LA POESIA PROVENZALE
Guglielmo IX duca d'Aquitania
La poesia lirica dei
trovatori fiorì nella Francia meridionale
e in Provenza tra la fine del secolo XI e
i primi due decenni del XIII secolo: dopo
la crociata contro gli Albigesi e la pace
di Parigi del 1229 conobbe un rapido
tramonto. È difficile individuare le
origini della poesia lirica provenzale.
C’è chi la collega alla tradizione
classica latina di poesia erotica e chi
invece a quella araba, né manca chi la
riconnette piuttosto alla poesia religiosa
di esaltazione della Vergine. Ma nessuna
di queste ipotesi può ritenersi definitiva.
La poesia dei trovatori è una delle
espressioni della vita di corte: anche se
i poeti possono essere grandi signori e
feudatari, come Guglielmo IX d’Aquitania,
per lo più provengono dalle fila della
piccola nobiltà (sono cavalieri poveri)
oppure sono ministeriales, cioè dipendenti
non nobili del signore. Essi, in cambio
del loro canto di lode e di devozione,
chiedono amore o almeno protezione alla
moglie del signore. Si va da un massimo di
ritualizzazione, astrazione,
formalizzazione tipico del trobar clus [poetare
“chiuso” e difficile] a un’apertura alla
concretezza, all’amabilità e alla levità
della vita, ben espressa dal trobar leu [poetare
“lieve”]; dal più raffinato e idealizzato
amor de lonh [amore da lontano], cantato
da Jaufré Rudel, uno dei più noti poeti
provenzali, alla descrizione anche
sensuale della donna e degli incontri
d’amore. Nella poesia, che pure in genere
canta il momento di joi [gioia] dato dalla
fin’amor [amore perfetto], non manca il
motivo della sofferenza d’amore per
l’inaccessibilità della donna, provocata
dalla sua lontananza o dalla sua superbia.
Accanto a questi sentimenti, analizzati
con grande sottigliezza psicologica, nel
testo lirico si possono incontrare
riflessioni sulla poesia stessa, sul
rapporto fra tecnica impiegata e teorie
dell’amore, con dichiarazioni di poetica
che rivelano l’alta coscienza della
propria arte che ebbero i poeti provenzali.
La forma principale di poesia lirica è
rappresentata dalla canzone di 4, 5 o 6
strofe, costruite secondo lo stesso
schema, in versi ottosillabici in rima, e
una chiusa formata da uno o più congedi.
La canzone d’amore è estremamente
formalizzata, sia nella struttura metrica
che in quella tematica: esordisce con un
topos che descrive la natura (mostrando
per esempio la corrispondenza tra amore e
primavera), poi rappresenta la donna e ne
canta le lodi, infine introduce la figura
del rivale o dei maldicenti che possono
danneggiare l’amante; la chiusura è
affidata a un congedo che spesso contiene
una decisione dell’innamorato in relazione
alla sua vicenda d’amore. Altri
sottogeneri tipici della poesia provenzale
sono il sirventese, il partimen, il planh,
l’alba, la pastorella. Le poesie liriche
erano trasmesse per via orale e destinate
alla recitazione con accompagnamento
musicale. Poiché però il trovatore
affidava al giullare un testo scritto che
conteneva anche la melodia, ne è rimasta
una relativamente ampia documentazione.
Nel XIII secolo, i testi sono stati poi
raccolti in canzonieri contenenti anche
vidas e razos. Il primo poeta provenzale
fu Guglielmo IX duca d’Aquitania. Di lui
ci sono rimaste dieci poesie in cui si
incontrano temi realistici, sensuali e
burleschi, ma anche un’ispirazione cortese
volta a cantare la fin’amor. Rientra in
questo secondo tipo la canzone Ab la
dolchor del temps novel [Per la dolcezza
della nuova stagione], che è una delle più
belle poesie medievali e che costituisce
un modello cui si rifarà tutta la poesia
provenzale. Fra i poeti successivi, la
differenza che separa il trobar clus e il
trobar leu è bene espressa
dall’opposizione fra Raimbaut d’Aurenga,
che segue la prima tendenza, e Bernart de
Ventadorn, servo d’amore di
Eleonora
d’Aquitania, il quale segue invece la
seconda. Entrambi sono attivi fra il 1150
e il 1180. I due presentano tesi opposte
anche sull’amore cortese: Raimbaut lo
esalta nei suoi aspetti antimatrimoniali
giungendo a proporre l’inganno nei
confronti del marito e a prendere come
modello Tristano, Bernart lo respinge,
arrivando a rifiutare la propria
condizione di amante, giacché l’amore gli
si presenta solo come sofferenza e
negatività assoluta. La generazione
seguente è rappresentata soprattutto da
Bertran de Born (poeta guerriero, canta
soprattutto la guerra), Guiraut de Bornhel
e Arnaut Daniel, maestro del trobar clus.
Tutti e tre, attivi negli ultimi decenni
del secolo XII e all’inizio del XIII, sono
ammirati da Dante (nella Commedia si parla
sia di Bertran sia di Arnaut). Appartiene
a questa generazione anche Raimbaut de
Vaqueiras, il quale reagisce al
convenzionalismo che rischiava di rendere
accademica la poesia provenzale e anticipa
così l’analogo atteggiamento di Folquet de
Marseille (anch’egli presente nella
Commedia di Dante) e di Peire Cardinal,
entrambi attivi fra il 1210 e il 1250. Il
fatto che la poesia provenzale sia stata
così ben conosciuta da Dante non deve
stupire: i poeti provenzali influenzarono
profondamente sia la poesia lirica tedesca
dei Minnesänger, sia quella
gallego-portoghese della penisola iberica,
sia infine quella italiana dalla Scuola
siciliana allo Stil novo sino, appunto, a
Dante.
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