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Un
passaggio fondamentale nella contrapposizione fra Oriente e Occidente
è dato dai percorsi differenti che nella Tarda Antichità e nell’Alto
Medioevo compiono le due aree geografiche separate dalla antica
divisione dell’Impero Romano. Da una parte Bisanzio e l’impero di cui
è capitale, dall’altra l’Europa occidentale, invasa dai popoli
germanici, di cui Roma continua a essere l’emblema. Questa
contrapposizione, in cui ricompaiono molti degli stereotipi su cui
l’antichità aveva fondato la sua idea di barbarie, verrà accentuata e
resa irreversibile dallo scisma religioso dell’XI secolo in seguito al
quale i cristiani orientali verranno di fatto equiparati agli infedeli
dai loro fratelli separati della Chiesa d’Occidente. Di questa
complessa materia parla lo storico Federico Chabod (1901-1960) nel
brano che qui è riportato tratto da un testo che raccoglie le lezioni
di un corso universitario sull’idea di Europa tenuto negli anni ’40
del XX secolo.
Bisanzio si scorda sempre più della tradizione romana e sempre più si
afferma greca, quasi rivendicando la grecità preesistente alla
conquista romana del mondo mediterraneo.
Il contrasto viene sempre più nettamente sentito, col tempo; ce ne offre testimonianza perspicua, nel sec. X Liutprando da Cremona, con
la sua Relatio de Legatione Costantinopolitana (968) Qui, certo,
traspare ancora, in un momento, una differenza di altra natura,
nell’Occidente stesso, fra Germani cioè e Romani: ed è quando Niceforo
Foca inveisce contro Liutprando ed i suoi, dicendogli «voi non siete
Romani, siete Longobardi». Al che Liutprando ribatte che «noi», cioè
Longobardi, Sassoni, ecc., i Germani in genere, abbiamo in tanto
sdegno i Romani che quando siamo in collera, per offendere i nostri
nemici, ci basta chiamarli «Romano», comprendendo in esso, cioè
nell’appellativo «Romano» tutta l’ignobilità, la timidezza, l’avidità,
la lussuria, la menzogna ; in una parola, tutti i vizi esistenti; che
è, ancora, la contrapposizione di una coscienza «germanica» ad una «romana».
Ma, in genere, la contrapposizione è ben altra: ed è fra l’Occidente e
l’Oriente. E l’Occidente ha sì, nelle parole di Liutprando, impronta
germanica per quel ch’è struttura politico-militare, ma impronta
cattolica, cioè romana, per la vita religiosa e morale. Uno dei
rimproveri che Liutprando muove a Niceforo (o, almeno asserisce di
aver mosso, e a noi qui non importa se la sua narrazione risponda
interamente a verità o no, perché quel che ci interessa è il «modo di
vedere» di Liutprando), è infatti questo: che in Oriente sono nate e
prosperate tutte le eresie, mentre «noi, cioè Occidentali», le abbiamo
soffocate. Spesso i papi hanno liberato anche l’Oriente da eresie.
La distinzione fra Germani e Romani vien dunque superata da quella fra
Occidentali ed Orientali; onde sotto il nome di Franchi appaiono già
talvolta compresi tanto i Latini quanto i Teutoni, come poi sarà d’uso
generale. Gli uni e gli altri, Occidentali ed Orientali, si presentano
ormai con caratteristiche ben delineate in ogni campo: furbi, infidi,
traditori, volpi per l’ingegno, Ulissi per lo spergiuro e la menzogna,
adulatori gli Orientali; leali, onesti, franchi gli Occidentali (per
Liutprando s’intende; per i Bizantini naturalmente vale il contrario);
effeminati, molli, inadatti alla guerra i primi, eroi avvezzi alla
guerra e alla vittoria i secondi. A queste differenze fondamentali
altre se ne aggiungono che riguardano i costumi e la vita quotidiana:
dall’armatura pesante dei guerrieri occidentali, di cui si prende
giuoco l’imperatore Niceforo, al vino dei Greci, imbevibile per
Liutprando perché mescolato con pece, resina e gesso, ai costumi
muliebri indossati dagli uomini dell’Oriente e che muovono a sdegno
Liutprando.
Tutto è dunque diverso, fra Occidente e Oriente. Ma se in tale
contrasto riappaiono taluni dei motivi già emersi nel V-IV secolo a.
C., v’è una differenza fondamentale tra quel lontano periodo e il
Medioevo: ed è che allora l’Oriente voleva dire l’Asia e l’Occidente
la Grecia, cioè l’Europa civile; ora, l’Occidente significa le regioni
ad ovest dell’Adriatico e il disprezzato Oriente comprende la Grecia.
Popoli nuovi, non conosciuti dai Greci del V secolo a. C., compongono
il «nuovo» Occidente, che abbraccia anche l’Europa centrale e si è
dilatato assai oltre le regioni propriamente mediterranee.
Contrapposizione di gran conto, perché allontanava l’Oriente europeo
dalla comunità civile a cui, primo, esso aveva dato nutrimento, ed era
destinata a continuar per secoli, anzi ad aggravarsi ancora dopo la
conquista turca che finì di staccare la Grecia e i Balcani dall’Europa
morale, in cui quei popoli cominciarono ad essere riaccolti soltanto
nel momento dell’appello all’europeo principio di nazionalità, e cioè
nel secolo XIX.
Oriente ed Occidente: non per nulla il termine Occidente, Abendland, è
stato più e più volte assunto come equivalente d’Europa, soprattutto
nella storiografia tedesca, la quale ha pure messo in voga un’altra e
consimile espressione, anch’essa come equivalente di Europa, e cioè la
comunità dei popoli romano-germanici.
Siffatta contrapposizione culmina nel campo religioso con lo scisma
d’Oriente e la separazione definitiva della chiesa greca da quella
romana, nel campo politico con le Crociate e i progetti e le imprese
di conquista di prìncipi occidentali in Oriente. […]
Alla contrapposizione dei termini Franco o Latino contro Greco o
Bizantino, corrispondono contrastanti caratteristiche morali, vale a
dire, nei cronisti e scrittori dei secoli XII-XIII si completa il «tipo»
dell’Occidentale io confronto all’Orientale: e le fonti occidentali
dipingono a foschi colori la doppiezza e furberia, la perfidia greca (ricordate
il timeo Danaos ecc. : e pensate a Ulisse e Diomede nell’inferno
dantesco), lo spirito sottile e sofistico dei Greci, che hanno l’animo
dei traditori, tratteggiando invece la figura dell’Occidentale come
quella del cavaliere coraggioso, leale e fedele alla sua parola, tutto
«onore e cortesia»; mentre a loro volta i Greci parlano di avidità di
dominio e di assenza di scrupoli degli Occidentali, sulla cui «ottusità»
mentale poi fioriscono ironici commenti. La diversità vien messa in
rilievo anche fuori dal puro ambito psicologico: fisicamente, ecco
l’apprezzamento della statura imponente dei «Franchi». E al di là
delle differenze psicologiche e fisiche, ecco, sulle orme di
Liutprando, differenze di istituti, di forme di vita: così i Bizantini
considerano come tipici degli Occidentali il feudo, l’armamento e il
modo di combattere della cavalleria E a loro volta i «Latini», nel
contrasto con i Bizantini, sentono più viva la comunanza di vita, di
costumi, di tradizione fra le nazioni dell’Occidente.
Insomma, si delineano due mondi, nettamente, profondamente distinti; e
tale è anche il giudizio dei terzi che osservano le beghe interne del
mondo cristiano, vale a dire degli Arabi, i quali pure scoprono, al
disotto del «cristiano» le differenze profonde tra «Franchi» e «Greci».
[…]
Dunque, concludendo, ecco come l’Oriente europeo si è andato
straniando dall‘Occidente durante il Medioevo. E nell’Oriente era
compresa non solo la penisola balcanica, sì anche l’Ungheria e la
Rumenia […].
Questo senso di estraneità dell’Oriente europeo cresce, naturalmente,
dopo la conquista turca dei Balcani e di Costantinopoli: ché allora
tutta questa parte dell’Europa fisica diviene focolaio di rovina, nido
del più pericoloso nemico che la cristianità abbia mai avuto, punto di
partenza per gli ulteriori attacchi contro il «ventre della
cristianità», cioè contro l’Europa centro-occidentale.
[Federico Chabod, Storia dell’idea d’Europa, Bari, Laterza, 1984, pp.
39-43] |
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