LIBRO DI ENOCH

Testo religioso della letteratura ebraica



E' la più antica e forse la più importante opera apocalittica:
si tratta di una raccolta di libri, redatti da vari autori in epoche diverse. Il testo in lingua ebraica è stato ritrovato tra i rotoli del mar Morto, mentre fino a non molto tempo fa ne era nota solo una versione in etiopico, a sua volta tradotta dal greco. Il nome del mitico Enoch quale autore di un libro centrato sull'apocalisse e sulle profezie riguardanti il giudizio universale è giustificato dai versetti del Genesi, in cui si dice che "Enoch camminò con Dio...", a significare per alcuni che Enoch fu trasportato in cielo ancora in vita, nonchè dalle molte leggende di varie epoche che hanno Enoch come protagonista: Enoch dunque, uomo giusto trasformato poi in angelo, doveva essere la persona adatta ad accogliere e custodire i più alti segreti. Le recenti scoperte hanno permesso di fare una certa luce sul testo con distinzione tra le parti autentiche e quelle probabilmente spurie, collocandone la redazione tra il II e il I secolo a.C. Il Libro di Enoch, così come ci è tradizionalmente pervenuto, può essere diviso in cinque parti più un'appendice. Nella prima viene ampiamente descritto il prossimo giudizio universale e vi si spiega il dilagare del peccato con la discesa sulla terra di angeli che, unitisi alle figlie degli uomini, hanno procreato dei giganti peccatori; gli angeli caduti rimangono sulla terra, insegnano all'uomo a fabbricare armi e alle donne l'uso dei cosmetici; il peccato così dilaga e Dio fa incatenare gli angeli caduti fino al giorno del giudizio. Famose, in questa prima parte, le due visioni di Enoch che nella prima intercede invano per gli angeli caduti e nella seconda ha, dal cielo, una visione del Paradiso. Il secondo libro, detto "delle Parabole", non è stato ritrovato presso il mar Morto e può quindi considerarsi apocrifo; in esso viene discusso il problema del peccato nel mondo, si parla ancora di angeli ribelli, puniti, e della venuta del Messia, cui Dio affiderà i peccatori per il giudizio. Nella terza parte Enoch rivela i movimenti degli astri (che vede con i suoi occhi) e offre un vero trattato di astronomia, descrivendo uno strano calendario, dal quale risulta che l'autore conosce la differenza tra l'anno solare e quello lunare. La quarta parte, divisa in due visioni, si sofferma sui dolori e le sofferenze d'Israele, tema soffuso di nuova tristezza, che diventerà un filo conduttore di tutta la successiva letteratura ebraica. Nella prima visione Enoch parla dell'imminente diluvio; nella seconda, viene narrata in modo drammatico la storia del mondo, nella quale i vari popoli vengono descritti come animali: vi si trovano tori, leoni, tigri; Israele è la pecora, custodita da 70 pastori. Alla fine, con i consueti vividi colori, viene descritta la riscossa della pecora, l'apparizione di Dio, il premio ai giusti, l'arrivo del Messia e l'inizio di un'età felice. Nella quinta parte, nella quale si narrano le contingenti sofferenze dei giusti e la prosperità dei peccatori (situazione temporanea, in quanto le colpe verranno annotate e la punizione sarà inevitabile dopo la morte), è di nuovo descritto il regno messianico, ma in modo assai diverso dalle parti precedenti. L'età messianica qui appare solo come uno stadio preliminare precedente al giudizio universale: alla fine avrà luogo il giudizio e seguirà la creazione di una nuova terra e la resurrezione dei giusti. I resuscitati vivranno come spiriti e angeli, non come mortali. Nonostante la discontinuità e lo stile spesso povero, l'opera non manca di esercitare un fascino eccezionale, con le sue visioni fantastiche e suggestive che ricompariranno tante volte nella letteratura più tarda, ebraica e non, fino alle leggende medievali alle quali Dante stesso attinge.
 

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