
Nato a Thisted, nello Jutland, nel 1847, formatosi alla scuola
positivista e radicale di Georg Brandes, fu scienziato,
botanico, traduttore e divulgatore di Darwin, oltre che poeta
e romanziere. Viaggiò molto, soprattutto in Svizzera e in
Italia, dove è ambientata una parte di Niels Lyhne (1880).
Autore dei Guerrelieder, poi musicati da Schönberg, e del
romanzo Maria Grubbe (1876), scrisse racconti e poesie,
trasfigurando con il suo cromatismo impressionista la realtà
esterna in illusione visiva. Considerato uno dei massimi
scrittori della letteratura danese, è morto di tisi nel 1885.
Niels Lyhne

La poesia moderna”, scrive Magris, “è spesso nostalgia della
vita: non di una sua forma particolare e determinata di cui si
lamenti la mancanza, [...] ma della vita in sé, come se essa
stessa fosse assente.” Niels Lyhne è uno dei primi grandi
personaggi letterari che incarnano questa nostalgia e restano
il simbolo di una crisi che, a partire dalla fine
dell’Ottocento, continua a minare il nostro secolo. Non a caso
Stefan Zweig lo definiva il Werther della sua generazione,
Thomas Mann riconosceva i suoi debiti verso il romanzo e Rilke
ne traeva ispirazione per il suo Malte Brigge.