pianto le fonti d'acqua e i mari. Il Cristo fu mandato dal Primo
Padre, inviolabile nel suo mistero, a ripristinare l'equilibrio spezzato
dal folle sogno di Sapienza» (TERTULLIANO, Contro i Valentiniani, 2). In
tal modo l'universo nasce dalla ribellione infeconda dell'eone Sophia, che
dà origine all'opera plasmatrice di un Demiurgo. Valentino ripartiva il
genere umano in tre categorie: la massa degli uomini carnali, la schiera
degli psichici e la casta degli spirituali (pneumatici). I primi sono
destinati alla perdizione; i secondi possono salvarsi a costo di uno
sforzo; ai privilegiati basta, per raggiungere la beatitudine, la gnosi
cioè la conoscenza dei misteri divini.
BARDESANE, nato a Edessa nel 154 e morto nel 222, fu scolaro di
Valentino. Egli è sostanzialmente un astrologo e un naturalista che
dall'astrologia babilonese ed egiziana attinge la teoria dell'influenza degli astri
sugli avvenimenti del mondo e sulle azioni umane.
Il persiano MANI, nato verosimilmente verso il 216, si proclamò il
Paracleto, cioè colui che doveva portare la dottrina cristiana alla sua
compiutezza. La sua religione è una mescolanza fantastica di elementi
gnostici, cristiani e orientali, sul fondamento del dualismo della
religione di Zaratustra. Egli ammette infatti due principi originali,
uno
del male o principio delle tenebre, l'altro del bene o principio della
luce, che si combattono perpetuamente nel mondo. Anche nell'uomo ci sono
due anime, una corporea che è il principio del male, l'altra luminosa che
è quello del bene. L'uomo raggiunge la sua compiutezza con un triplice
sigillo, cioè astenendosi dal cibo animale e dai discorsi impuri
(signaculum oris), dalla proprietà e dal lavoro (signaculum manus) e dal
matrimonio e dal concubinaggio (signaculum sinus). Il manicheismo trovò il
suo grande e implacabile avversario in S. Agostino.
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