CANTARI
I cantari sono componimenti in rima composti o
rielaborati dai canterini, versione "moderna"
dei giullari medievali, e diffusi essenzialmente
tramite recite nelle piazze e quindi per via
orale, talora con accompagnamento musicale. La
produzione canterina si sviluppa dalla seconda
metà del XIII secolo sino ad oltre la fine del
XV, un periodo decisamente ampio che comporta
numerose variazioni di modi, filoni, temi e
stile.
I canterini sono generalmente personaggi di
cultura modesta. I cantari sono testi di non
raffinata elaborazione formale, rivolti a un
pubblico popolare e risentono delle tracce della
diffusione orale. Lo scopo principale del
canterino è infatti quello di attirare
l'attenzione del pubblico e di divertirlo,
sorprenderlo e avvincerlo. Per questo motivo il
genere si caratterizza per la predilezione
dell'intreccio sulla caratterizzazione dei
personaggi, per il gusto di avventure
straordinarie e fuor di misura, per le atmosfere
meravigliose e fiabesche, per l'ambientazione
esotica o fastosa, per le frequenti iperboli.
Sul piano formale il cantare si caratterizza per
una sintassi semplice ed elementare che risente
della destinazione orale dei testi, per un
lessico povero e ripetitivo, per imprecisioni
metriche.
Nel corso della sua storia, e in particolare nel
periodo compreso tra il Trecento e il
Quattrocento, si attua una tendenza a coordinare
i cantari in cicli: i diversi cantari venivano
recitati in giornate successive al pubblico, che
si ripresentava di fronte alla panca (una specie
di pulpito) di piazza dei canterini nelle ore
stabilite. In questo modo si creano testi più
articolati, con avventure più complesse e
intricate, ricche di peripezie e di colpi di
scena, con mutamenti di ambiente, con un aumento
del numero dei personaggi.
Il genere dei cantari, che ebbe vasta diffusione
nel tempo e nello spazio, è caratterizzato da
un'ampia variazione di temi e di argomenti che
si è soliti distribuire in filoni. Un filone
abbastanza consistente nel Trecento muove dal
ciclo classico (guerra di Troia, fatti di Cesare…),
dunque di intonazione epica. Un altro filone
importante è costituito dai cantari d'argomento
storico che mettevano in scena epicamente la
storia o la cronaca contemporanea. Altri cantari
si ricollegano a matrici religiose, altri
derivano dalla tradizione dei lais di Maria di
Francia (Fiorio e Biancifiore, Bel Gherardino,
Ponzela Gaia, Donna del Vergiù). Non c'è dubbio
però che il filone più importante sia quello che
riprende la materia carolingia e bretone,
avviando una contaminazione tra le due che avrà
poi importanti sviluppi nell'epica cavalleresca
italiana del Quattrocento e Cinquecento. Così
nel filone delle vicende dei paladini di re
Carlo si innestano i temi del viaggio in terre
esotiche, dell'avventura ricercata per se stessa,
dell'innamoramento episodico. Nella materia
carolingia si innestano gli argomenti, le
atmosfere e lo spirito avventuroso e profano
tipici del ciclo bretone. Sono queste le
caratteristiche principali di testi fortunati
come la Spagna, il Cantare di Rinaldo, il
Cantare di Orlando, testi che fornirono
personaggi e molti spunti narrativi a scrittori
successivi come Luigi Pulci, Matteo Boiardo e
Ludovico Ariosto.
Nell'ambito dei rapporti tra la produzione
canterina e la letteratura "alta" occorre
valutare con attenzione il reciproco scambio. Se
i canterini offrono temi e vicende agli
scrittori colti, è anche vero che negli ultimi
sviluppi del genere, verso la fine del
Quattrocento e del Cinquecento, poemi come il
Morgante del Pulci e l'Orlando innamorato del
Boiardo costituirono un modello o un punto di
riferimento per alcuni canterini, come per
esempio Francesco Cieco da Ferrara, autore del
Mambriano.
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