LE ARTI FIGURATIVE    Architettura Pittura Scultura in Grecia



Al processo di abbandono della mitologia e sostituzione di essa con sentimenti e fatti umani, si affianca — specialmente nell'età di Pericle — un analogo sviluppo delle arti figurative. Gli artisti di questo periodo si distaccano, infatti, via via più nettamente da quelli dell'età precedente, superandoli non solo nei mezzi tecnici ma soprattutto nell'ispirazione.
Come è noto, il progresso tecnico da essi realizzato fu ampio e notevole: una più compiuta precisione di disegno, un uso più appropriato dei colori, una più armoniosa visione di insieme. Tuttavia questo progresso presupponeva un diverso atteggiamento spirituale degli artisti e un più vivo interesse di conoscere la realtà circostante.
Nel periodo che va dal 480 al 450 a.C. nella pittura e nella scultura si osserva un maggiore movimento nelle figure, una emancipazione di queste dai vincoli e dalle limitazioni imposte dall'etica arcaica. Sebbene persistessero ancora talune imperfezioni di natura tecnica (in genere le opere erano fatte come se dovessero essere viste da una parte sola), pure gli artisti cercavano di cogliere gli elementi più minuti della realtà.
Nel trentennio successivo si compie, infine, un nuovo grande passo con l'ateniese Fidia, che si rivela, nelle sue creazioni, padrone sicuro dello spazio. Non si trattò, anche per lui, di un mero progresso tecnico, ma di una maggiore e più consapevole conquista spirituale, attuata mediante una più profonda coscienza dei compiti dell'artista, in rapporto anche alla stessa vita cittadina: nelle sue decorazioni del Partenone di Atene, costruito per volere di Pericle sull'Acropoli, si scorge non solo una maggiore abilità di scultore, ma vi è rappresentato anche, nella raffigurazione della gioventù ateniese, un senso più umano e libero della vita, una schietta e fresca gioia di vivere, anche se mancò a Fidia un più spiccato senso dell'individualità.





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