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Gli studi sull’Intelligenza Artificiale sono
iniziati poco più di 50 anni fa, a che punto siamo arrivati oggi e
quali sono le prospettive per il futuro?
Inizialmente non si sapeva con precisione cosa fosse l'intelligenza
artificiale, praticamente cercavamo di far fare ai computer cose che
non erano mai state fatte prima. Fin dall’inizio furono scritti
programmi per computer molto buoni e competitivi in matematica o nella
simulazione di fenomeni fisici. Solo in seguito abbiamo cominciato a
scrivere programmi che cercavano di far fare ai computer quello che
fanno gli esseri umani, a fargli apprendere cose normali, non tecniche.
Perciò e' molto più facile che i programmi per computer svolgano
operazioni tecniche, piuttosto che operazioni che richiedono la
padronanza del senso comune.
In realtà ciò che riesce a fare un bambino piccolo è molto più
complesso di quello che può fare lo scienziato più colto. I bambini
imparano a riconoscere il linguaggio e a riprodurlo, raccontano storie
e trovano un modo personale per esplorare il mondo. Fino ad ora,
nessun computer è riuscito a fare cose come guardarsi attorno e dire:
“Questa è una mano, questa è una televisione, questa è una porta”.
Paradossalmente i computer possano eseguire compiti che solo pochi
specialisti umani sarebbero in grado di fare, ma noi non sappiamo
ancora come far compiere ad un computer le stesse azioni che è in
grado di fare qualsiasi bambino di 4 anni. Naturalmente la cosa più
importante che un bambino di 4 anni e' in grado di fare è imparare a
imparare.
Quali funzioni del ragionamento e del pensiero umano è oggi
possibile riprodurre con una macchina dotata di Intelligenza
Artificiale?
I ricercatori hanno individuato molti modi efficaci per far pensare i
computer. La macchina più semplice per risolvere problemi esegue una
serie di regole. In quella situazione fai così, in quell’altra fai in
un altro modo. Con questo sistema si può costruire un robot in grado
di gestire tutte le situazioni che sono state programmate e previste
in anticipo ma, se succede qualcosa di nuovo, il computer non sa quale
regola seguire e si blocca. Questo sistema si chiama "metodo basato
sulle regole" e funziona in molte applicazioni, ma non sa fare quello
che fa un bambino. Il secondo metodo, che e' attualmente molto
utilizzato, consiste nell'’applicare le scienze statistiche. La
macchina impara perché quando si trova in una determinata situazione
prova a fare qualcosa che potrebbe funzionare e se questo processo
viene ripetuto un migliaio di volte, può stabilire che, in certe
situazioni certe soluzioni funzionano l'80% delle volte. Tuttavia non
e’ utilizzabile per capire perché una soluzione funziona oppure no.
Quindi i metodi statistici sono molto utilizzati e molto utili ma non
servono alla comprensione dei fenomeni.
Un’altra applicazione, utilizzata in tutto il mondo consiste nel
realizzare reti di piccoli robot che si muovono autonomamente e
possono compiere semplici azioni come ad esempio manipolare un oggetto.
Il problema è simile, la maggior parte delle volte il robot riesce a
sollevare un determinato oggetto ma se trova un oggetto di forma nuova
potrebbe bloccarsi e allora si torna all'apprendimento statistico per
migliorare la situazione.
Non credo che questi metodi siano utilizzabili per capire come
funziona la mente delle persone. Sono sufficienti a spiegare cosa
fanno alcuni semplici animali, ma non sono perfetti. Quello che sto
cercando di fare e' mettere a punto una serie di teorie di livello più
elevato come quelle che Sigmund Freud ha elaborato 100 anni fa, o
quelle di Francis Golton e William James.
Alla fine del diciannovesimo secolo alcuni psicologi hanno elaborato
teorie meravigliose riguardo alla mente umana, ma nessuno era in grado
di dire se queste teorie fossero corrette. Quello che io sto cercando
di fare, con alcuni amici scienziati, è creare programmi informatici
che funzionino secondo queste teorie di alto livello, cioè usando il
ragionamento, facendo analogie, e, usando una buona dose di buon senso.
Stiamo cercando di scrivere programmi per computer utilizzando queste
idee, per vedere se riusciremo a creare una macchina capace di
ragionare come un bambino e che in grado di imparare e migliorarsi.
Nel suo nuovo libro “La macchina delle Emozioni” ci presenta i
risultati delle ricerche e delle idee da lei sviluppate negli ultimi
15 anni, dopo la pubblicazione di “La Società della Mente”. Ci puo
sintetizzare alcune delle idee che propone nella sua nuova opera?
Da un punto di vista psicologico, molte persone pensano che dentro di
ciascuno di noi ci sia una sorta di omino che è il vero responsabile
di tutto ciò che facciamo. Viene chiamato l'Io, lo Spirito o l'Anima.
La teoria comune sul funzionamento della mente e' la stessa cattiva
teoria comune sul funzionamento della politica. Io invece penso che
dentro ogni cervello ci siano centinaia di processi diversi. Infatti,
i neuro-scienziati hanno scoperto che questa parte del cervello è in
grado di fare predizioni riguardo al futuro, …quest'altra parte del
cervello riceve i discorsi e riconosce le parole, …questa parte
produce le parole, …nel cervello ci sono altre 300 parti e non
conosciamo le funzioni svolte dalla maggior parte di loro.
E' come un sistema politico in cui coesistono numerosi processi
funzionali. La mia teoria sul funzionamento della mente parte dal
presupposto che se tutti questi processi venissero attivati nello
stesso momento si creerebbe una sorta di grande ingorgo. Se disponessi
di 400 diversi processi mentali e pensassi di usarli tutti nello
stesso momento, sarei come paralizzato perché alcuni di loro
prenderebbero il sopravvento sugli altri e io diventerei una sorta di
animale elementare. Troppe interazioni creano un ingorgo, mentre pochi
processi producono un animale semplice. Quindi per creare dei buoni
pensieri e delle buone idee bisogna utilizzare le rappresentazioni di
alcuni di questi processi e, secondo me, queste sono le emozioni.
Alcuni pensano che le emozioni siano molto misteriose perché cambiano
il pensiero razionale in vari modi, ma io credo che le emozioni siano
riduttive in un modo molto bello. Ad esempio, quale è la differenza
tra una persona, quando è in uno stato d'animo normale e quando è
molto arrabbiata? Non è una cosa in più, una persona arrabbiata ha
eliminato alcuni processi. Se sono arrabbiato utilizzo solo alcuni
processi che mi fanno agire molto rapidamente e per agire rapidamente
i processi devono essere semplici … il che significa che divento
stupido. Normalmente prima di compiere un'azione si considerano le
conseguenze come in una partita di scacchi e magari si arriva ad
immaginare 20 situazioni possibili. Si pensa a ciascuna di queste
situazioni, si mette a confronto con le altre, ci vuole molto tempo.
Quando sei arrabbiato spegni quella parte del tuo cervello e quindi
non pensi alle decisioni e al futuro, rinunci ai tuoi piani e
dimentichi gran parte dei tuoi obbiettivi.
Normalmente ciascuno di noi ha circa 100 obiettivi: vuoi sentirti
sicuro, vuoi far piacere ai tuoi cari, vuoi dormire abbastanza.
Ciascuno di noi ogni minuto ha più obbiettivi di quanti ne possa
raggiungere, ma quando sei arrabbiato hai un solo obbiettivo cioè
disfarti del problema il più velocemente possibile. Se sembri molto
minaccioso, forse la persona che hai di fronte se ne andrà via.
E' una soluzione semplice al problema o magari… potresti ucciderla e
allora la persona che hai di fronte andrà via per molto tempo. Alcuni
pensano che le emozioni siano misteriose perché e' tanto difficile
descriverle, ma io credo che siano più semplici dei pensieri normali.
Supponiamo che una donna veda un certo uomo e ne sia molto attratta,
un'infatuazione, e' un processo misterioso? No, e' molto semplice
perché se le chiedete cosa le piace riguardo a quell'uomo lei
risponderà che e' molto generoso, intelligente e bello. Dire che
qualcosa è bello, credo proprio che sia un'affermazione riduzionista,
come dire che non trovo niente di sbagliato su una certa cosa. Quando
qualcuno improvvisamente si innamora è perché rimuove tutte le
critiche e le obiezioni e, vede solo le poche cose positive.
Ci si potrebbe chiedere se questa sia una teoria giusta riguardo al
funzionamento della mente. E’ solo una teoria e devo scoprire se è
giusta, quindi devo scrivere un programma per computer con 400
processi e devo creare teorie per vedere quando un processo si attiva
e quando no.
Penso che avrò bisogno di almeno tre livelli come quelli illustrati da
Freud come l'ego, il super ego e l'inconscio. Nel mio nuovo libro
recentemente pubblicato negli Stati Uniti si dice che forse servono
sei livelli. Abbiamo bisogno del livello di Freud che parla
dell'istinto e di quello che fanno gli animali e poi abbiamo bisogno
del super ego di Freud che spiega come faccio una scelta difficile,
quando ho delle alternative. Da dove vengono i miei valori, se
provengono dai miei genitori, dagli amici o dagli altri bambini della
strada, dal mio prete, dal presidente della mia società, quindi il
super ego e' una splendida idea di Freud secondo cui ci sarebbe un
macchinario che e' in grado di fare delle scelte per obbiettivi di
alto livello.
Credo poi che ci sia bisogno di diversi livelli intermedi e spero nei
prossimi anni di mettere a punto programmi che mi permettano di
costruire questa macchina e vedere se riesce a comportarsi come un
bambino. Ci sono due modi per testare le teorie psicologiche. Questo
metodo consiste nel costure una macchina che fa quello che tu pensi
farebbe in base alla tua teoria e vedere se funziona come nelle
persone. L'altro metodo consiste nell’osservare il cervello.
In ogni singolo momento determinate zone si attivano altre si spengono.
I neuro-scienziati cercano di capire la mente studiando quello che
vedono accadere nel cervello. Entrambi i sistemi possono essere utili,
ma il problema con le scienze del cervello e' che anche se vedi che
una parte del cervello si e' attivata non sai cosa stia facendo.
Questa è la mia idea su come nei prossimi 5 anni o forse nei prossimi
500 anni riusciremo a capire come funziona la nostra mente in modo da
migliorarla o cambiarla ed eventualmente potremo anche trasportare la
nostra mente in una macchina e continuare a vivere per mille anni.
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