Il valore del tempio cristiano per il credente.




Chi comincia ad avvicinarsi alla comprensione dell'architettura religiosa in senso ortodosso è Erwin Panofsky. In una sua famosa opera quest'acuto autore esamina il passaggio dallo stile romanico a quello gotico nell'Ile de France in seguito all'insorgere e all'affermarsi della cultura teologica scolastica. Il periodo romanico, nel quale vige la cultura monastica, rispetta il mistero e unisce la teologia alla vita. Le sue chiese, se viste dall'esterno, non fanno indovinare cosa vi sia dentro. Dalle loro piccole finestre penetra poca luce e chi entra nell'edificio si deve abituare poco a poco ad un ambiente raccolto e poco illuminato. Il periodo gotico, viceversa, ha ampie finestre. Dall'esterno si può indovinare la struttura che la chiesa ha nel suo interno. A questa peculiarità architettonica fa pendant la cultura scolastica che vuole illuminare tutto e catalogare con precisione ogni cosa. Nelle nervature dei pilastri, che si slanciano con forza verso l'alto, si indovina tutto lo sforzo intellettuale che l'uomo di ques'epoca compie per inserire in categorie razionali i misteri e la teologia cristiana. Tuttavia lo scopo principale del cristianesimo è quello di essere vissuto, non di essere razionalizzato...
Erwin Panofsky ha suggerito che esiste un intimo legame tra il modo di costruire una chiesa e il modo di pensare e di vivere degli uomini.

La chiesa: un luogo simbolico

Per la Tradizione ogni realtà della Chiesa è legata al credente ed è in servizio del suo progresso spirituale. L'edificio della chiesa ha, così, un valore sacro perché racchiude in sé un universo simbolico.

Il credente che si affaccia all'interno di un'antica basilica si trova davanti ad una prospettiva, davanti ad un cammino con una meta: l'abside e il santuario. La parte iniziale della chiesa simboleggia lo stadio esistenziale di chi si avvicina per la prima volta al cristianesimo. Chi attendeva di essere battezzato sostava nell'area accanto alla porta d'ingresso. Tutta l'area interna simboleggia il cammino nella fede del credente. Il santuario, luogo dov'è posto l'altare e si celebra l'Eucarestia, rappresenta il luogo della visione, il luogo in cui la luce di Dio giunge agli uomini per illuminarli. Così non desta meraviglia che la maggioranza delle chiese antiche siano rivolte con l'abside a est, luogo dove sorge il sole. Ancora oggi, al momento in cui entra la luce solare attraverso le finestre absidali, in ogni monastero del Monte Athos (Grecia) si canta l'inno di lode che precede immediatamente la liturgia: "Gloria a te che dai la luce...". E la luce vera che illumina gli uomini è la presenza di Dio e del suo Regno presente: "Ecco io sarò con voi fino alla fine del mondo". Perciò la liturgia inizia con le parole: "Benedetto il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo...".

Gli elementi cosmici si uniscono a quelli simbolici ed entrambi si collegano alla situazione personale del credente. Nell'edificio ecclesiastico, quindi, il credente ritrova se stesso davanti a Dio. La sacralità della chiesa è, allora, indice e rimando della sacralità della persona umana poiché Dio si rivela nei cuori degli uomini ed è lì che essi devono imparare a scoprirlo. La distruzione del significato dei simboli, il soggettivismo sfrenato nelle questioni di fede, il sentimentalismo e l'intellettualismo hanno finito per privare del suo profondo senso la fede cristiana senza farle alcuna lotta esterna. L'architettura religiosa odierna eredita, in Occidente, questa critica situazione.

Il senso del sacro che ha la chiesa deriva, inoltre, da qualcos'altro. Per l'Ortodossia Dio ha un aspetto inconoscibile e impartecipabile (la sostanza) e un aspetto conoscibile (l'energia). Attraverso l'energia Dio si diffonde e si fa conoscere. L'energia divina, sempre increata, si diversifica a seconda dei suoi effetti. L'energia santificante (la Grazia) è una tra le tante. Il suo effetto consiste nel divinizzare l'uomo. Esiste pure l'energia con la quale Dio mantiene in vita e conserva il cosmo. Ogni cosa, dunque, partecipa di Dio ma in maniera differente. Un luogo nel quale è avvenuta una teofania (un'apparizione divina) è detto, a ragione, sacro. La chiesa nella quale vengono amministrati i sacramenti e si dona la Grazia divina increata, in cui abitualmente si invoca l'aiuto di Dio e si celebra la liturgia, non può essere considerata un luogo profano. La sua particolare funzione è stata stabilita il giorno in cui l'edificio è stato consacrato benedicendolo e ungendolo con il sacro myron (=crisma).

La sacralità del luogo, oltre a rimandare alla sacralità della persona, rimanda, dunque, a un modo d'intendere Dio.


San Simeone di Salonicco (XV sec.) si è soffermato a descrivere il mondo simbolico racchiuso nel tempio cristiano.

«Il tempio (naos), sebbene sia composto da pietre, legno e altri materiali, contiene una grazia soprannaturale. Una volta che viene consacrato da un vescovo tramite mistiche preghiere e unto col santo miron (crisma), diviene veramente dimora di Dio. Come tale, non è totalmente accessibile a chiunque.

Il tempio ha una doppia natura, avendo un luogo per l’altare e un luogo esterno ad esso. In questo modo rappresenta Cristo, che è sia Dio che uomo, che ha una natura visibile e un’altra invisibile. Il tempio rappresenta pure l’uomo composto di anima e di corpo. Inoltre, esso rappresenta soprattutto l'eccellente mistero della Santissima Trinità, inaccessibile nella sua essenza, ma nota nella sua provvidenza e nei suoi poteri, rivelando, similmente, il mondo delle cose visibili e di quelle invisibili. Quello stesso mondo visibile ed invisibile è rivelato solo dal tempio divino col sacro vima (altare) posto a rappresentare i misteri inacessibili, e le altre sue parti poste a rappresentare quelli accessibili.

Il tempio divino è visto pure come triadico: l'area precedente alla navata, la navata e il sacro vima sono tre aree che stanno a rappresentare la Santa Trinità e gli ordini angelici divisi in tre schiere. Inoltre queste aree rappresentano anche i tre differenti gradi di pietà degli uomini: quello dei sacerdoti, quello dei fedeli giunti a perfezione e quello di coloro che iniziano il loro cammino cristiano con il pentimento. La divisione tripartita del tempio insegna le cose riguardanti la terra, il cielo e ciò che è al di là del cielo; l'area precedente la navata riguarda la terra, la navata riguarda il cielo mentre il santissimo vima insegna le cose che riguadano tutto ciò che è al di sopra del cielo».

(Sul tempio divino.)



La chiesa: un luogo sacro


L’architettura di una chiesa ortodossa risponde essenzialmente ai bisogni liturgici. Ciò che la caratterizza è la presenza dell’altare sul quale si celebra il mistero dell’Eucarestia, vertice di tutta la Liturgia, nel quale il pane e il vino divengono Corpo e Sangue di Cristo.

L’altare è come la tomba nella quale si manifestò la Resurrezione del Corpo di Cristo. Lo spazio attorno ad esso, il Santuario o Vima, è racchiuso da una parete che sorregge alcune icone: l’iconostasi. Nella parte centrale dell’iconostasi si situa una porta con due battenti che si affaccia direttamente sull’altare. Sui due lati della porta si trovano delle icone: a destra quella di Cristo, a sinistra quella della Theotokos (= Genitrice di Dio). Tale porta può essere superata solo dai celebranti. Similmente, possono entrare nel santuario solo coloro che compiono il servizio liturgico. La disposizione descritta caratterizza tutte le chiese ortodosse anche se il luogo di culto fosse un locale improvvisato.

A destra dell’altare è disposta una tavola di piccole dimensioni per la preparazione dei Santi Doni: la protesi. Prima della celebrazione della Divina Liturgia il calice e la patena (disco sul quale si appoggia il Santo Pane durante la celebrazione) sono disposti sulla protesi. Il celebrante riempie il calice di vino e d’acqua e taglia, da un piccolo pane predisposto, il pezzo che sarà consacrato appoggiandolo sulla patena. Al momento dell’offertorio, durante la celebrazione dell’Eucarestia, il calice e la patena (il disco) sono recati solennemente in processione con un percorso che parte dalla protesi e termina all’altare. I celebranti escono dal santuario attraverso una porta laterale, arrivano al centro della chiesa e poi ritornano verso il Santuario entrando per la porta centrale. Nella parte destra del Santuario si trova il Diakonikon, luogo simile ad una sacristia nel quale vengono assunti o deposti i paramenti sacri e gli oggetti liturgici.

Al di fuori del santuario, i fedeli e il coro dei cantori stanno nella navata. E’ sempre in essa che viene distribuita la comunione. E’ pure in tal luogo che si celebra la maggioranza dei Sacramenti, ad eccezione di quello dell’Ordine (che avviene all’altare) e di quello dell’unzione dei malati (che si può fare pure in una casa o in un ospedale).

Il nartece è un vestibolo tra la navata e l’esterno della chiesa. In esso stanno i penitenti e un tempo i catecumeni. I monaci che, prima di tutto sono dei penitenti, vi recitano degli uffici liturgici tipicamente monastici. Durante alcune solenni ufficiature liturgiche vi si pronuncia una grande preghiera detta liti per i bisogni del mondo intero e per preservarlo dalle calamità e dalle catastrofi naturali. Infine, all’esterno, si trova un peristilio, una sorta di sagrato con, a volte, una fontana. Queste due parti, il nartece e il peristilio, si trovano normalmente nelle chiese. Invece, quando ci si trova davanti ad un semplice locale adattato per la celebrazione, generalmente ci si accontenta di tenere l'iconostasi e la navata.

Nella costruzione di una chiesa, la sua altezza deve sempre rispettare armonicamente la sua pianta in maniera che le proporzioni siano gradevoli alla percezione umana affinché egli possa sentirsi bene come a casa sua ispirandogli pure un senso di elevazione dello spirito. L'armonia delle proporzioni crea un senso di pace e di ben essere qualsiasi sia la grandezza dell'edificio. Così la chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli, uno tra i più meravigliosi esempi di architettura religiosa ortodossa oltre che una delle più grandi basiliche della cristianità, non crea alcun senso di schiacciamento come lo infondono molte cattedrali gotiche. La cupola emisferica di questa basilica avvolge lo spazio interno riproducendo l'armonia del cosmo sintetizzata nella chiesa.

Questa cupola (trullo) si trova nella maggior parte delle chiese ortodosse e sovrasta la navata. Vi è dipinto un Cristo Pantocrator, ossia, "sovrano dell'universo". La maggior parte delle pareti sono ornate e dipinte con affreschi seguendo la stessa tecnica pittorica delle icone; essi rappresentano scene tratte dalla vita di Cristo e immagini di santi. Il fedele si trova in tal modo circondato da una folla di testimoni della fede. Questa onnipresenza della santità e del mistero dell'opera di Cristo ha l'immenso vantaggio di creare, per la sua stessa profusione, un clima psicologico particolarmente propizio alla preghiera e alla pace interiore. Inoltre i colori utilizzati per questi affreschi uniti a giochi di luci particolarmente studiati nella costruzione dell'edificio, contribuiscono anch'essi a creare un'inesprimibile ambientazione per la liturgia ortodossa.