|
IL CINQUECENTO
Caratterizzato dal nuovo entusiasmo legato alla
riscoperta dei classici latini e greci,
l'umanesimo espresse il meglio di sé negli studi
critico-filologici (L. Valla, A. Poliziano) e
nell'attività filosofica dei neoplatonici (M.
Ficino, Pico della Mirandola), e trovò nel
dialogo la forma retorica più congeniale.
Dopo il ristagno della prima metà del sec. XV,
la letteratura tornò a fiorire più tardi
rivelando da un lato il sussistere di esperienze
legate all'ambito regionale (Lorenzo il
Magnifico, Poliziano, L. Pulci a Firenze;
letteratura cortigiana e maccheronica, M.M.
Boiardo, Ruzante nell'Italia settentrionale), ma
mostrando d'altra parte l'incipiente
affermazione del fiorentino trecentesco al di
fuori della Toscana (Novellino di Masuccio
Salernitano e Arcadia di I. Sannazaro).
La definitiva affermazione di questa tendenza,
che rappresenterà uno dei caratteri fondamentali
di tutta la letteratura italiana successiva, si
ha nei primi decenni del sec. XVI con l'opera
normativa di P. Bembo (Prose della volgar
lingua), e soprattutto con l'adeguamento a essa
di personalità come
L. Ariosto (Orlando furioso)
e del largo stuolo di petrarchisti attivi in
particolare nel secondo trentennio del secolo
(V. Colonna, V. Franco, G. Della Casa, G.
Tarsia).
Altri grandi filoni della produzione
cinquecentesca sono quello storico, che ebbe i
massimi rappresentanti in
N. Machiavelli
(Discorsi, Il principe), particolarmente vicino
alla cultura e alla lingua dell'ambiente
fiorentino contemporaneo, e
F. Guicciardini
(Storia d'Italia), maggiormente attento alla
lezione bembiana e influenzato dal periodare
latino, e il filone teatrale.
Questo,
inizialmente legato all'imitazione dei classici
e limitato alla commedia (N. Machiavelli, L.
Ariosto, P. Aretino), si aprì successivamente
anche a nuove forme (tragedie di G.G. Trissino),
fino a stabilizzarsi nella 2a metà del secolo
negli stereotipi della
commedia dell'arte.
In questi anni si assiste a un profondo
cambiamento nella temperie culturale, fortemente
influenzata dal nuovo pensiero controriformista
e dal razionalismo aristotelico diffuso dagli
ambienti universitari. Espressione tipica del
tempo è
T. Tasso che con la Gerusalemme
liberata, opera dalla genesi alquanto
tormentata, rivela l'intimo dissidio che
un'epoca prevalentemente votata al rispetto
delle forme esteriori provocava in animi
particolarmente sensibili alle manifestazioni
del sentimento.
In aperto contrasto con la cultura dominante
furono
G. Galilei, scienziato di statura europea
e iniziatore della prosa scientifica italiana,
alla cui personalità e opera si ispirò un folto
gruppo di scienziati (E. Torricelli, F. Redi, L.
Magalotti),
T. Campanella, filosofo e poeta,
propugnatore di una letteratura più incisiva
sulla realtà e lo storico P. Sarpi, che
nell'Istoria del concilio tridentino attuò
un'acuta analisi della chiesa contemporanea.
Il dramma
pastorale
L'emblematica
Galateo -
I capricci del Bottaio
|