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IL CLASSICISMO

Il classicismo, come teoria letteraria, nacque in età umanistica, quando vennero formulati i concetti (ad esempio il principio di imitazione) e individuati i canoni del bello ideale nell’armonia compositiva e nella perfezione formale espresse dalla civiltà greco-romana. Tali principi avrebbero poi trovato applicazione soprattutto nell’arte italiana del Rinascimento. Va precisato che per età classica si intende, in senso stretto, il V e il IV secolo a.C. nel mondo greco e il I secolo a.C. e il I d.C. nel mondo romano.

Termine con duplice significato, ossia relativo alla produzione di un certo periodo storico, oppure come visione dell'arte che predilige l'espressione formale come veicolo di trasmissione di un messaggio universale, indipendente dall'epoca o dal contesto linguistico in cui si è sviluppato. Il punto di riferimento è l'Ars poetica di Orazio (13 a. C.), nella quale Orazio (richiamandosi alla Poetica di Aristotele) espone tutti i punti fondamentali del classicismo, ossia il senso della misura, l'abbandono della ricerca del particolare a effetto, a favore della coerenza e dell'armonia. Tutti i maggiori poeti di allora vi aderirono (Virgilio, Tibullo, Properzio e Livio), creando una branca detta del classicismo augusteo, osteggiato dai maggiori poeti latini del I sec. d. C. (Seneca, Lucano, Petronio, Marziale, Tacito).

Il termine classico viene anche utilizzato in riferimento ad alcune opere del passato ritenute modelli o norme imprescindibili per l'esperienza artistica e spirituale. Nell'accezione più vasta, il termine si riferisce a un atteggiamento dello spirito, a un patrimonio di aspirazioni artistiche e a un paradigma di valori culturali rintracciabili in tutte le epoche. Esso ha così assunto il significato di perfezione, di corrispondenza a una norma considerata universalmente valida e insuperabile. Di conseguenza, il termine enfatizza i valori di continuità della tradizione. In questo senso, viene applicato ai modelli dell'antichità greca e romana, ma anche a modelli del mondo romanzo tra i quali Dante, Petrarca e Boccaccio; gli scrittori del Cinquecento sono classici per quelli dell'Ottocento; oggi anche Leopardi e Manzoni sono già classici per noi.

Il culto dei classici greci e latini e la loro persistenza nella cultura occidentale dopo il crollo dell'impero di Roma costituiscono un fenomeno culturale di importanza e durata senza pari. L'ammirazione per il sapere classico, nonostante forti resistenze, s'impose nelle scuole e negli scriptoria dei monasteri, fatto che consentì alla latinità medievale di salvare il patrimonio culturale dell'antichità greca e romana.

Il modello letterario classico venne a poco a poco ricostituito, in seguito alle prime rivisitazioni del 1300 (Petrarca). S'impose definitivamente grazie alla riproposizione dei teorici rinascimentali (P. Bembo, 1470-1547) i cui massimi esponenti furono G. G. Trissino (1478-1550) e G. Giraldi Cinzio (1504-1573). La piena affermazione del classicismo come dottrina e teoria generale dell'arte coincise con la conoscenza più diffusa della Poetica di Aristotele (tradotta in latino nel 1498 da Giorgio Valla e pubblicata dall'editore veneziano Aldo Manuzio nel 1508) che definì regole e modelli normativi di tipo etico ed estetico.

Il classicismo divenne la norma estetica principale di tutti gli scrittori del Cinquecento italiano e influenzerà l'intera produzione letteraria in prosa, in versi e teatrale dell'epoca. A parte in Francia, dove il classicismo rimase la concezione artistica dominante per tutto il XVII sec. (J. de La Fontaine, P. Corneille, J. Racine, N. Boileau), nel resto d'Europa non rappresentò che una breve stagione; i principi d'armonia, equilibrio, decoro formale vennero messi in contraddizione dal manierismo e spazzati via dalla poetica barocca.

L'opera compiuta dall'Arcadia, che riporterà in auge valori di semplicità e chiarezza, non sarà altro che un tentativo  di ritorno al classicismo. Nel XVIII sec., con una realtà storicopolitica cambiata, il primato della poesia antica verrà attaccato dalla nascente idea di un progresso inevitabile anche nel campo artistico. Il neoclassicismo di fine secolo viene visto come desiderio di ricostruzione di un mondo spirituale idealizzato piuttosto che come riproposizione di modelli classici.

Con J. W. Goethe, F. Schiller, U. Foscolo, G. Leopardi il classicismo viene inteso come ricerca artistica paradigmatica di una condizione esistenziale immutabile e come forma artistica, nella quale il contenuto sia superiore alla forma, atta a trasmettere messaggi non ambigui, contrapponendosi così a quei concetti d'illuminazione poetica, d'identificazione tra arte e vita, tipici della letteratura del XIX e XX sec.
 

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