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Epica (cavalleresca)

La letteratura cavalleresca fiorì in Francia tra l'XI e il XIII secolo. Inizialmente, quando la diffusione orale risultò predominante, essa era caratterizzata da opere composte in versi: la struttura ritmica, la rima o l'assonanza, facilitavano la memorizzazione. Successivamente, a partire all'incirca dal XIII secolo, cominciarono a circolare anche testi in prosa.

Nell'ambito di questa produzione, che potrebbe essere classificata, a seconda della materia e delle strutture formali, in generi diversi, spiccano le chansons de geste e il romanzo cavalleresco. Le chansons de geste sono componimenti di lunghezza variabile in strofe di lasse assonanzate o rimate che rielaborano o trasfigurano in forma epico-leggendaria degli avvenimenti storici e assumono come nucleo tematico le imprese di una geste, cioè delle imprese eroiche, appunto "gesta", di nobili e condottieri. Per questo si possono riconoscere diversi cicli che riguardano le imprese del re di Francia o le imprese di particolari dinastie feudali. Le gestes più famose e diffuse riguardano i Carolingi e in particolare Carlo Magno. In esse, infatti, attraverso la lotta del re e dei suoi paladini contro i saraceni, si trasmettevano valori condivisi nel mondo medievale: il coraggio, la lealtà, l'eroismo, l'amor di patria, e soprattutto la difesa della fede cristiana. Forse la più antica, certamente la più nota tra le opere pervenute, è la Chanson de Roland. Essa, attraverso il racconto di un episodio storico di non grande rilievo (la sconfitta della retroguardia dell'esercito franco sui Pirenei), celebra in modo eroico le vicende del paladino Orlando, creando dei miti che poi godranno di immensa fortuna.

I romanzi cavallereschi sono invece lunghi componimenti narrativi in versi o in prosa. È opportuno precisare che nel Medioevo il termine "romanzo" designa semplicemente un componimento in lingua romanza, senza definire come in seguito un genere particolare. Accanto ai valori propri anche delle chansons de geste, nei romanzi cavallereschi emerge prepotentemente l'esperienza dell'amore, che si presenta in multiformi aspetti: come dedizione assoluta all'amore inteso come processo di ingentilimento, amore come rituale sociale di comportamento, amore come rapporto fisico e al tempo stesso sentimento complesso e raffinato, legame coniugale, ma soprattutto, adulterino, secondo le ideologie dell'"amor cortese".

I romanzi cavallereschi vengono tradizionalmente classificati in base alla materia trattata. La "materia bretone" narra le vicende di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda (l'interprete più importante è Chrétien de Troyes, della fine del XII sec.). La "materia antica" reinterpreta miti e vicende storiche dell'antichità classica in chiave cortese. Dalla Francia la poesia cavalleresca si diffuse in Spagna, innestandosi sulla tradizione locale di cantares e romances, creando il Poema de mío Cid e l'Amadís de Gaula. In Inghilterra fiorirono continuazioni della materia di Bretagna, in Germania ebbero fortuna i miti di Tristano e di Parsifal (o Perceval).

In Italia l'opposizione iniziale chanson de geste/romanzo perde il suo primitivo significato e sfuma in un'opposizione di materie: carolingia, bretone e antica. Accanto alla divisione in materie compare una divisione per generi: romanzo in prosa, cantari, poemi cavallereschi. La letteratura cavalleresca ebbe una circolazione notevole soprattutto nell'Italia centro-settentrionale ed ebbe nel Trecento il secolo di più feconda produzione, anche se non mancano componimenti anteriori, come attestano tra l'altro anche alcune interessanti testimonianze artistiche e iconografiche (iscrizioni, portale del duomo di Verona, archivolto della cattedrale di Modena …). A un certo punto si giunse a una contaminazione tra le varie materie che apriì la strada agli sviluppi successivi: tra Quattro e Cinquecento compariranno i poemi cavallereschi di Pulci (Morgante), Matteo Maria Boiardo (Orlando innamorato) e Ludovico Ariosto (Orlando furioso), punto di arrivo del genere.

Chansons de geste

 

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