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Barocco e classicismo

 
Nonostante il Seicento sia generalmente identificato con il barocco, per tutto il secolo la tradizione del classicismo, inteso come ideale supremo di chiarezza ed equilibrio espressivo nonché come richiamo a contenuti nobili e morali, nella fedeltà al modello dei classici antichi, non viene mai meno e, se in certi Paesi essa viene messa in ombra dalla trionfante letteratura barocca, in Francia, nella seconda metà del secolo, si impone con autori della levatura di Racine, Molière e Boileau.

L'affermarsi del barocco nella letteratura del Seicento si accompagna alla consapevolezza e alla rivendicazione di una modernità rispetto al passato che si fa esplicita in un atto di rottura, in una poesia che trova nuovi contenuti e nuove forme espressive.

Il barocco si oppone al classico rifiutandone le norme e le regole, infrangendo i canoni, mescolando i generi e gli stili, facendo oggetto di poesia gli argomenti apparentemente più umili e insignificanti, senza rispettare le gerarchie stabilite né i criteri retorici di convenienza e di decoro.

Eppure il classicismo non venne distrutto dall'affermazione del barocco, ma semmai modificato dall'interno: anche i suoi sostenitori sono costretti a prendere atto che qualcosa è mutato nell'arte e a elaborare teorie adeguate ai tempi per affrontare gli avversari. La querelle des anciens et des modernes continua vivace per tutto il secolo.

IL BAROCCO

Il classicismo francese

L'affermazione del classicismo a partire dal 1660 in Francia è favorita dal mecenatismo di Luigi XIV: gli ideali di ordine, stabilità ed equilibrio sono in perfetta sintonia con la sua politica assolutistica.

Avviene così anche in Inghilterra, negli stessi anni, quando dopo la Restaurazione Carlo II accorda i suoi favori alla letteratura classicistica di John Dryden.

Il classicismo francese dell'età di Luigi XIV produce innumerevoli capolavori: la tragedia di Jean Racine, la commedia di Molière, la prosa di La Rochefoucauld e di Madame de La Fayette, la poesia di Jean de La Fontaine, opere che nessuno definirebbe il prodotto dell'arido regolismo di Boileau.

È piuttosto vero che la codificazione di Boileau avviene dopo che nella letteratura è già awenuto un mutamento: l'abbandono dei facili virtuosismi del preziosismo, delle spericolate acrobazie stilistiche, in favore di una espressione più misurata, di una sobrietà più esatta, di una naturalezza più veritiera. Proprio nella ricerca tenace della verità umana, attraverso una indagine paziente della psicologia e delle passioni, risiede il nucleo della grande poesia classicista francese, che si misura con le regole e con la tecnica per trascenderle e conquistare una propria sublime purezza espressiva.

I grandi poeti francesi accettano le regole fondamentali, per esempio quella aristotelica delle tre unità drammatiche (tempo, luogo e azione), ma ne fanno una ragion d'essere interna della loro poesia, trasformando la norma in natura.

L'esperienza del barocco, nella quale, nonostante tutto, il classicismo francese ha le sue radici, non è passata invano. A ben guardare, elementi barocchi, nello stile o nel linguaggio, si possono ritrovare in molti autori del periodo classico, ma in definitiva andrà riconosciuto che la poesia francese dell'età classica è altra cosa dalla trattatistica coeva sul classicismo, tutta tesa a imbrigliare la fantasia poetica sottomettendola alla ragione.

La splendida fioritura artistica del regno di Luigi XIV, sostenuta dalla politica culturale del sovrano anche attraverso l'impulso dato all'Académie francaise, arreca lustro e prestigio alla Francia, diffondendo le teorie e le pratiche classicistiche in Europa, dall'Italia all'Inghilterra alla Germania, e trasmettendole alle generazioni del razionalismo e dell'Illuminismo che dominerà il secolo successivo.


QUERELLE DES ANCIENS ET DES MODERNES
 

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