I viaggiatori

Il libro di viaggi di Benjamin da Tudela



Attorno al Mille, la Spagna era quasi completamente sotto il dominio degli arabi. In questo territorio di confine fra due civiltà spesso ferocemente contrapposte (cristiana e musulmana) si sviluppa una delle culture più raffinate del medioevo. Nacquero qui le splendide architetture moresche di Cordova o di Granada e qui si svilupparono alcune fra le più importanti scuole filosofiche e teologiche del mondo mediterraneo. La cultura di questa regione nasce proprio dalla capacità di mischiare e confondere la tradizione romana, greca, araba e giudaica. Grandi filosofi come Avicebron e Averroè traducono i testi di Platone e Aristotele e li commentano. Come spesso succede, i confini posti fra le culture non bastano a sbarrare il passo alle idee. Così anche i nemici cristiani rileggeranno la filosofia greca attraverso i commenti arabi.

Vero e proprio collante fra le diverse culture è la comunità ebraica che in Spagna si sviluppa e fiorisce senza restrizioni di sorta e persecuzioni (alcuni secoli dopo gli ebrei spagnoli saranno invece cacciati dai re ‘cattolicissimi’ spagnoli). All’alba del nuovo millennio, molti ebrei per i motivi più svariati viaggiano per tutto il mondo conosciuto portando poi indietro la loro esperienza e condividendola non solo con gli altri ebrei, ma anche con gli arabi. Proprio in Spagna si sviluppa una delle maggiori scuole ebraiche. Vengono studiati i testi sacri (in particolare il Talmud) e vengono messi in relazione con quelli della filosofia greca e araba. Studiosi come Abulafia, Maimonide, Levi di Toledo avranno una grandissima importanza nel pensiero successivo in Oriente come in Occidente.

Personaggio esemplare in questo senso è Benjamin da Tudela. Non sappiamo perchè, nella seconda metà del XII sec., Benjamin inizia il suo lungo viaggio. Sappiamo però che quella che lascia è una delle più belle testimonianze di vita medievale nel mediterraneo medievale. Benjamin non si interessa tanto dei luoghi sacri o degli affari, ma quello che descrive è la vita che si conduce nelle grandi città che vede. Passando per la Francia e soprattutto per l’Italia, questo viaggiatore instancabile arriva fino al Medio Oriente, cercando con forza di mantenere uno sguardo obiettivo, quasi scientifico, dei luoghi che vede. Lo spazio del suo itinerario non è abitato da mostri o da personaggi fantastici, ma è lo spazio vitale in cui le persone vivono con le loro esperienze e i loro racconti. Benjamin ci riporta le storie che ascolta e non ne accresce mai i toni. Non è interessato al meraviglioso, ma a ciò che storicamente è successo. Ecco perchè Benjamin parte sempre da un elemento del paesaggio (un palazzo, una tomba, un monte) per poi risalire attraverso le testimonianze alla storia di una comunità. Le uniche sottolineature sono per le comunità giudaiche che egli enumera e elenca con cura e con orgoglio ricordando i luoghi santi e le reliquie del suo popolo. Ma in un mondo cristiano dilaniato dalle crociate e dalle eresie, impressiona questa suggestiva figura di viaggiatore che cerca di ritrarre con precisione il mondo conosciuto, di carpirne delle informazioni senza arrogarsi giudizi e vede il mondo occidentale con quegli stessi occhi indagatori che aveva Marco Polo quando vedeva l’estremo Oriente.

Quello che segue è un brano in cui Benjamin da Tudela descrive la città di Roma.

Da qui occorrono sei giornate di viaggio per arrivare alla grande città di Roma, la capitale del regno di ‘Edom [l’Impero Romano e per estensione la cristianità per gli ebrei sefarditi.] Vi sono circa duecento Ebrei, in posizioni onorevoli ed esentai da tributi, e fra loro si trovano anche dei funzionari del papa Alessandro, il capo spirituale di tutti gli ‘Edom. Roma è divisa in due parti dal fiume Tevere: da un lato c’è la grande chiesa chiamata di S. Pietro di Roma. In città si trova il grande Palazzo di Giulio Cesare; vi sono molti splendidi edifici, diversi da tutti gli altri del mondo. Considerando le zone abitate e quelle in rovina, Roma ha una circonferenza di circa ventiquattro miglia.

In centro ci sono ottanta palazzi appartenuti agli ottanta re che vissero qui, chiamati imperatori, a cominciare con il re Tarquinio fino a Nerone e Tiberio, vissuti al tempo di Gesù il Nazareno, fino al regno di Pipino il padre di Carlomagno, che liberò Safarad dagli Ismaeliti.
Fuori città c’è il palazzo che pare fosse di Tito; egli non godette del favore del Console e dei suoi trecento senatori perchè riuscì a conquistare Jerusalalem solo dopo tre anni, quando gli era stato ordinato di farlo in due.
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Nella chiesa di S. Giovanni in Laterano vi sono due colonne di bronzo prese dal Tempio, opera di re Salomone, la pace sia con lui, ed ogni colonna porta inciso “Salomone figlio di Davide”. Gli ebrei di Roma mi hanno detto che ogni anno, il nono giorno del mese di ‘Ab, le colonne trasudano un umore simile all’acqua.

1982, tr. it. Torino: Einaudi
 

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