Storia contemporanea
 


                          Serpico (1973) - Music by Mikis theodorakis

La Seconda Guerra Mondiale | La guerra civile (1946-49)
 Dagli anni Cinquanta alla dittatura militare (1967-74) | Dal 1974 ad oggi



La Seconda Guerra Mondiale

Il regime instaurato da Metaxas nel 1936 era una dittatura non molto dissimile da quella del Portogallo di Salazar e per altri aspetti da quella dell'Italia mussoliniana. Ciònonostante ne' lui ne' il re, Giorgio II, avevano intenzione di modificare i tradizionali orientamenti filobritannici della politica estera greca. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, nel settembre del 1939, Metaxas cercΪ in tutti i modi di tenere il Paese al di fuori delle ostilitύ. Mussolini perΪ aveva identificato nella Grecia l'obiettivo ideale di una campagna militare che avrebbe potuto guadagnare all'Italia un avamposto nei Balcani e forse anche la maggiore considerazione dell'alleato tedesco. Nell'agosto del 1940 un sottomarino italiano colpì e affondò l'incrociatore greco Elli, mentre due mesi dopo, la mattina del 28 ottobre 1940,
l'ambasciatore italiano ad Atene consegnΪ un ultimatum che Metaxas respinse all'istante. Nel giro di poche ore le truppe italiane attraversarono il confine greco-albanese e il governo di Atene fu costretto, suo malgrado, ad entrare in guerra.
L'invasione cementò lo spirito di resistenza dei greci che nel giro di pochi giorni respinsero gli italiani in territorio albanese, nonostante Metaxas avesse rifiutato l'aiuto offerto dalla Gran Bretagna pur di non provocare Hitler. Alla sua morte, nel gennaio del 1941, gli successe Alexandros Koryzis, che invece chiese e ottenne l'intervento delle truppe britanniche. Ma nel frattempo anche la Germania aveva
deciso di muoversi nei Balcani e il 6 aprile del 1941 invase la Grecia, sopraffacendo rapidamente le truppe greche ed inglesi; si arrivΪ ad un armistizio con i vertici militari tedeschi, mentre il re e il suo governo trasferirono la resistenza a Creta.
Quando anche quest'ultima capitolò, il monarca fuggì in Medio Oriente e in Grecia si instaurΪ un governo collaborazionista capeggiato dal generale Tsolakoglou.
A giugno del 1941 tutto il Paese era sotto il controllo di Italia, Germania e Bulgaria.
Nelle zone amministrate dai tedeschi il regime di occupazione non fu soltanto molto duro, ma anche oneroso per i greci, cui fu imposto di sostenerne i costi. Ben presto nel Paese fu organizzata la deportazione degli ebrei, in conformità con l'ideologia nazista: la comunità di Salonicco, consistente in circa 50mila persone, fu
praticamente cancellata. Tra i greci, oltre 400mila morirono di fame.
Nel frattempo si erano andati formando vari movimenti di resistenza: primo fra tutti il Fronte di liberazione nazionale, con il suo braccio militare - l' Esercito nazional-popolare di liberazione (ELAS) - la cui leadership era prevalentemente comunista, così come lo era la componente principale del secondo, l'EAM. Tra gli altri movimenti non comunisti il più importante era la Lega nazionale repubblicana, con base nella Grecia nord-occidentale (EDES). Tra quest'ultima, ELAS ed EAM le rivalità si trasformarono spesso in confronto diretto. Ma nell'ottobre del 1944, Churchill e Stalin siglarono un accordo in base al quale l'Unione Sovietica avrebbe acconsentito al ripristino del controllo britannico sulla Grecia, a guerra terminata, in cambio del riconoscimento dell' egemonia russa in Romania. Gli inglesi favorirono inoltre la nomina di Georgios Papandreu a capo del governo in esilio, sia per il suo passato venizelista che per il suo anticomunismo militante. Quest'ultimo presiedette in Libano una conferenza per l'instaurazione di un governo di unitύ nazionale, che si insediò ad Atene il 18 ottobre del 1944, pochi giorni dopo il ritiro tedesco. Il Paese era in ginocchio: l'economia devastata dall'occupazione nazista, il sistema di comunicazioni arretrato, la flotta mercantile quasi completamente distrutta, l'inflazione galoppante, la scarsezza di viveri. Non solo: Papandreu si trovò a dover affrontare anche il problema del disarmo dei gruppi armati di resistenza, in particolare l'ELAS, che rifiutava di consegnare le armi. Un successivo scontro tra i suoi militanti e le forze di polizia fu fermato dall'intervento di Londra.
torna su

La guerra civile (1946-49)

 Alcune delle distruzioni causate dalla guerra civile

Alla fine del 1945 il governo di Themistoklis Sephoulis, ottuagenario leader del Partito Liberale, indisse le elezioni per il 31 marzo del 1946. L'astensione della sinistra e di parte di esponenti del governo contribuirono alla vittoria della coalizione conservatrice guidata dal Partito popolare, capeggiato da Dino Tsaldaris. La polarizzazione della situazione politica riportò sulle montagne i gruppi di
resistenza comunisti, tra i quali ne emerse uno nuovo, l'Esercito democratico, capeggiato da Markos, ex leader dell'ELAS.
Intanto gli Stati Uniti subentrarono alla Gran Bretagna quale potenza "protettrice" della Grecia e nel marzo del 1947 il presidente Truman fece approvare un programma di sostegno a favore dei popoli "minacciati" da pericoli di sovversione interna. Decisione che di fatto aprì la strada ad un consistente afflusso in Grecia di
aiuti economici e militari americani. Alla fine dell'estate del 1949 le truppe regolari comandate dal generale Papagos riuscirono a respingere la guerriglia dell'Esercito democratico entro i confini
albanesi e in ottobre la leadership comunista del movimento dichiarΪ una temporanea cessazione delle ostilità. La sconfitta della resistenza comunista dopo tre anni di guerra civile consentì alla
Grecia di emergere alla fine della seconda guerra mondiale come l'unico Paese balcanico sottratto alla sfera di influenza sovietica e annesso al blocco occidentale.
torna su


Dagli anni Cinquanta alla dittatura militare (1967-74)

 

I primi governi del dopo guerra civile furono tutte coalizioni di centro-destra, inaugurate, nel 1952, dalla vittoria alle elezioni del Raggruppamento greco del generale Papagos. Mentre in politica interna rimasero in vita numerose leggi e misure repressive degli anni della guerra civile, in economia questi esecutivi cercarono soprattutto di ridare credibilità alla moneta, minata dalla forte iperinflazione degli anni del conflitto. Tra il 1961 e il 1980, una grossa fetta degli investimenti pubblici andΪ al settore edile, mentre alla fine degli anni Cinquanta si posero le basi di quell'industria turistica che oggi costituisce una delle voci più importanti dell'economia ellenica.
Nel 1952 sia la Grecia che la Turchia entrarono nella Nato. Poco dopo le relazioni tra i due nuovi membri peggiorarono, sia per alcuni violenti moti contro la minoranza greca di Istanbul (settembre 1955), che per il deteriorare della situazione di Cipro, dove alcuni settori della maggioranza greco-cipriota chiedevano l'enosis - l'unione - con la Grecia, mentre tra la minoranza turca (20 per cento) si diffondeva
l'idea del taksim (partizione), fomentata dall'allora potenza coloniale inglese, contraria a concedere l'indipendenza chiesta dai greco-ciprioti.
Nel frattempo Papagos moriva e il re Paolo scelse come successore Konstantinos Karamanlis, ex ministro dei Lavori Pubblici, destinato a rimanere protagonista della politica greca per i successivi 35 anni. Dopo aver rinominato il Raggruppamento greco "Unione nazionale radicale", Karamanlis indisse nuove elezioni per il febbraio 1956, le prime cui poterono partecipare anche le donne. Nelle elezioni di due anni dopo, il governo rimase scioccato dal successo della "Sinistra democratica unita", il raggruppamento comunista, che emerse come il principale partito di opposizione.
Nel frattempo, nel 1959 Grecia e Turchia, con la mediazione di Gran Bretagna e Stati Uniti, raggiunsero l'accordo per l'indipendenza di Cipro, ottenuta nel 1960.
Con Karamanlis Atene negoziΪ anche il proprio ingresso nella Comunitύ economica europea, che sarebbe diventato realtύ nel 1981. Nonostante questi successi, la situazione politica interna era tesa: in occasione delle elezioni del 1961 la sinistra, ma anche l'Unione di centro del liberale Georgios Papandreu, accusò il governo e i partiti di centro destra di gravi frodi elettorali, finalizzate a condizionare il processo democratico a favore della destra. La situazione peggiorò con l'assassinio, a Salonicco nel maggio del 1963, del deputato della Sinistra democratica unita Grigorios Lambrakis, i cui sicari, si scoprì più tardi, erano legati a settori delle forze armate. Queste ultime avevano anche conquistato sostegni negli ambienti della monarchia, fatto che aveva alienato loro la simpatia di Karamanlis, al punto da convincerlo a dimettersi. Dopo la sconfitta alle successive elezioni del 1963, vinte da Georgios Papandreu, Karamanlis lasciò il Paese esiliandosi in Francia. Ma anche il suo successore fu costretto ben presto a dimettersi, nel febbraio del 1964: nonostante avesse tentato di avviare la riconciliazione nazionale liberando alcuni prigionieri politici degli anni della guerra civile, nonostante importanti riforme introdotte nel sistema educativo, lo scoppio di nuovi disordini a Cipro e le preoccupazioni dell'oligarchia economica per la politica economica parzialmente inflazionistica contribuirono a determinarne la caduta. Anche perchè le forze armate guardavano con preoccupazione al figlio del premier, Andreas, ministro nel governo del padre e considerato troppo radicale. Sul trono era intanto salito il 24enne Costantino, che respinse la proposta di Papandreu di prendere l'incarico della Difesa per tentare di arginare l'avanzata dei militari. Le dimissioni di Papandreu lasciarono il campo ad
un governo di transizione che si dimostrΪ incapace di gestire il clima sempre più teso. Il 21 aprile del 1967 un gruppo di giovani ufficiali mise a segno un colpo di stato che colse il mondo politico di sorpresa e per questo non incontrΪ quasi resistenza. Il re, ignorando le proteste del premier Kanellopoulos, diede il suo avallo al nuovo governo, composto dai colonnelli Georgios Papadopoulos e Nikolaos Makarezos e dal brigadiere Stylianos Pattakos. La nuova giunta giustificΪ il proprio intervento evocando lo spettro di una imminente presa del potere da parte dei comunisti, ma in realtà esso era stato preparato soprattutto per scongiurare il ritorno al governo dell'Unione di centro e l'ascesa di Andreas Papandreu. Il regime, che prese presto una svolta autoritaria, fu immediatamente molto
impopolare, come dimostrΪ anche la partecipazione di massa ai funerali del vecchio Papandreu, morto nel novembre del 1968 dopo essere stato posto agli arresti domiciliari. Le condanne provenienti dall'estero non si traducevano in azioni concrete contro la giunta e in particolare gli Stati Uniti venivano considerati dai greci come corresponsabili del golpe (ruolo parzialmente riconosciuto in questi ultimi anni dall'amministrazione americana).
Nel 1973 cominciano però ad apparire le prime crepe: l'inflazione era raddoppiata, a marzo gli studenti occuparono la facoltà di legge dell'università, un ammutinamento della marina dimostrò che anche all'interno delle forze armate cresceva l'ostilità nei confronti dei colonnelli. Le proteste studentesche crebbero di intensità, culminando, nel novembre del 1973, nell'occupazione del Politecnico di Atene, brutalmente repressa dai militari. Papadopoulos fu rovesciato dai falchi delle forze armate, guidati dal brigadiere Dimitrios Ioannidis, il capo della temuta polizia militare che decise di provare a conquistare il sostegno popolare adottando la linea dura a Cipro.
Quando il presidente cipriota Makarios chiese, nel luglio del 1974, l'allontanamento degli ufficiali greci e protestΪ contro la politica della giunta nell'isola, Ioannidis lanciò l'invasione di Cipro, cui la Turchia rispose il 20 luglio con l'invio di proprie truppe nella parte settentrionale. Il fallimento del tentativo di enosis e la successiva partizione dell'isola portarono alla caduta della giunta. Kostantinos Karamanlis, richiamato dall'esilio francese per presiedere il ritorno alla democrazia, giurò da primo ministro alle 4 del mattino del 24 luglio 1974.
torna su


Il socialismo degli anni '80

Il bando dei colonnelli ai partiti comunisti fu rimosso e Andreas Papandreou (figlio di Georgos) poté fondare la Panhellenic Socialist Union (PASOK). La ND vinse nuovamente le elezioni nel 1977, ma la popolarità personale di Karamanlis iniziò a diminuire.
Nel gennaio del 1981 la Grecia fece il suo ingresso nella Comunità Europa (oggi Unione Europea), ma le elezioni furono vinte dal PASOK di Andreas Papandreou, che diede vita al primo governo socialista greco. Il PASOK promise la chiusura delle basi aeree statunitensi e l'uscita dalla NATO della Grecia, che vi aveva aderito nel 1951.
Sei anni dopo, tuttavia, queste promesse non erano ancora state mantenute, il tasso di disoccupazione restava elevato e nel campo dell'istruzione e dei servizi sociali le riforme erano state assai limitate. E vero che la condizione delle donne era migliorata - il sistema della dote era stato abolito, l'aborto era divenuto legale ed erano stati introdotti il matrimonio civile e il divorzio. Ma nel 1988, quando il PASOK rimase invischiato in uno scandalo finanziario che coinvolgeva anche la Banca di Creta, scoppiò una crisi di governo.
Nel luglio del 1989 subentrò quindi un'improbabile coalizione di conservatori e comunisti con l'obiettivo di mettere in atto una katharsis (campagna di epurazione) e chiarire i retroscena dello scandalo. Le indagini si conclusero nel gennaio del 1992 con la piena assoluzione di Papandreou in seguito alla ritrattazione dei direttori dei giornali che l'avevano accusato.


Gli anni '90

Nel frattempo, però, le elezioni del 1990 avevano riportato al potere la ND con Konstantinos Mitsotakis come primo ministro. Il suo governo, nell'intento di risolvere i problemi economici del paese - come l'inflazione elevata e l'alta spesa pubblica - impose drastiche misure di austerità, tra cui il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici e uno smisurato aumento del costo dei servizi essenziali.
Non stupisce quindi che intorno alla metà del 1993 l'idillio tra Mitsotakis e i suoi elettori fosse già terminato, tanto che i suoi stessi sostenitori abbandonarono la ND per il nuovo partito Primavera Politica. La ND perse la maggioranza in parlamento e in ottobre si tennero elezioni anticipate, che videro il ritorno del PASOK di Andreas Papandreou con una larga maggioranza. Papandreou, tuttavia, fu costretto a ritirarsi all'inizio del 1996 per problemi di salute, e la sua morte, avvenuta il 26 giugno di quello stesso anno, segnò la fine di un'epoca per la politica greca.
Dopo la scomparsa di Papandreou divenne infatti primo ministro l'esperto economista e avvocato Costas Simitis, il quale, approfittando della reputazione di politico integerrimo di cui godeva, ottenne un'ampia maggioranza alle elezioni dell'ottobre del 1996.


Il nuovo millennio

Nei primi anni di governo, Simitis si è concentrato particolarmente su una maggiore integrazione della Grecia in Europa, introducendo una nuova riforma tributaria e nuove misure di austerità. Nonostante ciò abbia provocato continue manifestazioni di protesta, le elezioni tenutesi nell'aprile del 200010 hanno riconfermato al potere per altri quattro anni, e all'inizio del 2001 la Grecia ha raggiunto l'obiettivo di entrare nei paesi dell'euro; nel marzo del 2002 ha adottato la moneta unica.
Alle elezioni dell'aprile 2004, tuttavia, la popolazione greca, forse stanca di tanti anni di governo socialista, ha premiato la destra riportando il vecchio leader di Nuova Democrazia Konstandinos Karamanlis alla carica di primo ministro.
Nonostante le apparenze, questo cambio della guardia potrebbe essere stato una fortuna per i socialisti, dal momento che erano stati loro i principali responsabili dei lavori preparatori alle Olimpiadi del 2004, segnati per qualche tempo da ritardi e problemi tecnici di vario tipo. In realtà, i Giochi Olimpici dell'agosto 2004 si sono rivelati un clamoroso successo, perché i greci hanno dato prova di una buona organizzazione (anche se il numero di spettatori è stato inferiore al previsto). Soltanto il costo finale di questo evento è ancora da valutare, avendo superato di gran lunga il budget originario.
Comunque sia, le elezioni del 2007 hanno riconfermato il mandato ai conservatori, forse anche per premiare il fatto che, sul fronte politico, negli ultimi anni i rapporti della Grecia con i suoi vicini - in particolare la Turchia - si sono fatti più distesi. Konstandinos Karamanlis infatti si è molto adoperato per stemperare le tensioni diplomatiche sorte occasionalmente con il suo vicino orientale, e i suoi sforzi a quanto pare hanno dato buoni frutti: la cosiddetta 'politica del rischio calcolato', che troppo spesso in passato ha portato gli eserciti dei due paesi a scontrarsi, per il momento sembra essere stata abbandonata.
Dal punto di vista economico, invece, già nel 2005 la Grecia si presentava come uno stato europeo con un'economia sviluppata ma ancora in evoluzione, dove lo standard di vita, in netto miglioramento, era controbilanciato dall'aumento dell'inflazione. Oggi purtroppo ha iniziato a farsi sentire anche la stretta creditizia, e sempre più greci di reddito medio e basso sono sommersi dai debiti. Sono divenute comuni le espropriazioni di automobili e persino di case per inadempienza nei pagamenti: un drastico cambiamento rispetto a qualche anno fa, quando i greci tendevano a evitare di contrarre debiti. Solo il turismo ha continuato a crescere senza sosta nonostante l'aumento dei prezzi, anche se nella lunga e torrida estate del 2007 una serie di roghi nelle foreste del Peloponneso occidentale, dell'Epiro e dell'Eubea, ha causato danni incalcolabili alla flora e alla fauna della nazione.
Le isole in particolare, nonostante i numerosi problemi che il continente ha dovuto affrontare negli ultimi anni, hanno registrato una crescita costante nelle presenze turistiche, e le prospettive per il loro futuro sembrano altrettanto favorevoli.
torna su










www.parodos.it