La Chioma di Berenice
Epillio dello scrittore greco Callimaco di Cirene (secc. IV-III a.C.)

Di questa composizione in distici elegiaci ci sono giunti solo alcuni frammenti; la conosciamo attraverso la traduzione latina di Catullo (Carmi) a sua volta ritradotta in italiano da U. Foscolo. In essa Callimaco canta il sacrificio della regina Berenice, moglie di Tolomeo III Evergete, la quale all'atto della partenza del marito per una spedizione militare contro Seleuco II, re di Siria, offrì la propria chioma al tempio di Arsinoe Zefiritide per propiziarsi il ritorno del marito. In quell'occasione, a cose fatte, l'astronomo Conone disse di aver scoperto in cielo una nuova costellazione cui fu dato il nome di Chioma di Berenice. Questo è  il contenuto dell'epillio, che contiene anche elementi elogiativi per il re Tolomeo: per noi è interessante il testo catulliano anche per conoscere come i Romani traducessero dal greco.

Può capitare che i nomi delle costellazioni che ammiriamo nelle notti serene si rifacciano a episodi realmente avvenuti in un remoto passato e che finzioni poetiche a essi ispirate li abbiano poi coloriti con toni vividi e talvolta cruenti. Tale è, per esempio, il caso della principessa egizia Berenice che sarebbe stata sacrificata sull'altare per impetrare dagli dèi la vittoria dell'esercito del suo Paese; gli dèi, accettata l'offerta, l'avrebbero poi trasportata in cielo, trasformando in stelle la sua bella chioma aurea.
L'avvenimento storico è in realtà un poco diverso. Figlia di Maga, re di Cirene, e della figlia del re di Siria Antioco I, Berenice nacque attorno al 265 a.C. ed ereditò il trono del padre dal 258 al 247. Nel 246 andò sposa a Tolomeo III Evergete, cui portò in dote la Cirenaica. Quando questi intraprese la guerra contro Seleuco, re di Siria, Berenice, come voto per il felice ritorno dello sposo, offerse ad Afrodite la sua chioma e l'appese nel tempio della dea. Il giorno dopo la chioma era scomparsa e l'astronomo di corte testimoniò di averla veduta fra gli astri del cielo a guisa di una nuova costellazione. Contemporaneamente, l'allora poeta di corte Callimaco secondò la fantasia dell'astronomo con la composizione di un'elegia dedicata alla fanciulla e tradotta poi in latino da Catullo.
La Chioma di Berenice, costellazione primaverile di 386 gradi quadrati, più che dalle sue stelle principali prende il nome da un vasto ammasso aperto facilmente visibile a occhio nudo e che in alcuni cataloghi celesti è riportato come Melotte 111.
La Chioma di Berenice, nel complesso, non si può certo considerare una costellazione appariscente se pensiamo che le 3 stelle più brillanti - Alfa, Beta e Gamma - sono soltanto di 4a grandezza.

La Chioma di Berenice è all’opposto della Vergine, una piccola costellazione quasi invisibile ad occhio nudo visto la sua “povertà” di stelle luminose. Viene contraddistinta con tre stelle più o meno della stessa luminosità ed osservabili a patto di avere un cielo discretamente buio e con l’ausilio di una semplice mappa delle costellazioni. La componente “alfa” è distante 47 anni luce e l’unica particolarità degna di nota è la sua duplicità, cioe si tratta di due stelline pressoché identiche che si orbitano attorno ma sono talmente vicine che è possibile osservarle solo con strumentazione semi-professionale.


L’Ammasso della Chioma di Berenice e della Vergine

Siamo di fronte al più grande ammasso di galassie visibili nel cielo, questo ammasso è composto da almeno 2.500 galassie e si trova ad una distanza di 60 milioni di anni luce, il 75% di queste è di tipo a spirale mentre il resto di ellittiche.




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