Islam


La mezzaluna (in arabo hilal, "luna crescente") è il simbolo più importante nella tradizione musulmana, in quanto nel calendario musulmano (che è lunare) essa determina tra le altre cose l'inizio del pellegrinaggio e del digiuno del mese di ramadan.

Diffusione e localizzazione geografica
I musulmani nel mondo sono circa un miliardo e trecentomila, il che fa dell'Islam la seconda religione più diffusa nel mondo. Bisogna evitare di confondere le parole "arabo" e "musulmano". Gli arabi sono coloro che vivono nei paesi la cui lingua ufficiale è l'arabo, e possono essere musulmani, cristiani o ebrei. I musulmani (o islamici), invece, sono coloro che seguono la religione musulmana, e non si trovano solo nei paesi arabi, ma anche in Iran, in Turchia, in diversi paesi africani, presso alcune popolazioni dell'Asia centrale, in Afghanistan, in Pakistan, in India, in Cina, in Malesia, in Indonesia e (come minoranza) nelle Filippine.

Cenni storici
L'Islàm (termine che letteralmente significa "arrendersi alla volontà di Dio") nasce all'inizio del VII secolo dell'era volgare nella penisola arabica. In quella zona vivevano molte tribù nomadi, ma c'erano anche gruppi di commercianti concentrati nelle due città principali, La Mecca e Yathrib (la futura Medina). È a una delle famiglie agiate della Mecca che apparteneva Maometto (in arabo Muhammad), il fondatore della religione musulmana. Sin da giovane, Maometto viaggiò e allargò le proprie conoscenze, spinto da una profonda ricerca interiore. Nel 610, durante uno dei suoi ritiri spirituali alle pendici del monte Hira, la tradizione musulmana vuole che gli si presentò l'angelo Gabriele, e che gli chiese di recitare alcuni versi, ovvero i primi versi della Rivelazione, rendendo Maometto il tramite umano della parola di Dio. La Rivelazione si fermò però per tre anni, durante i quali Maometto temette di essere stato abbandonato da Dio. A partire dal 613, però, le Rivelazioni ripresero e Maometto iniziò a comunicare ai propri concittadini i precetti della nuova religione. Sino a quel momento la religione della penisola arabica era stata il politeismo, quindi il compito iniziale di Maometto fu quello di convincere i propri concittadini a credere a un Dio solo. Ma l'opposizione fu tale che nel 622 Maometto decise di compiere l' egira (in arabo higra), ovvero di migrare a Yathrib (la futura Medina, ovvero "la città del Profeta") dove, accolto dalle tribù arabe del posto, fondò il vero stato musulmano, dove fece costruire la prima moschea. Oltre che a rappresentare l'Inviato di Dio, Maometto riuscì anche a imporsi come capo politico della città e della comunità musulmana. Dal momento in cui giunse a Yathrib, Maometto ebbe un unico obiettivo: vendicarsi dei meccani e ritornare nella sua città natale da vincitore. Ci furono molte battaglie tra i fedeli del Profeta e i meccani. Nel 629, dopo un tentativo fallito, Maometto riuscì a compiere il pellegrinaggio alla Mecca, in modo particolare alla Kaaba, che egli desiderava trasformare da santuario degli dei pagani in santuario del nuovo Dio Allah. Nel 630 entrò in maniera trionfale alla Mecca, dichiarandola città santa dell'Islam, e stabilì il rito del pellegrinaggio. Nel 632 Maometto morì a Medina, che diventò la seconda città sacra dell'Islam, e nel luogo dove è spirato sorge oggi una moschea. Siccome Maometto non aveva lasciato né figli maschi né indicazioni per la successione, alla sua morte si discusse molto su chi aveva il diritto di succedergli alla guida della comunità. I primi due califfi (in arabo khalifa vuol dire "successori [del Profeta]"), Abu Bakr e Omar, appartenevano al gruppo dei Compagni del Profeta. Il terzo califfo, Uthman, era invece membro della famiglia aristocratica meccana degli omayyadi. Uthman venne assassinato e Ali (cugino e genero di Maometto) ottenne il potere. Una parte della comunità musulmana, convinta che Ali stesso avesse fatto uccidere il predecessore, nominò immediatamente un anti-califfo. Cominciò una serie di lotte armate tra i due gruppi. Alla fine l'anticaliffo, Mu'awiya (che apparteneva alla famiglia omayyade), riuscì a farsi eleggere nuovo califfo. Fu così che avvenne il principale scisma all'interno dell'Islam, quello tra sunniti e sciiti (da shi'a ovvero "partito di Ali"). La dinastia omayyade (661-750) diede inizio a una nuova epoca. Il califfo viveva nel lusso e continuò la politica di espansione avviata dai primi califfi, sino a raggiungere a ovest la Spagna (l'Andalusia) e a est la Cina. L'espansione rese necessario lo spostamento della capitale in una città meno isolata dal resto dell'impero: la scelta ricadde su Damasco, città dove gli omayyadi avevano molti fedeli. Ma la dinastia venne ben presto accusata dai fedeli di essere troppo laica e mondana. Fu così che, nel 750, si impose la seconda grande dinastia della storia musulmana, quella degli abbasidi, che detenne il potere sino al 1258 (anno in cui Baghdad venne occupata dai Mongoli). Sotto gli abbasidi, la capitale venne trasferita da Damasco a Baghdad. Ma il territorio era troppo grande per essere controllato, e il potere venne sempre più affidato a piccole dinastie di principi (gli emiri) che, pur dipendendo sempre dal potere centrale, guadagnavano una maggior indipendenza. Dopo il 1258, la storia musulmana divenne la storia di piccole (anche se talvolta importanti) dinastie. Attualmente i sunniti (gli ortodossi, coloro che seguono la Sunna, ovvero la tradizione musulmana) rappresentano la maggioranza dei musulmani. Gli sciiti (che in origine erano i partigiani di Ali) riconoscono la guida non di un califfo - sovrano che, secondo loro, non ha alcun rapporto privilegiato con la divinità - bensì di un imam (una guida) che, appartenente alla famiglia di Ali, è dotato di potere sia temporale sia spirituale. La maggior parte degli sciiti si trova oggi in Iran. Una corrente particolare dell'Islam è il sufismo, ovvero il misticismo musulmano. Fine ultimo del mistico musulmano (sufi) è il raggiungimento della divinità sino ad annullarsi in Essa. Per l'ortodossia islamica è impensabile una fusione dell'uomo con Dio, e per questo motivo essa non accetta alcune forme di sufismo.

Testi sacri
Il testo sacro dell'Islam è il Corano (in arabo Qur'an ovvero "ciò che viene recitato"). Secondo la tradizione islamica, il Corano è Parola di Dio trasmessa al mondo tramite il Profeta Maometto, ed è l'ultima e definitiva rivelazione divina. Il Corano è composto da 114 capitoli detti sure che sono disposti, a esclusione del primo capitolo, in ordine di lunghezza dal più lungo al più breve. Le sure più lunghe sono le più recenti, mentre quelle più brevi sono le più antiche. Ogni capitolo (tranne il nono) ha inizio con la basmala, ovvero con l'espressione "nel nome di Dio, Clemente e Misericordioso". Per quanto riguarda il contenuto, le sure vengono suddivise in meccane e medinesi a seconda che siano state rivelate alla Mecca o a Medina. Le sure del periodo meccano esprimono i princìpi fondamentali della nuova religione: il monoteismo; la lotta contro l'ingiustizia sociale, poiché la nuova religione si scaglia contro i ricchi e gli usurai; l'annuncio del giorno del giudizio. Con la migrazione di Maometto a Medina i contenuti cambiano. Le sure di questo periodo offrono le regole a cui deve sottomettersi la comunità musulmana: ad esempio il divieto di consumare bevande fermentate, il divieto dell'usura e così via. Al Corano si affiancano altri due testi che vanno a costituire la tradizione musulmana (in arabo sunna): gli hadith, ovvero i detti e fatti del Profeta Maometto, e la sira, la biografia di Maometto. Gli hadith sono narrazioni riguardanti il Profeta che si occupano di tutti quegli aspetti della vita sociale e religiosa di cui non parla il Corano: ad esempio, come si devono svolgere le preghiere, i funerali, i matrimoni e così via.

Princìpi fondamentali
Tutti i musulmani credono in alcuni concetti base e imprescindibili, ma al contempo ciascuno di loro li mette in pratica in base alla tradizione e alle condizioni dell'area in cui vive. Il credo islamico può essere riassunto da quelli che vengono comunemente chiamati i cinque pilastri dell'islam (in arabo arkan al-islam): 1. la professione di fede (in arabo shahada) che consiste nel recitare con intenzione la seguente frase: "Professo che non esiste altro dio all'infuori di Iddio e Maometto è l'Inviato d'Iddio" (in ambito sciita si aggiunge: "E Ali è il suo Prediletto"); 2. la preghiera rituale (in arabo sala) è rappresentata dalle cinque preghiere giornaliere: all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e alla sera. Per compiere la preghiera il musulmano deve trovarsi in stato di purità rituale - questo è il motivo per cui nelle moschee v'è sempre una fontana per le abluzioni - e deve rivolgersi verso la qibla, ovvero verso la Kaaba della Mecca. La preghiera comunitaria è quella del venerdì a mezzogiorno; 3. l'elemosina sociale purificatrice (in arabo zaka) che è una somma che ogni musulmano deve versare annualmente, il cui ammontare è stabilito in base al suo reddito e che viene usata per aiutare i poveri e i bisognosi; 4. il digiuno (in arabo sawm) del mese di ramadan, nono mese del calendario lunare. Durante questo mese il musulmano si deve astenere nelle ore diurne soprattutto dal mangiare e dal bere; 5. il pellegrinaggio (in arabo hagg) alla Mecca che è obbligatorio per ogni musulmano adulto almeno una volta nella vita. Anche il pellegrinaggio ha luogo in un mese stabilito del calendario lunare.

Rapporti con le altre religioni
L'Islam si pone per definizione come l'ultima e definitiva religione rivelata, quindi come "sigillo" delle religioni monoteistiche. Ma proprio per questo motivo sia ebrei sia cristiani vengono definiti dall'Islam "genti del Libro" e vengono rispettati e tollerati in quanto possiedono un Libro rivelato. Nei confronti delle altre religioni, invece, l'atteggiamento dell'Islam è stato spesso meno aperto: la nozione di gihad, originariamente intesa come sforzo contro i politeisti, è stata interpretata da alcuni movimenti estremistici come uno sforzo contro chiunque non appartenga all'Islam.

Spesso (ed erroneamente) tradotto come "guerra santa", significa "sforzo [verso Dio]". La tradizione musulmana riconosce due tipi di jihad:
1. il jihad maggiore consiste nello sforzo contro il male, che ogni musulmano è tenuto a compiere durante tutta la sua vita;
2. il jihad minore era inizialmente lo sforzo contro i politeisti.
A seguito della espansione del mondo musulmano nei primi secoli dopo l'egira si fece strada la convinzione che l'Islam avrebbe conquistato il mondo intero: i politeisti si sarebbero convertiti, mentre cristiani ed ebrei sarebbero stati sottomessi e al contempo protetti. Alcuni movimenti estremisti dell'Islam hanno allargato questo concetto e lo hanno trasformato in uno sforzo contro chiunque non rispetti l'Islam.

 

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