La canzonetta
« La canzonetta, in origine, non fu altro che la
stessa canzone antica, ma semplificata e
composta di versi brevi (settenari e ottonari),
e d'intonazione assai piú modesta. Fu molto
usata dai poeti della " Scuola siciliana "; ma
scomparve ben presto per cedere il campo alla "ballata
" e al madrigale ". Riapparve, ma con forma del
tutto diversa, verso la fine del secolo XVI, per
opera del Chiabrera, che le diede movenze piú
agili e melodiche collegando i versi (per lo piú
brevi) nelle guise piú diverse ed estendendo la
facoltà del rimare, già quasi esclusiva delle
parole piane, anche alle parole tronche. — Cosí
fece il Chiabrera per varie ragioni: un po' per
lo studio dei modelli greci (Anacreonte), un po'
per gli esempi che gli venivano dalla Francia
(Pierre Ronsard e gli altri poeti della cosidetta " Pleiade " cinquecentesca), e piú ancora
per conformarla alle esigenze della musica, che
proprio allora stava subendo una radicale
trasformazione. — La canzonetta, cosí
trasformata, ebbe un gran successo: non solo
divenne il metro preferito della lirica lieve,
amatoria e conviviale, ma anche entrò a far
parte del melodramma sotto il nome di " aria" o
" arietta", la quale non è altro che una
canzonetta accorciata. Fu perciò l'inseparabile
compagna della musica per almeno due secoli, il
XVII e il XVIII: non solo della musica
melodrammatica, ma anche di quella che oggi si
dice " vocale " o " da camera ", la quale, dice
il Carducci, le conferí " un fare tra disinvolto,
sentimentale e monello ", tutto soffuso d'una
fluida musicalità, e ne fece la voce e
l'interprete della " sensiblerie" arcadica e
settecentesca. Ebbe allora come suoi cultori i
poeti dell'Arcadia, con a capo il Metastasio e
il Rolli; si spense a mezzo il secolo XIX col
Savioli e col Vittorelli » (C. Culcasi). Al
Carducci piacque riprenderne il metro, quello
del Chiabrera, nella poesia Il poeta (o «
Congedo »).
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