Alla
meta' del XIV secolo, le truppe ottomane avevano gia' cominciato
a minacciare i confini dell'impero bizantino, molto indebolito
al suo interno e isolato dall'Occidente. Esso crollo'
definitivamente con la presa di Costantinopoli, nel 1453, da
parte dei turchi guidati da Maometto II il Conquistatore. Anche
la Grecia, il cui controllo fu inizialmente conteso agli
ottomani da Venezia, alla fine fu annessa al nuovo grande
impero, con l'eccezione delle isole dello Ionio, rimaste alla
Serenissima.
Inizialmente i greci mostrarono di preferire i nuovi signori
musulmani ai veneziani o ai franchi, anche in seguito allo
scisma che nel 1054 aveva diviso la cristianita' in cattolici e
ortodossi. Senza contare che Maometto fece molta attenzione a
rispettare l'autorita' del patriarcato di Costantinopoli. Ma a
lungo andare la dominazione ottomana si dimostro' oppressiva e
oscurantista: le tasse imposte dalle autorita' della Sublime
Porta erano particolarmente alte e alcune pratiche dolorose,
come quella di prelevare da ogni famiglia un figlio maschio per
farne un giannizzero, ovvero membro della guardia personale del
sultano, o le figlie femmine per arricchire gli harem di
Costantinopoli. Negli anni piu' bui del dominio ottomano si
registrarono anche momenti di brutalita' nei confronti della
popolazione sottomessa; il greco e la religione ortodossa
poterono sopravvivere in queste circostanze solo nella
clandestinita' dei monasteri.
L'impero ottomano raggiunse il suo massimo splendore sotto il
sultano Suleimano il Magnifico (1520-66), che ne espanse i
confini nei Balcani, in Ungheria e fino alle porte di Vienna.
Nel 1570 il suo successore, Selim, invase Cipro, allora sotto il
dominio veneziano, ne saccheggio' la capitale Nicosia e
massacro' 30mila abitanti. La strage ebbe una forte eco in tutta
Europa, dove cominciarono a farsi largo le prime preoccupazioni
per l'aggressivita' dell'espansionismo turco. Uno sbocco
decisivo a questi timori si ebbe nel 1571 con la battaglia di
Lepanto, a largo delle coste settentrionali del Peloponneso,
dove la flotta ottomana fu sconfitta da quella veneziana e
spagnola.
I primi segnali di decadenza dell'impero appaiono tra il XVI e
il XVII secolo, quando anarchia e ribellioni si fanno endemiche.
In alcune enclave si cominciarono a formare circoli
indipendentisti nei quali il sogno della rivolta contro i
signori musulmani prende la forma di un movimento politico
organizzato. Una di queste enclave era Odessa, a testimonianza
del ruolo che la Russia, paese pure ortodosso, ebbe nel minare
la sopravvivenza dell'impero ottomano. Ne e' esempio tipico
Caterina di Russia (imperatrice dal 1762), che invio' in diverse
occasioni suoi agenti nel Peloponneso e in Epiro per fomentare e
finanziare rivolte. torna su
Nel 1814 ad
Odessa i tre uomini d'affari Athanasios Tsakalov, Emmanuel
Xanthos e Nikolaos Skoufas fondarono un partito indipendentista,
la "Philiki Etairia", che presto apri' sezioni un po'
in tutta la Grecia. Allo stesso tempo le ricche famiglie greche
di Costantinopoli, particolarmente prospere grazie al ruolo che
nell'impero ottomano erano riuscite a mantenere nell'economia e
soprattutto nei commerci, auspicavano invece una presa del
potere pacifica, proveniente dall'interno. Figure eminenti tra i
fanarioti - cosiddetti dal quartiere di residenza a
Costantinopoli - furono Alexandros Mavrokordatos, Alexandros e
Dimitri Ypsilantis.
Il 25 marzo del 1821 il vescovo di Patrasso Germanos isso' la
bandiera greca sul monastero di Aghias Lavras, nel Peloponneso,
dando con questa sfida il segnale di inizio della guerra di
indipendenza. Scontri e combattimenti scoppiarono un po'
ovunque, con violenze e massacri su ambedue i fronti. Nel giro
di un anno i greci avevano preso Monemvassia, Navarino
(l'odierna Pilo), Nafplion e Tripolitsa (dove vennero uccisi
12mila abitanti turchi), poi Messolonghi, Atene e Tebe.
L'indipendenza greca fu proclamata a Epidauro il 13 gennaio del
1822. I turchi risposero con violenze sulle popolazioni
dell'Asia Minore: nella sola isola di Chios furono massacrati
25mila civili.
Le potenze occidentali esitavano ad intervenire, temendo le
conseguenze di un vuoto di potere nell'Europa sud-orientale,
controllata dagli ottomani. Ma molti aiuti e sostegno vennero
dai filelleni, giovani aristocratici ed intellettuali di tutta
Europa, desiderosi di liberare dall'oppressione i discendenti di
quella civilta' gloriosa sui cui lasciti si fondava la loro
cultura. Tra questi figuravano i nomi di Shelley, Goethe, Victor
Hugo , Alfred de Musset, Santorre di Santarosa e Lord Byron, che
mori' combattendo a Missolonghi
Tra i greci, figure di spicco del movimento furono Theodoros
Kolokotronis, protagonista dell'assedio di Nafplion, Markos
Botsaris, George Koundouriotis e l'ammiraglio Andreas Miaoulis,
oltre ai gia' citati fanarioti Mavrokordatos e Ypsilantis.
Ma la mancanza di obiettivi unitari e di strategia porto' nel
1827 alla perdita di numerosi centri, tra cui Atene,
riconquistati dai turchi. Finche' le potenze occidentali non
decisero di intervenire e la flotta russa, francese e britannica
sconfisse quella ottomano-egiziana nella baia di Navarino nel
1827. Il sultano Maometto II proclamo' allora una guerra santa,
che lo trascino' in un nuovo conflitto con la Russia. I
combattimenti proseguirono fino al 1829 quando, con le truppe
russe alle porte di Costantinopoli, il sultano accetto'
l'indipendenza greca firmando il Trattato di Adrianopoli. torna su
Nell'aprile
del 1827 fu eletto primo presidente della neonata nazione
ellenica Ioannis Kapodistrias, ex ministro degli Esteri dello
zar Alessandro I, e la citta' di Nafplion, nel Peoloponneso, fu
scelta come capitale. Ma i modi autoritari e centralisti di
Kapodistrias gli alienarono ben presto le simpatie di altri
esponenti del movimento indipendentista, al punto che nel 1831
il presidente fu assassinato.
Nel periodo di anarchia che segui' Gran Bretagna, Francia e
Russia decisero di intervenire favorendo l'instaurazione di una
monarchia non greca. La scelta cadde sul 17enne principe Ottone
di Baviera, che arrivo' a Nafplion nel 1833 e prese possesso di
un regno che allora comprendeva il Peloponneso, la Sterea' Ellas
(Grecia continentale), le Cicladi e le Sporadi. Il nuovo re, che
nel 1834 trasferi' la capitale ad Atene, si dimostro' ben presto
autoritario almeno quanto Kapodistrias ed in piu' irrito' la
popolazione affidando i posti chiave del governo ai
rappresentanti dell'aristocrazia bavarese.
Nel 1843 una rivolta nella capitale lo costrinse a dare vita ad
un'Assemblea Nazionale e ad assegnare posti di potere ai leader
della Guerra di Indipendenza.
All'inizio del XX secolo si collocano le guerre balcaniche, alla
fine delle quali la Grecia pote' espandere i suoi confini
territoriali annettendo la parte meridionale della Macedonia,
parte della Tracia e dell'Epiro, Creta e le isole dell'Egeo
nord-orientale.
Nel frattempo nel marzo del 1913 il re Giorgio fu assassinato e
gli successe il figlio Costantino. torna su
Allo
scoppio della prima guerra mondiale, nonostante il re Costantino
fosse favorevole alla neutralita', le potenze alleate (Gran
Bretagna, Francia e Russia) fecero pressione sul leader politico
Evanghelos Venizelos perche' spingesse la Grecia ad unirsi a
loro nel conflitto contro Germania e Turchia, in cambio di
concessioni territoriali in Asia Minore. Venizelos organizzo' un
proprio governo, prima a Creta e poi a Salonicco, e scese in
guerra a fianco degli Alleati, che una volta in Grecia
sostituirono il re Costantino con il suo piu' malleabile
secondogenito Alessandro.
Al termine della guerra, nel 1918, Venizelos, con il consenso
degli Alleati, decise di intraprendere l'avventura della
riconquista di Smirne, in Asia Minore, dove la meta' della
popolazione era di origine greca. Ma nel frattempo all'inizio
del secolo in Turchia si era formato un movimento filoccidentale,
quello dei Giovani Turchi, che, guidato dal generale Mustafa
Kemal Ataturk, si riprometteva di sostituire l'ormai obsoleto
sultanato ottomano con un governo moderno e di fondare cosi' una
nuova nazione. L'arrivo delle truppe greche offri' a Mustafa'
Kemal l'occasione di cui aveva bisogno per guadagnarsi il
consenso della popolazione: i soldati di Venizelos vennero
respinti, nell'indifferenza delle truppe alleate, parte della
popolazione greca di Smirne massacrata e con il Trattato di
Losanna, che nel 1923 pose fine alle ostilita', molti musulmani
(400mila) lasciarono la Grecia per la Turchia e lo stesso, ma in
direzione inversa, dovettero fare le centinaia di migliaia di
greci (1.5 milioni) che da generazioni vivevano in Asia Minore.
Il Trattato di pace assegno' la Tracia orientale, le isole di
Imbros e Tenedos alla Turchia, mentre l'Italia teneva il
Dodecanneso.
L'arrivo dei profughi dall'Asia Minore corrispose ad un periodo
di grande instabilita' politica interna. Nel 1920, alla morte di
re Alessandro, un plebiscito rimise sul trono il padre,
Costantino, successivamente deposto dal un colpo di stato
militare, nel 1922, a favore del primogenito Giorgio II.
Seguirono altri golpe, finche' nel 1928 non torno' al potere
Venizelos, leader del Partito liberale, antimonarchico. Nel 1933
tuttavia perse le elezioni a favore del Partito Popolare
filomonarchico, che nel 1935 favori' il ritorno di Giorgio II.
Quest'ultimo nomino' capo del governo il generale conservatore
Ioannis Metaxas che nove mesi dopo assunse poteri dittatoriali
con il consenso del re e con il pretesto di prevenire un colpo
di stato di repubblicani e comunisti. torna su