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L’Europa e stata inizialmente un mito e una concezione geografica. Il mito
fa nascere l’Europa in Oriente. La parola e l’idea emergono
dalla mitologia greca, il piu antico nucleo di civilta
presente sul territorio di quella che poi diverra l’Europa. Europa vi
figura in quanto figlia di Agenore, re della Fenicia, l’attuale Libano.
Zeus, il re degli dei greci, se ne
sarebbe innamorato e, trasformatosi in toro, l’avrebbe trasportata a
Creta. Dai loro amori sarebbe nato Minosse, re civilizzatore e legislatore,
divenuto, una volta morto, uno
dei tre giudici degli Inferi. I Greci diedero
il nome di Europei agli abitanti dell’estremita occidentale del continente
asiatico. Il contrasto tra Oriente e Occidente – con cui l’Europa viene a
confondersi – incarna per i
Greci un fondamentale conflitto tra civilta. Il celebre medico greco
Ippocrate, vissuto tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C., oppone
Europei e Asiatici alla
luce dei conflitti che videro le citta greche levarsi contro l’Impero
persiano e che indubbiamente rappresentano la prima manifestazione
dell’antagonismo
Occidente-Oriente: le guerre persiane in cui il David greco sconfisse a
Maratona il Golia asiatico. A
detta di Ippocrate gli Europei sono coraggiosi, ma anche guerrieri e
bellicosi, mentre gli Asiatici sono
saggi e colti, oltre che pacifici e privi di energia. Gli Europei tengono
alla liberta e sono pronti a battersi e anche a morire per essa. Il loro
regime politico preferito e la
democrazia, mentre gli Asiatici accettano tranquillamente la servitu in
cambio della prosperita e della tranquillita. Quest’immagine degli orientali
si e perpetuata nei secoli. Nel Settecento i filosofi europei
dell’Illuminismo hanno elaborato la teoria del
‘dispotismo illuminato’, individuato come il regime politico piu diffuso
in Asia e, nella stessa direzione, il marxismo ottocentesco ha definito un
‘modo di produzione asiatico’, base dei regimi autoritari.
Eredita e
confini
La Grecia
antica lascia dunque all’Europa una doppia eredita: quella dell’opposizione all’Oriente, all’Asia, e quella del modello democratico.
Nonostante la democrazia greca antica sia
lungi dall’essere una vera democrazia – visto che esclude le donne, gli
stranieri e gli schiavi – essa trasmette quest’ideale a un’Europa che
diventera democratica nel
corso dell’Ottocento e del Novecento. Ma il termine
‘Europa’ veniva utilizzato soprattutto dai geografi per designare
l’estremita occidentale del
continente eurasiatico. Furono essi a sollevare una questione che ancora
oggi costituisce uno dei grandi problemi relativi alla definizione di
‘Europa’. Se a nord, a
ovest e a sud il mare costituisce la frontiera naturale dell’Europa, qual e
la frontiera a est? Le steppe dell’attuale Russia (il paese degli Sciti
nell’Antichita), il Bosforo e gli
altipiani, che separano l’Anatolia dalle valli dell’Eufrate e del Tigri,
sono zone indefinite, in cui l’Europa emerge dall’Asia. Questa indefinitezza
pone, ai nostri giorni, la grande questione dell’appartenenza o meno
all’Europa della Turchia a sud-est e,
soprattutto, della Russia a est. Turchia e Russia
appartengono allo spazio democratico che rappresenta attualmente una delle
caratteristiche essenziali dell’Europa? I geografi della Grecia antica
ritenevano, di norma, che la frontiera tra l’Europa e l’Asia fosse
costituita dal fiume Tanai – l’attuale
Don – che sfocia nel Mare d’Azov, il che include la Bielorussia e l’Ucraina
attuali, ma lambisce appena la Russia. In epoca moderna si e ritenuto che la
frontiera seguisse la zona assiale dei monti Urali. Se si viaggia sulla
celebre linea ferroviaria
Transiberiana, che collega l’Ovest della Russia con l’estremita orientale
della Siberia, al chilometro 1777 e possibile leggere su un obelisco
‘Europa’, al di sotto di una
freccia orientata a ovest, e ‘Asia’, al di sotto di un’altra freccia volta
verso est. Ma si tratta di una distinzione geografica piu o meno
arbitraria, a fronte di un problema che e
essenzialmente politico.
Un
cammino tortuoso
Il periodo
decisivo per la nascita e la prefigurazione dell’Europa e il Medioevo. Ma bisogna evitare di cadere in due errori.L’Europa non e il
risultato della lunga costruzione di
un’entita che si e formata poco a poco nel corso della storia. Non e un
obiettivo sempiterno. E un fine recente, chiaramente affermato solo dopo la
Seconda guerra mondiale e perseguito da un gruppo ristretto di economisti e
di uomini politici. Tra essi il
principale esponente fu il francese Jean Monnet (1888-1979), coadiuvato
da un trio di democratici-cristiani rappresentato dal tedesco Konrad
Adenauer (18761967), dall’italiano
Alcide De Gasperi (1881-1954) e dal francese Robert Schuman (1886-1963).
L’Europa deve ancora essere fatta, nonostante siano stati compiuti notevoli
progressi, come l’adozione di una moneta unica: l’euro. D’altra parte fin
dall’Alto Medioevo l’Europa non e mai stata una creazione continua, ne una
individualita collettiva riconosciuta. Nella prospettiva
di una costruzione europea si sono verificati avanzamenti e arretramenti, in
particolare come conseguenza della divisione dell’Europa in nazioni chiuse in
se stesse. Si sono verificate anche eclissi della coscienza europea. Nel
Medioevo la cristianita ha obliterato l’Europa, e la Rivoluzione francese ha
sostituito alla sua immagine
quella della rivoluzione, mentre le due grandi guerre del XX secolo hanno
soffocato l’Europa nel conflitto. Ma, in ogni caso, fin dall’Antichita si
sono sedimentate eredita che a poco a poco hanno costituito il patrimonio
dell’Europa, e hanno contribuito
a dare corpo alla sua idea, cosi come a modellare la sua personalita.
Un’identita complessa
Tra i
principali lasciti dell’Antichita vanno annoverate le lingue greche e
soprattutto quelle latine, che costituiscono il nucleo piu
antico e piu solido della cultura e del sapere europei,
in particolare – anche se non solo – nei paesi che hanno adottato
lingue romanze (Spagna, Francia, Belgio vallone, Svizzera romanda,
Italia, Portogallo). Ma non bisogna trascurare neppure la
filosofia, l’architettura, la scultura, il teatro e lo sport, lasciati
come eredita dai Greci, ne il diritto e le arti liberali, in
particolare la retorica, ereditati dai Romani. Nel campo dell’alimentazione
Greci e Romani ci hanno tramandato il vino, l’olio e il
frumento (venuto dal Medio Oriente). L’Alto Medioevo,
nel periodo che va dal IV all’VIII secolo, non si accontento di
aggiungere qualche vago strato supplementare all’Europa. Dei
due grandi storici che hanno dato vita alle «Annales»,
contribuendo a un profondo rinnovamento della storiografia,
uno, Marc Bloch, ha scritto: «L’Europa e nata quando l’Impero e
crollato»; l’altro, Lucien Febvre, ha ripreso questa frase,
soggiungendo: «Diciamo piuttosto che l’Europa diventa una possibilita
nel momento in cui l’Impero si disgrega». Cio che a quel
punto rese possibile l’Europa fu che la parte occidentale
dell’Impero si separo dalla parte orientale, e che questa parte
occidentale si apri ai popoli ‘barbari’ del Nord e dell’Est – Celti,
Germani e piu tardi Slavi – per dar vita a quei popoli
‘meticciati’che sarebbero poi divenuti gli Europei. Fu anche il fatto che
tutti i suoi abitanti si convertirono gradualmente al cristianesimo, il
quale forni loro il cemento
religioso, ideologico e culturale necessario alla realizzazione di un’unita
di idee, di sentimenti e di pratiche. L’Europa di oggi
e di domani non deve essere un’Europa cristiana. Dopo il Medioevo l’Europa
ha acquisito la liberta in materia di credo, e la fede religiosa puo
coabitare con una laicita
divenuta regola maggioritaria. Ma nel processo costitutivo di una ‘comunita’
il cristianesimo ha avuto, agli inizi, un ruolo essenziale. Questa stessa
impronta religiosa ha d’altra parte spinto gli Europei a errori, e anche a
crimini, che gravano pesantemente
sulla storia dell’Europa. La ‘colorazione’ religiosa della primitiva
identita europea (nel Medioevo l’Europa tende a confondersi con la
cristianita) condusse alla
persecuzione degli eretici, che contraddicevano la dottrina della Chiesa, e
a quella degli Ebrei, che nel territorio europeo costituivano un corpo non
cristiano che opponeva
resistenza: l’Inquisizione ricorse alla tortura. La stessa colorazione
religiosa spinse alla Crociata, replica militare all’espansione musulmana,
che trasferi la guerra fuori
dell’Europa e suscito un odio durevole tra le popolazione musulmane
extraeuropee, opponendo una sorta di jihad (guerra santa) cristiana alla
jihad islamica. Un’identita
collettiva si plasma attraverso fattori tanto interni quanto esterni. Nel
caso dell’Europa il fattore esterno fu rappresentato dall’Islam. Una
nuova religione predicata da Maometto
nacque in Arabia nel VII secolo, e nel giro di un centinaio di anni si
diffuse in gran parte dell’Oriente e nell’Africa del nord. I musulmani
attaccarono i cristiani nel
Medio Oriente e nell’Africa del nord, che venne strappata ai Bizantini, e
successivamente, a partire dal 711, passarono in Europa, dove conquistarono
rapidamente la Spagna, giungendo fino ai Pirenei. Nel 732 un’armata
musulmana avanzo a nord dei
Pirenei; il re franco Carlo Martello, alla testa di un esercito cristiano,
l’arresto nei pressi di Poitiers costringendola alla ritirata. Una cronaca
cristiana dell’epoca dice essersi
trattato di una vittoria degli ‘Europei’ sugli ‘Infedeli’, segnalandoci con
cio che il termine ‘europeo’, lungi dall’essere solo un’espressione
geografica, esprimeva anche un
sentimento religioso e culturale improntato a valori identitari. La
riconquista (reconquista) della Penisola Iberica sottratta ai musulmani,
conclusasi nel 1492 con la
presa di Granada, e una delle imprese collettive degli Europei nel corso del
Medioevo. I musulmani, dal canto loro, occuparono per breve tempo una
parte della Provenza e della Sicilia e per due secoli furono padroni di
Palermo, prima di essere
cacciati dai Normanni.
Religione e politica
Il grande
storico belga Henri Pirenne (1862-1935) ha stabilito una relazione, in particolare dal punto di vista economico, tra la conquista
araba e la costruzione europea,
paragonando Maometto a Carlomagno. Ma, contrariamente a un’idea diffusa,
non credo che Carlomagno sia stato il padre dell’Europa. Il suo Impero fu
molto piu piccolo dell’Europa. Esso non comprendeva la Penisola Iberica,
ne il mondo anglosassone o
quello scandinavo; non ne facevano parte il Centro e l’Est della Germania,
ne i paesi slavi dell’Europa centrale e dei Balcani che oggi si trovano ai
confini dell’Europa politica, ma che storicamente sono europei. La capitale
dell’Impero carolingio,
Aquisgrana, non era europea nel senso in cui Roma lo era stata nei tempi
antichi o in cui oggi lo e Bruxelles. Carlomagno non concepi il progetto
dell’Europa, ma piuttosto
quello di un ritorno all’Impero romano del passato. In ogni caso
Carlomagno, usando un latino rinnovato, riunendo alla sua corte uomini
di cultura e poeti provenienti da tutte le parti dell’Impero e anche da zone
esterne a esso – spagnoli,
irlandesi, anglosassoni, franchi e germani, italiani ecc. –, ha contribuito a
forgiare un’Europa culturale. Egli ha dimostrato che il fulcro dell’unita
europea, il legame
sostanziale di una comunita europea, doveva essere la cultura. E che essa
aveva bisogno di una legislazione comune, quella dei capitolari, utili
soprattutto a inquadrare e a
stimolare l’attivita economica. Tra il IX e il
XIV secolo la cristianita diede vigore alla costituzione di un’Europa
ancora senza nome, seguendo in particolare due direttrici: la conversione di
nuove nazioni e lo sviluppo delle popolazioni cristiane. La conversione –
unita alla reconquista iberica – riguardo successivamente i Germani, gli Scandinavi, gli Ungheresi e gli Slavi dell’Ovest
(polacchi, cechi, slovacchi, sloveni, croati). Prima di
Carlomagno la cristianita europea aveva evitato il grave rischio di una
divisone tra cristiani ‘cattolici’, ritenuti ortodossi, e cristiani
‘ariani’, considerati eretici. Alcuni re, visigoti in
particolare, erano passati dall’arianesimo al cattolicesimo, ma il
cristianesimo occidentale, che obbediva a Roma e parlava latino, si stacco
dal cristianesimo orientale che parlava greco e non riconosceva il papa.
La rottura si consumo nel 1054,
anche se l’evento piu rilevante si era verificato alla fine del X secolo,
con la conversione al cristianesimo greco-ortodosso di Vladimiro, principe
di Kiev. A partire da Costantinopoli e da Kiev l’Europa orientale divenne
cristiano-ortodossa.
Nel XX secolo l’impero sovietico inglobo quest’Europa ortodossa e venne
cosi ad acuirsi una frattura profonda, che permane tuttora nel cuore
dell’Europa. In ogni caso, a
partire dall’anno Mille e fino alla meta del XIII secolo, una diffusa
prosperita e un rilevante progresso coinvolsero piu o meno tutte le regioni
europee, comprese le regioni periferiche; essi contribuirono al rafforzamento
di un comune sentimento
europeo e allo stesso tempo salvaguardarono, e talora favorirono, le
diversita regionali. Una delle caratteristiche essenziali dell’Europa – da
preservare a tutti i costi – e
proprio la sua diversita che può, e deve, coesistere con la sua unita. A
tale slancio e stato dato il nome di ‘prima rivoluzione europea’. Suo tratto
saliente fu l’intenso sviluppo urbano; le citta si accrebbero e si
moltiplicarono con l’estensione di autonomie e di
istituzioni consolidate e con i progressi dell’urbanesimo. Tra l’anno
Mille e il XIII secolo un considerevole aumento demografico raddoppio la
popolazione europea; di
conseguenza si dovettero ampliare le superfici destinate alle colture e
introdurre perfezionamenti tecnici nei modi di lavorazione della terra, nei
trasporti, nell’industria
tessile e nella costruzione degli edifici e delle strade, dei mulini e delle
imbarcazioni. Contemporaneamente un grande fermento religioso, pur se
moltiplico il numero degli
eretici, consolido il movimento cittadino e l’affermazione dei laici,
attraverso la creazione dei nuovi ordini mendicanti dei domenicani e dei
francescani. A esso si
accompagno un intenso fervore artistico, con la nascita dell’arte romanica e
successivamente di quella gotica. Conoscenze e
insegnamento furono considerevolmente incrementati, mentre si accentuava
sempre di piu il richiamo alla ragione, affiancato alla fede. Furono
istituite scuole e fece la
sua comparsa l’insegnamento superiore con la creazione di universita
in tutta Europa. Dapprima in Italia (Bologna), in Francia (Parigi), in
Inghilterra (Oxford e Cambridge),
nella Penisola Iberica (Salamanca e Coimbra); quindi, tra XIV e XV secolo,
nell’Europa centrale (Heidelberg, Praga, Cracovia), e infine, nel XV secolo,
nell’Europa settentrionale (Uppsala). Ovunque, in Europa, si diffuse la
filosofia scolastica. Lo
sviluppo del commercio, con le sue fiere e i suoi mercati, contribui a
mettere in risalto le carenze dell’economia europea medievale: il numero
eccessivo di imposte sulle
merci (pedaggi), l’inadeguatezza della moneta corrente per scambi che
diventavano sempre piu di ordine monetario. La circolazione monetaria era
troppo frammentata. Anche le monete italiane piu apprezzate, fiorini e
ducati, erano insufficienti. L’esistenza di
una moneta unica avrebbe probabilmente fatto fare un balzo in avanti
all’economia medievale che approdo, tra non poche difficolta, al
capitalismo. Ma, visto che la
politica economica e monetaria ha sempre bisogno di condizioni politiche
favorevoli, a partire dal XIV secolo guerre, pestilenze e rivolte
rallentarono il progresso economico, anche
se la coscienza dell’identita europea rimase sempre viva. Lo stanno a
testimoniare figure come quella di Enea Silvio Piccolomini, pontefice con il
nome di Pio II (1458-1464), o dello scrittore e uomo politico Philippe de
Commynes, attivo dalla Fiandra
all’Italia tra il XV e il XVI secolo.
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