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DARIO FO
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Un
protagonista del teatro, un premio Nobel. Un uomo che nel corso di
cinquant'anni di carriera artistica, ha creato, rivoluzionato,
riadattato, idiomi linguistici, testi teatrali, personaggi della storia
e della fantasia mischiando passato e presente, a volte, anticipando il
futuro… Vitale, energico, trascinatore d'ogni genere di pubblico,
critico nei confronti del teatro moderno, colpevole, secondo le sue
stesse parole "di non essere innovativo". Sempre accompagnato dalla
moglie e attrice Franca Rame, ha resistito nel tempo ad una vita
difficile fatta di forti dolori e intense gioie, critiche e odi, perché
un artista del genere non può passare inosservato; si detesta o si ama e
a volte si rifiuta perché fa pensare. Ma a Fo interessa solo il suo
pubblico, in esso trova la forza di andare avanti e di migliorare ogni
giorno. A chi lo evita, poi, ritenendo scomodi i suoi pensieri, lui
risponde citando una frase degli antichi greci:
"Non c'è cosa che disturba di più il potere, di sentire ridere sulle sue
menzogne". |
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Dario Fo |
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Dario Fo, nel corso di circa 50 anni di
carriera teatrale, lei ha portato sulla scena le sue opere più volte,
ritiene che sia cambiato, oggi, il modo di percepire le sensazioni da
parte del pubblico?
Certamente sì, ma la differenza è in considerazione non di un
diverso linguaggio, piuttosto delle situazioni che cambiano.
Situazioni politiche, sociali, economiche che condizionano il pubblico
e possono generare se negative, timori, panico e angosce, se positive,
gioie. Altro cambiamento poi è rappresentato dalla nuova abitudine di
proporre e fare gli abbonamenti. Sono sicuramente importanti per il
teatro ma rischiano di venir espressi in modo mercatale non
realizzando una minima scelta tra le compagnie teatrali, così il
pubblico resta inerte e vede quello che gli viene proposto e non
quello che ha scelto di vedere.
Crede, invece, che il pubblico che viene a vedere le sue
rappresentazioni scelga di farlo?
Credo proprio di sì. Il mio pubblico viene perché mi conosce e se
non mi conosce viene per farlo. Ha un legame con me, anche i ragazzi
giovani che hanno più difficoltà ad avvicinarsi al teatro, io lo sento
che sono curiosi e sento il loro fermento quando recito sul
palcoscenico. Ho nel pubblico il più grande collaboratore di testi
teatrali.
Spesso i suoi testi hanno come caratteristica dei protagonisti che
sono personaggi remoti nel tempo (mi viene in mente il suo Mistero
Buffo), cose si propone di realizzare con questo?
Io, così come anche Franca, quando parliamo del passato parliamo
anche del presente. C'era un grande uomo del teatro, Moliere, che
diceva "il presente è il passato e il passato è il nostro presente",
cioè tutto si lega. Certe volte non mi prefiggo, nei miei spettacoli,
di fare un discorso rimandando alla nostra vita quotidiana, ma se un
attore ascolta l'umore del pubblico e improvvisa lasciando qualche
volta da parte il copione, ecco che inevitabilmente si viene a parlare
di attualità.
Lei è un protagonista del teatro. Come tale, in che modo pensa sia
cambiato il teatro in questi anni?
Diciamo che ci sono stati momenti nel nostro teatro in cui la
scrittura di nuovi testi, il racconto dei tempi, il rapporto delle
cose che avvengono, era all'ordine del giorno. Quando io sono entrato
nel teatro esistevano centinaia di autori giovani e opere che venivano
messe per la prima volta sul palcoscenico, oggi questo è quasi
scomparso. Si tende a realizzare il testo di routine, quello sicuro.
Si fanno i classici rivisitati ma non serve se non c'è il contrappunto
dell'attualità. Non dimentichiamo che quando sono nati i classici, non
erano classici ma delle proposte di grande novità. Shakespeare ha
scritto decine e decine di opere e ogni giorno c'era nella città di
Londra uno spettacolo nuovo. Così dovrebbe continuare ad essere il
teatro.
Come definirebbe il suo teatro?
Un teatro satirico, legato alla nostra storia. E' provocazione e
tende a rinverdire la coscienza della nostra storia e l'attualità dei
nostri giorni. In poche parole: non ha peli sulla lingua.
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(www.parodos.it
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