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Le
Mille e una notte
(Alf laila wa laila)
Raccolta
di novelle e fiabe della letteratura araba

Considerata dai letterati arabi con una certa sufficienza,
l'opera è giustamente divenuta per la sua fantastica
varietà, per i suoi temi, per la ricchezza avventurosa e
poetica, una delle più diffuse e amate in tutto il mondo.
Certamente la lingua in cui le novelle sono scritte risponde
solo limitatamente alle aspettative dei classicisti arabi,
le poesie che troviamo alternate alla prosa sono scritte a
loro volta in versi non classici, ma popolareschi: se tutto
sommato, il valore artistico non è elevato, è però un fatto
che la forza di suggestione, la presa sull'anima della gente
è sempre stata fortissima. Il mondo arabo conosce molte
altre raccolte di fiabe e racconti: tuttavia le raccolte
precedenti sono state tutte o quasi messe in ombra dalle
Mille e una notte, in cui viene riflesso in particolare il
mondo dell'Iraq (del tempo degli Abbasidi), della Siria e
dell'Egitto. La cornice non è araba e, del resto molte fiabe
non sono arabe, ma rifacimenti arabi, più o meno riusciti,
di storie anteriori, provenienti da varie parti (greche,
persiane, indiane ecc.). Come informa il Gabrieli, nel X
secolo esisteva in Persia una raccolta di favole, detta
Mille favole, che fu tradotta in arabo col titolo Mille
notti. Anche nella raccolta persiana e in quella araba più
antica c'è la "cornice" (la storia di Shahrazad o
Shehrazade). I racconti che hanno come protagonista il
saggio Sindibad sono di origine indiana. Tuttavia il
contenuto e l'atmosfera delle novelle venne poi sempre più
arabizzato. Gli studiosi distinguono nelle novelle della
raccolta tre strati: uno più antico, indianopersiano, del
quale fanno parte la cornice e pochi racconti; un nucleo di
provenienza irachena, al cui centro sta il "Signore dei
Credenti", il celebre califfo Harun ar-Rascid: questo nucleo
è però posteriore all'epoca in cui visse il califfo; lo
strato più sostanzioso e recente è quello egiziano.
Naturalmente attraverso i tempi la raccolta si è andata
continuamente modificando nelle innumerevoli redazioni, con
aggiunte e sostituzioni di ogni genere, con inserti di
origine giudaica, greca, e anche europea occidentale. Fra
l'altro venne inserito il racconto dedicato ai viaggi del
marinaio Sindibad (omonimo del sapiente Sindibad). Purtroppo
nel corso dei secoli la vivacità primitiva è andata
appannandosi. La cornice è la seguente: quando il re
di Persia, Shahriyar, scoprì l'infedeltà della moglie, la
fece condannare a morte e perse ogni fiducia nelle donne.
Per questo decise di prendersi una bella ragazza ogni notte
e di farla uccidere all'alba. Ogni ragazza si sentiva in
pericolo e le fanciulle persiane trovarono nella principessa
Shehrazade, figlia del gran vizir, la loro protettrice:
difatti la principessa, che era tanto intelligente quanto
bella, inventò uno stratagemma: si recò al palazzo del re e
si offrì al sovrano come sposa per una notte, chiedendo,
come unica grazia al re, che con lei rimanesse anche la
sorella Dinazard: il re acconsentì. Venuta la notte,
Dinazard, secondo le istruzioni della sorella, chiese a
questa di raccontarle una storia e Shehrazade cominciò a
raccontare una delle innumerevoli e bellissime storie che
conosceva. Tuttavia, molto accortamente, allo spuntare
dell'alba, Dinazard fece in modo che la storia non fosse
terminata. Il re, curiosissimo, volendo conoscere il
seguito, decise di non uccidere la principessa Shehrazade o,
meglio, di rimandare l'esecuzione all'alba successiva.
Naturalmente la notte successiva Shehrazade, finita la
storia precedente, ne iniziò un'altra, più bella della
prima. E all'alba si ripresentò la stessa situazione.
Andarono così avanti per mille e una notte. Alla fine il re,
contento e sereno, decise di abolire la legge crudele e di
tenersi per tutta la vita, come sposa, la bella Shehrazade.
Tra le storie più famose dobbiamo almeno ricordare la
vicenda di Aladino e della lampada fatata (una lampada dalla
quale usciva, se strofinata, un genio, il quale diventava
servo del padrone della lampada e compiva imprese
mirabolanti), la storia del tappeto magico: l'oggetto magico
di questa storia non è solo il tappeto volante comperato dal
principe indiano Hussain, ma anche il tubo magico,
attraverso il quale è possibile vedere a distanze
incredibili e, infine, una mela fatata, fiutando la quale
chi è in punto di morte guarisce. In realtà i tre oggetti
magici erano stati mandati dalla peri (fata) Banu, la quale
si era innamorata del più giovane principe Ahmed: questi,
seguendo la freccia che aveva lanciato, arrivò al palazzo di
Banu, la sposò e divenne sultano dell'India. Le fiabe ci
mandano ora nel regno degli abissi marini, dove regna la
Rosa del mare, ora - con il cavallo fatato - siamo spediti
nel lontano Kashmir; ma il più straordinario viaggiatore è
certo il marinaio Sindibad o Sindbad, che ha visto terre
prodigiose e corso pericoli senza numero, nonchè incontrato
esseri favolosi come l'enorme uccello Rok. Chi non conosce,
poi, la storia di Alì Baba e dei quaranta ladroni?
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