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IL BAROCCO
In letteratura lo stile nasce inserendosi in
quello spazio aperto dalla crisi della
concezione rinascimentale del mondo. Il barocco
volle apportare novità per quanto riguarda gli
strumenti retorici e l'uso del linguaggio volto
a ricercare la purezza nella forma e della
bellezza. Gli esperimenti condotti sulla lingua,
oltre a schiuderla verso nuove creazioni verbali
e sintattiche, diedero vita, in tutta Europa, a
particolari situazioni retoriche (marinismo,
concettismo, gongorismo, eufuismo, preziosismo,
poesia metafisica).
1.Introduzione
Letteratura dominante nell’Europa del Seicento,
in particolare dei primi sei decenni del secolo,
che trova corrispondenze nello stile artistico e
architettonico del periodo
(vedi Barocco).
Il termine “barocco” ha origini incerte, ma le
varie ipotesi avanzate convergono
nell’attribuirgli il significato originario di
“complicato”, “strano”, “bizzarro”, “grottesco”.
Impiegato alla fine del Settecento dai teorici
del classicismo per criticare negativamente
l’arte del Seicento, nel secolo seguente fu
utilizzato per la prima volta in senso
descrittivo, senza intento polemico, da Heinrich
Wölfflin in Rinascimento e barocco (1888),
mentre fu riferito alla letteratura soltanto nel
Novecento, con il contributo fondamentale di
Benedetto Croce (Storia dell’età barocca in
Italia, 1929). Il barocco è stato poi esteso da
alcuni critici a categoria metastorica per
definire qualsiasi stile che impieghi i
procedimenti retorici in modo imprevedibile e
sovrabbondante.
Tranne che per l’opera poetica di Giambattista
Marino, in Italia la produzione barocca non
lasciò capolavori, che invece non mancarono in
Spagna grazie ad autori quali Francisco Gómez de
Quevedo per la prosa (il romanzo picaresco),
Luis de Góngora per la lirica e Lope de Vega e
Pedro Calderón de la Barca per il teatro.
2 Una poetica anticlassicistica
La letteratura barocca scansa le regole che nel
Cinquecento erano state elaborate attraverso le
discussioni di poetica e di retorica, e rifiuta
la convenzione classicistica che fa coincidere
la bellezza con una rappresentazione idealizzata
della realtà in forme composte ed equilibrate.
Il barocco mira invece alla produzione di
piacere attraverso l’effetto, la spettacolarità,
la meraviglia, ottenuti anche con l’impiego di
un linguaggio patetico o iperbolico. Facendo del
giudizio del pubblico il criterio di validità
estetica del testo, si tende a puntare
sull’attualità invece che sulla tradizione, e
così pure sull’effimero, connesso a
un’espressività marcata e spettacolare. In molti
casi il linguaggio tende a svuotarsi della sua
dimensione conoscitiva e anche della sua
potenziale funzione civile per diventare il
luogo in cui si elaborano congegni retorici
finalizzati a se stessi, come in un gioco
intellettuale.
3 “Meraviglia” e “concetto”
La “meraviglia”, concetto cardine della poetica
barocca, viene perseguita operando sul
linguaggio lungo due direttrici fondamentali. La
prima è quella di conferire al linguaggio la
forza di sollecitare i sensi e la fantasia
attraverso l’impiego massiccio delle metafore,
delle quali vengono teorizzati i percorsi: a
partire da una metafora di tipo comune e di per
sé poco sorprendente, come ad esempio “rosa,
regina dei fiori”, si elencano le qualità e le
caratteristiche della “rosa” e quelle della
“regina”, per poi “trasferire” (la metafora è
“trasferimento” del significato da un ambito
proprio a uno non proprio) i dati di una serie
nell’altra e viceversa. L’altra direttrice,
strettamente connessa alla prima, è quella
dell’impiego dei “concetti” per rendere prezioso
e brillante il linguaggio.
Il “concetto” l’altro elemento cardine di questa
letteratura, è un artificio retorico che
consiste nel combinare immagini tra loro molto
diverse e nell’accostare cose tra loro molto
distanti, ma tra le quali il poeta, per una
sorta di illuminazione mentale, coglie, con
sottile intelligenza, analogie nascoste e mai
osservate prima, anche se spesso bizzarre. Il
“concetto” stesso e insieme la facoltà di
produrre “concetti” vengono denominati con
termini quali “ingegno”, “acutezza”, “arguzia”,
“spirito”. A questi se ne collegano altri
impiegati nelle varie letterature europee:
esprit in francese, agudeza in spagnolo, wit in
inglese, Witz in tedesco.
4 Un’arte interdisciplinare
Un’altra caratteristica del linguaggio barocco è
quella di sfumare l’ambito tradizionale della
parola, quello strettamente letterario,
orientandola verso altri ambiti artistici: in
alcuni casi la parola tende a porsi, per la
meticolosità descrittiva, in concorrenza con la
pittura; in altri, facendo perno sui valori
fonetici e svuotandosi della funzione
referenziale, si trasforma in musica. Allo
stesso modo la letteratura barocca tende a
sfumare i confini – questa volta interni alla
letteratura – tra i generi, creando combinazioni
nuove come ad esempio il poema eroicomico. Il
principio, nel caso dello sconfinamento della
letteratura nell’arte e dello sconfinamento di
un genere nell’altro, è lo stesso che regola la
costruzione delle metafore, che combinano tra
loro zone del reale mai accostate prima. In
tutte queste tendenze e manifestazioni è sottesa
l’idea che la poesia sia un fatto spettacolare,
in cui il rapporto col pubblico è primario. La
vita è intesa come teatro e la poesia accentua i
caratteri di ambiguità e di illusionismo al
punto che il verosimile (carattere della poesia)
appare contiguo al vero da un lato e al falso
dall’altro. Questa dimensione di apparenza
instabile e di inganno può essere esibizione di
virtuosismo, ma anche espressione di un radicale
disinganno, quasi che nel vivere sia impossibile
separare il vero dal falso, l’apparenza dalla
consistenza, la vita dalla morte. Non a caso il
tema della morte ricorre ossessivamente e
comunica un senso di strutturale precarietà.
Vedi anche
Letteratura italiana: Il Seicento.
Il barocco nelle varie letterature
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