| Donne e letteratura |
Inquadrare il rapporto tra donne e letteratura significa perlopiù ascoltare dei
silenzi. Poche, infatti - anche se ben forti - sono le voci femminili che si
levano nel corso della storia letteraria (e non solo) fino a pochi decenni fa.
Sono voci isolate, provenienti da donne che si sottraggono alle rigide regole
del sistema letterario maschile grazie ad uno status sociale particolare.
Medea, nella tragedia di Euripide (431 a.C.), deplora con forza l'impossibilità
per le donne di cantare i propri sentimenti: «Febo, guida dei canti, non ha
voluto donare / alla nostra mente il canto divino della lira: / giacché avrei
fatto risuonare un canto / contro la razza dei maschi». E tuttavia, la prima
voce femminile nella storia della letteratura si era già levata in Grecia, tra
il VII e il VI sec. a. C.: quella di Saffo, poetessa vissuta sull'isola di Lesbo,
amica del poeta Alceo, la cui fama ha attraversato i secoli. È una poesia
d'amore: per la bellezza, espressione del sacro; per la dea che la incarna,
Afrodite; per le fanciulle del tiaso, una comunità religioso-pedagogica, di cui
Saffo era alla guida, legata al culto di Afrodite e delle Muse, nella quale
venivano educate le ragazze di buona famiglia. Sarebbe riduttivo interpretare la
poesia di Saffo esclusivamente come espressione di sentimenti individuali: essa
trae la sua immediatezza lirica dall'intensità emotiva della vita comunitaria,
scandita dall'avvicendarsi delle fanciulle, accolte nella turbinosa adolescenza
e salutate alla vigilia delle nozze, in un moto perpetuo tra incontro e
separazione. E sarebbe un errore anche vedere in Saffo una femminista ante
litteram. Ella entra in ogni caso a far parte di un canone letterario maschile.
A Roma le donne godono di maggiore considerazione rispetto al mondo greco, ma
all'interno delle mura domestiche, come educatrici dei figli. Non sono pervenute
voci femminili che abbiano rotto il silenzio cui erano sottomesse.
Con il Medioevo si affacciano al mondo delle lettere alcune personalità
femminili: le religiose Rosvita di Gandersheim (sec. X), autrice di dialoghi
drammatici, e Herrada di Landsberg, con il suo compendio figurale Hortus
Deliciarum (sec. XII); Maria di Francia, che compone dei lais (racconti in versi),
e la contessa Beatrice de Dia, nei cui versi d'amore palpita il desiderio (entrambe
del sec. XII). A cavallo tra i secoli XIV e XV, Christine de Pizan, colta
nobildonna alla corte di Carlo V, rimasta vedova con tre figli si guadagna da
vivere scrivendo, e si conquista anche un posto nel dibattito letterario del
tempo.
Ma la «scalata» all'olimpo delle lettere prende avvio nel Rinascimento, pur se
ancora limitata al contesto che orbita attorno alle corti. Ne è ben cosciente
Ariosto, che nell'Orlando Furioso, dopo avere reso omaggio a Saffo e aver
chiamato gli scrittori «uomini invidiosi», così continua: «Ben mi par di veder
che al secol nostro / tanta virtù fra belle donne emerga, / che può dare opra a
carte ed ad inchiostro, / perché nei futuri anni si disperga» (xx, vv. 17-20).
Nel Cinquecento si trovano poetesse che scrivono inserendosi nella tradizione
del canzoniere petrarchesco, come Veronica Gambara (1485-1550), Vittoria Colonna
(1490-1547) e Gaspara Stampa (1523-1554), che i romantici considereranno una
novella Saffo; ai poeti erotici dell'antichità, in special modo a
Catullo, si
rifà Louise Labé (1524-1566), francese di origini borghesi, autrice di sonetti
ed elegie e del dialogo Contrasto dell'amore e della follia. La Francia dà i
natali anche alle prime narratrici in prosa: di Hélisenne de Crenne è il primo
romanzo autobiografico al femminile, Les angoisses douloureuses qui procèdent
d'amours (1538); Margherita di Navarra, principessa di Angouléme, firma la
raccolta di novelle Heptaméron, (1549) prezioso documento sugli usi amorosi
dell'epoca.
Circa un secolo dopo, oltreoceano, si leva la voce della religiosa messicana Sor
Juana Inés de la Cruz (16511695), autrice della propria autobiografia,
drammaturga e poetessa. Sempre nel sec. XVII Madame de La Fayette, con la sua
Principessa di Clèves (1678), e Madeleine de Scudéry (1607-1702), con i suoi
romanzi «galanti» (pubblicati però sotto il nome del fratello), inaugurano la
stagione del romanzo psicologico, che avrà seguito, oltre che successo, anche in
Inghilterra, nell'opera di Sarah Fielding ( (1710-1768) e Frances Brooke
(1745-1789). E ancora in Inghilterra spicca la figura di Aphra Behn (1640-1689),
la prima donna che fa della scrittura il proprio unico mezzo di sostentamento:
conosciuta per la sua opera drammatica - esordisce nel 1671 con The Forced
Marriage - è anche autrice del romanzo Oroonoko lo schiavo reale (1688),
anticipatore di un tema - l'oppressione in contesto coloniale - che verrà in
primo piano, declinato in modo diverso, dalla seconda metà del sec. XX in poi.
La sua esperienza apre la strada alla letteratura femminile in epoca moderna;
Virginia Woolf sancisce il suo ruolo fondamentale nel celebre saggio dedicato al
rapporto tra donne e letteratura (Una stanza tutta per sé, 1929): «Con Aphra
Behn siamo a una svolta molto importante del nostro percorso. Ci lasciamo alle
spalle, chiuse nei loro parchi, immerse nelle loro carte, quelle nobildonne che
scrivevano senza pubblico né critica, unicamente per il loro piacere. Veniamo in
città ed entriamo in contatto con la gente comune che cammina per strada».
Il secolo dei «lumi», con i suoi sconvolgimenti in campo sociale, politico ed
economico, vede emergere le donne dalla loro condizione di subalternità e
affermarsi soprattutto figure di pensatrici. A Parigi non si contano i salotti
letterari animati da donne: apre il secolo quello di Madame de Lambert (autrice
fra l'altro, di Riflessioni sulle donne, 1727), lo chiude quello di Madame de
Stadi, cui si devono importanti opere di carattere politico-sociale,
estetico-filosofico e critico, nonché il romanzo autobiografico Delfina (1802),
in cui sono messi in primo piano i pesanti vincoli della condizione femminile.
Sulla scena inglese, oltre alle bluestocking - donne che sul calco dei salons
parigini, promuovono serate di dibattito cultural-letterario - si affacciano
Mary Wollstonecraft Godwin, una delle cosiddette «madri storiche» del femminismo,
con il suo Rivendicazioni dei diritti della donna (1792), e Ann Radcliffe
(1764-1823), i cui romanzi gotici influenzeranno gli scrittori romantici.
L'emancipazione in campo letterario non va sempre di pari passo con quella
sociale e politica; le scrittrici del primo Ottocento conducono vita appartata,
distante dalla politica e spesso anche dalla città, ignara delle affermazioni
delle prime teoriche del femminismo. Ma le loro opere sono lette da un pubblico
femminile e urbano, il primo consumatore del nuovo genere letterario che si va
imponendo: il romanzo. Il centro della narrativa «al femminile» è
preferibilmente una casa, più spesso una casa di campagna, che fa da contraltare
alla città: tra questi due poli si muovono le protagoniste della Austen, Elinor
e Marianne in Ragione e Sentimento (1811) o le sorelle Bennett in cerca di
marito in Orgoglio e Pregiudizio (1813), così come la Jane Eyre di
Charlotte
Brontè, nel romanzo eponimo (1847), o la tragica figura di Catherine, al centro
di Cime Tempestose (1847) della sorella di Charlotte,
Emily Bronté. Oltreoceano
fiorisce la poesia di Emily Dickinson (1830-1886), voce fondamentale della
lirica americana e mondiale, punto di riferimento imprescindibile. Con
l'avanzare del secolo la letteratura femminile si diversifica: in Inghilterra,
dove si è primariamente affermata una tradizione di scrittura al femminile, si
hanno i romanzi sociali di Elizabeth Gaskell (Mary Barton, 1848) e quelli di
George Eliot, pseudonimo maschile assunto da Marian Evans, (1819-1880),
caratterizzati da una perspicace intelligenza della società vittoriana e da
grande fmezza.
In Francia, Amandine-Lucie-Aurore Dupin (1804-1876) crea anch'essa la propria
identità letteraria sotto pseudonimo maschile: si tratta di George Sand, amica
dei grandi scrittori francesi dell'Ottocento, autrice di numerosi romanzi, da
quelli che inaugurano il genere «passionale» - incentrati sulla lotta tra
passioni dell'anima e convenzioni sociali - a quelli fortemente influenzati
dalla sua adesione al pensiero socialista. Danno voce alla poesia ottocentesca,
oltre a Emily Dickinson, Elizabeth Barrett Browning e Christina Rossetti,
entrambe legate a due figure di spicco della letteratura inglese dell'epoca,
rispettivamente i poeti Robert Browning e Dante Gabriel Rossetti.
Nella prima metà del sec. XX si viene gradualmente ampliando lo spazio
letterario femminile, abitato da realtà diverse nelle varie parti del mondo e
animato da un vivace dibattito sulla specificità della scrittura femminile. In
Francia si trova la figura emblematica di Sidonie-Gabrielle Colette: negli anni
1900-03 firma la serie dei romanzi di Claudine sotto lo pseudonimo di Willy;
andrà sotto il nome di Colette Willy e, dal 1916, solo di Colette, la sua
produzione successiva, che comprende l'autobiografia Il mio noviziato. In Italia
spiccano i nomi di Matilde Serao (1856-1927), che affianca un'intensa attività
giornalistica a quella di narratrice;
Sibilla Aleramo, il cui romanzo Una donna
(1906) costituisce un documento fondamentale per comprendere il processo di
liberazione della donna nel nostro paese; Grazia Deledda, cui va nel 1926 il
premio Nobel per la letteratura.
Figura fondamentale dell'universo femminile delle lettere è
Virginia Woolf, che
nel citato Una stanza tutta per sé e in Tre ghinee (1938) pone le pietre miliari
per un discorso critico sul rapporto donne-letteratura, ancora oggi punto di
riferimento per chiunque voglia occuparsi dell'argomento: la sua ricognizione
nella storia della secolare costrizione al silenzio della voce femminile prende
le mosse da una celebre «supposizione»: «Immaginiamo... che cosa sarebbe
successo se Shakespeare avesse avuto una sorella meravigliosamente dotata,
chiamata Judith – diciamo». Il suo Orlando (1928) è una storia della condizione
femminile nel corso dei secoli narrata da una figura androgina. Autrice di saggi,
collaboratrice di giornali letterari, protagonista della vita intellettuale
londinese del tempo, ha dato un contributo fondamentale al romanzo moderno, non
solo da un punto di vista contenutistico, ma anche formale.
Negli stessi anni si fanno sentire anche altre voci femminili, spesso legate
agli ambienti dell'avanguardia modernista: le inglesi Dorothy Richardson e May
Sinclair, la neozelandese Katherine Mansfield, le americane Gertrude Stein e
Djuna Barnes, che nella Parigi degli anni Venti trovano un ambiente fertile,
decisamente libero, per le proprie sperimentazioni. Nello stesso contesto si
situa l'esperienza dell'editrice e scrittrice Sylvia Beach, americana
trasferitasi a Parigi, che nel 1922 pubblica uno dei capolavori della
letteratura mondiale del Novecento: l'Ulisse di Joyce (che negli Stati Uniti
deve la sua pubblicazione a puntate, incorsa nella censura, a una coppia di
donne: Margaret Anderson e Jane Heap, direttrici della «Little Review»). Le
donne iniziano dunque a far parte del sistema letterario nella sua interezza.
Dalla fine del secondo conflitto mondiale l'affermazione femminile in campo
letterario va di pari passo con quella politica e intellettuale. Tra le pietre
miliari di quei decenni figurano le personalità complesse di
Simone de Beauvoir
(Per una morale dell'ambiguità, 1947; Il secondo sesso, 1949),
Elsa Morante (Menzogna
e sortilegio, 1948), Marguerite Yourcenar (causa di grande scalpore per la
nomina, prima donna nella storia, a membro dell'Académie Francaise, nel 1981),
Sylvia Plath (che soffre la costrizione del «ruolo» femminile fino al suicidio),
Christa Wolf (che in Cassandra si confronta con le figure mitiche dell'universo
femminile). Caratteristica della seconda metà del secolo è l'assimilazione della
lotta per l'emancipazione femminile a quella per le minoranze e i popoli
oppressi o usciti da una storia di oppressione. Molte delle voci femminili di
quel periodo provengono dalle ex-colonie: bastino i nomi di
Isabel Allende in
Cile, Nadine Gordimer in Sudafrica, Arundhati Roy in India, Assia Djebar in
Algeria.
Al presente la letteratura al femminile è divenuta un universo complesso e
articolato, in cui trovano posto tutte le forme espressive, i generi, gli stili,
le sperimentazioni, nonché un costante contribuito alla discussione teorica
sulla scrittura femminile, tanto che, sempre più spesso, specie negli Stati
Uniti, la letteratura femminile costituisce, negli atenei, una disciplina a sé;
di essa si occupano specificatamente gli «Women's studies», ma anche il più
vasto ambito dei «Gendre studies».