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HAROLD BLOOM

Nato l'11 luglio 1930, è professore di Discipline Classiche all'Università di Yale, Stati Uniti. Bloom descrive se stesso come gnostico ebreo ed accademico.

Considerato uno dei maggiori critici letterari viventi, è autore di numerosi lavori.

Harold Bloom

Prof. Bloom, Lei crede che l'apprendimento attraverso i media possa integrare l'apprendimento tradizionale attraverso la lettura dei libri di testo? O queste due forme, da un punto di vista cognitivo, sono destinate a entrare in conflitto?

E' un'integrazione difficile - anche se, dopo tutto, qui per esempio sto parlando alla televisione - perché questo mezzo, come ormai sappiamo bene, lavora contro l'esperienza della lettura. L'esperienza della lettura è altamente solitaria, cognitiva, implica in ogni punto immense difficoltà che devono essere superate, è qualcosa che vi porta continuamente a combattere le resistenze del vostro io, resistenze che imparate sia implicitamente che esplicitamente a superare per arrivare a leggere bene; mentre sempre più l'esperienza del vedere - dei fotogrammi in movimento o una scena di strada, un tramonto oppure uno schermo televisivo - è l'antitesi, la negazione totale di quel che facciamo quando leggiamo in modo approfondito. Tuttavia c'è una ironia palpabile in quello che dico, dato che in questo momento parlo attraverso uno schermo.

Anche parlando ai giovani, invitandoli a leggere, per esempio?

Invitandoli a leggere, ma dicendo loro che o leggeranno oppure moriranno. Vale a dire, che altrimenti sperimenteranno una specie di morte nella vita. Questo, in fin dei conti, è ciò di cui trattano Dante e Shakespeare, e ciò che Dante e Shakespeare combattono - è l'onere schiacciante di ogni grandissimo scrittore occidentale - e sono sicuro anche degli scrittori orientali, sebbene, ovviamente, non li conosca altrettanto bene; ma tutti, da scrittori come Montale fino a Wallace Stevens, hanno a che fare con quel che uno scrittore orientale considerava una benedizione, e cioè più vita, più vitalità. Non vi vitalizzate se non leggete, perché è molto difficile distinguere tra l'esperienza della lettura e l'esperienza del pensare. Esse sono essenzialmente, così credo, la stessa esperienza, di fatto. Così come non si possono separare pensare e ricordare, così come la memoria è, credo, l'elemento più importante nel processo cognitivo, così il ricordare, la memoria, è l'elemento più importante nel processo della lettura. C'è alla fine una specie di straordinaria unità, una identità, una identità virtuale, tra la memoria attiva, la lettura e la cognizione, e penso che ogni individuo dipenda proprio da questa densità virtuale, da questa unità, o quasi identità. E, se non leggerete, se non leggerete in modo profondo, e se non lo farete per l'intera vita, allora vi farete del male, insomma, vi distruggerete.

Nell'era della televisione, Dante o Shakespeare possono rimanere dei punti di riferimento condivisi?


Nulla oscurerà il valore preminente di Dante o di Shakespeare o di Milton. Nulla li terrà fuori da ogni nuova generazione che viene su, in America o in Italia o in qualsiasi altro paese. I giovani lettori, a dispetto di tutti gli impedimenti, a dispetto dello schermo televisivo gigante che li fissa dall'alto e da ogni lato, a dispetto di tutti i tipi di politiche che vengono scaricati loro addosso, o di tutti i tipi di sensi di colpa sociali irrilevanti, leggeranno; nulla di tutto ciò terrà i giovani uomini e le giovani donne lontani o lontane dal commercio appassionato con i grandi testi. E alla fine, nello stesso modo in cui devi fare una scelta tra amici e tra conoscenti - nessuno di noi può avere una relazione stretta con qualunque persona incontriamo nel corso della nostra vita quotidiana - eviti la folla e continui a funzionare scegliendo; e si tratta di un processo sia implicito che esplicito, come l'innamorarsi che, ovviamente, è un processo in gran parte implicito, sebbene con conseguenze esplicite. Questa questione, come l'intera questione dell'innamorarsi, è legata strettamente al perché in fin dei conti uno scelga di impiegare il proprio tempo a leggere Shakespeare e Dante invece che scrittori di livello minore. Scegliete quello che vi sfida di più. "Scegliete", come disse magnificamente Coleridge, "quel che vi trova". E, in fin dei conti, saranno Dante e Shakespeare a trovarvi.





 

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