| Erotismo e letteratura |

Il lungo viaggio della parola erotica, a nominare i mondi della sessualità
divisa, a istituire e governare poteri nelle relazioni tra i sessi, a proiettare
percorsi di liberazione dell'energia e dell'intelligenza umana, inizia con la
storia della letteratura, orale e scritta. Inserita in percorsi rituali e magici,
funzione concettuale e linguistica del potere di pietra del fallo sacro, il
menhir, il lingam, la dava, lo scettro, sviluppa lentamente la propria complessa
relazione con il discorso del piacere, iniziando nella fase storica
dell'ellenismo a liberarsi dalla subaltemità ai vincoli esclusivi della
procreazione. Nella cultura classica greca, come narra Diotima nel Simposio di
Platone, Eros è figlio di Poros (acquisto) e di Penia (povertà): il desiderio è
condannato all'indigenza, è insaziabile. Nelle feste dionisiache, dalle quali
nasceranno la commedia attica e le novelle milesie – le prime narrazioni
erotiche non rituali in Occidente –, la tensione al piacere diventa libera
affermazione della sensualità, di un erotismo «solare» (Michel Onfray, Teoria
del corpo amoroso, 2000), materialistico (da Democrito ad Aristippo di Cirene, a
Epicuro), estraneo alle sublimazioni etiche del platonismo.
Su questa linea si sviluppa una grande tradizione letteraria, animata in Grecia
e nell'area ellenistica da poeti – Saffo, secc. VII-VI a.C, che nei suoi versi
canta la passione del desiderio; Sotade, sec. IV a.C., autore di violenti
epigrammi trasgressivi; Meleagro, autore della prima antologia licenziosa, La
Ghirlanda (100 ca a.C.) e scrittori come Luciano di Samosata, sec. II d.C.,
autore dei Dialoghi delle cortigiane, all'origine della letteratura pornografica
(pornè, prostituta). Questa tradizione di erotismo fondato filosoficamente si
sviluppa nell'area latina soprattutto tra i secc. I a.C. - II d.C. attraverso la
poesia filosofica di Lucrezio, che indaga materialisticamente le passioni umane,
quella erotica di Catullo, Orazio, Ovidio – autore di un'Arte di amare che
influenzerà profondamente l'umanesimo medievale e rinascimentale –, il romanzo
realistico di Petronio, il Satyricon, fino al romanzo fantastico di Apuleio,
L'asino d'oro.
L'affermazione in Occidente della cultura giudaico-cristiana comporta un rapido
processo di repressione delle pulsioni erotiche, relegandole nella sfera
dell'osceno: la parola erotica viene espulsa dalla «scena» (ob scaena) e assume
nuove funzioni di strumento di aggressione al mondo femminile e alla libertà
sessuale. Le religioni monoteiste, le religioni del Libro, istituiscono una
lunga tradizione di dualismo corpo/anima, di colpevolizzazione del piacere come
deviazione dai doveri della procreazione familiare, e di feroce misoginia: Eva
nasce da una costola di Adamo, ed è all'origine della sua dannazione.
E profondamente misogino l'intero Medioevo: la sessualità è oscena, e alla
natura immonda delle donne sono riservate turpi invettive e narrazioni; in
Francia, dai fabliaux dei secc. XII-XIV fino al greve sarcasmo di Rabelais, in
pieno Cinquecento, è tutto un susseguirsi di aggressioni salaci e violente,
mentre la letteratura cortese del fin'amor, codificata nel De Amore di Andrea
Cappellano (1180 ca), persegue una linea di sublimazione idealistica del piacere,
finalizzata alla conquista delle donne sposate. In Italia, nell'area forte del
cristianesimo al potere, il panorama è ancora più fosco, sia pure trasgredito da
qualche limitato tentativo di trasformare la licenziosità brutale dei fabliaux
in un erotismo più complesso e intrigante, come avviene, nei secc. XIV-XV nel
Decameron di Giovanni Boccaccio e nelle novelle di Franco Sacchetti. La
necessità di superare la dura misoginia medievale è presente anche nei Racconti
di Canterbury di Geoffrey Chaucer, il maggiore autore inglese del sec. XIV.
È con l'umanesimo rinascimentale, e con la «rivoluzione» indotta dall'invenzione
della stampa, che la ripresa di temi e autori della tradizione classica apre una
nuova fase nella storia dell'erotismo letterario. In Italia, mentre prosegue la
tradizione della letteratura oscena – con opere come i Sonetti lussuriosi (1526)
o i Ragionamenti (1534-1536) di Pietro Aretino, dialoghi di prostitute sulla
loro arte – nella cultura umanistica si diffondono atteggiamenti di libero
pensiero anche nei confronti dei tabù della sessualità e del piacere: dalle
Facezie (1450 ca) a sfondo sessuale di Poggio Bracciolini alle Novellae (1520)
di Gerolamo Molini, fino a Le piacevoli notti (1550-53) di Giovan Francesco
Straparola. Questa tendenza trova un importante sviluppo nella cultura francese,
mentre in Italia sarà duramente repressa negli anni della Controriforma e nei
due secoli successivi.
È in Francia che nel sec. XVI la parola erotica comincia a vivere di vita
propria, come nuovo lessico poetico e narrativo: nei versi dei «poeti della
Pléiade», da Pierre de Ronsard a Mathurin Régnier, nelle novelle licenziose
(1558) di Bonaventure Des Périers. Questo nuovo corso della letteratura erotica,
su cui si abbatte la repressione più dura nel periodo della Riforma e delle
guerre di religione, trova un nuovo sviluppo, in Francia, agli inizi del sec.
XVII. È la grande stagione del libertinismo. I libertini, intellettuali in lotta
contro l'oscurantismo religioso e il moralismo, istituiscono una nuova nozione
di erotismo: la natura, il piacere, il desiderio devono essere in ogni modo
assecondati nella costruzione di persone e società affrancate dall'ignoranza e
dalla repressione religiosa. A causa di ciò vengono perseguitati: il poeta
Théophile de Viau, autore dei versi liberamente erotici del Parnaso satirico
(1623), viene processato e bandito da Parigi; Claude Le Petit finisce sul
patibolo per il suo Bordello delle Muse (1662), violentemente antireligioso.
In tali condizioni, la letteratura libertina si diffonde clandestinamente dando
così vita a un ricco mercato editoriale. Viene invece pubblicato normalmente il
primo libro veramente scandaloso del sec. XVII: L'École des filles ou la
Philosophie des dames (due dialoghi di Michel Millot, 1655), che nonostante il
sequestro avrà una diffusione straordinaria per tutto il secolo, inaugurando il
genere del trattato erotico con istruzioni pratiche e digressioni filosofiche;
su questa linea, nel secolo successivo, Boyer d'Argens scriverà Thérèse filosofa
(1748) e Sade La filosofia nel boudoir (1795).
Nel corso del sec. XVIII questo tipo di narrazione si diffonde in Europa come
genere ormai consolidato, mantenendo una stretta relazione con la critica
filosofica e politica; è una ricchissima produzione di romanzi, racconti, versi,
con una propria diffusione e un proprio mercato. Questa letteratura batte le
piste della satira anticlericale (Storia di Don B...., 1741, di Jean-Charles
Gervaise de Latouche), del racconto erotico-fantastico (Il sofà, 1741, di
Crébillon figlio; I gioielli indiscreti, 1748, di Diderot), del romanzo
epistolare (Le relazioni pericolose, 1782, di Laclos), del quadro di vita
quotidiana (1' Anti-Justine, 1798, di Restif de la Bretonne, all'origine del
nuovo genere della letteratura pornografica che avrà grande sviluppo nella
Francia post-rivoluzionaria). Il contagio è internazionale: in Inghilterra John
Cleland pubblica le Memorie di Fanny Hill (1749), memorie di una donna di
piacere.
Sade, con i suoi libri incendiari, a portare alle estreme conseguenze la «scoperta
della libertà», affondando la sua critica negli inferni di una sessualità negata
dalla tradizione giudaico-cristiana, alla vigilia della Rivoluzione, durante il
periodo rivoluzionario e nei primi anni della controrivoluzione borghese.
L'Impero reprime il radicalismo filosofico e politico, e restaura vecchi riti
moralistici. Nella letteratura erotica si apre una cesura sempre più netta tra «erotismo»
e «pomografia».
La tradizione settecentesca comunque prosegue, raffinata ed élitaria, fino alle
nuove declinazioni della sensibilità romantica e poi decadente: da De l'amour
(1822) di Stendhal, ai Fiori del male (1857) di Baudelaire, a Donne. Hombres
(1890-91) di Verlaine, alle tentazioni della pornografia in Figlie di tanta
madre (1926) di Pierre Louys, alla ripresa di temi dell'erotismo classico in
Gide, Corydon (1924), all'erotismo vittoriano di D.H. Lawrence in L'amante di
Lady Chatterley (1928). Ha invece una crescente diffusione editoriale, tra
Ottocento e Novecento, nelle società borghesi occidentali, la letteratura
pomografica scritta da uomini per un pubblico maschile; i registri letterari
sono i più diversi, dal romanzo alla poesia, al teatro, ma la tendenza -
nonostante qualche invenzione modernista (Il supermaschio di André Jarry, 1902,
o Le undicimila verghe di Apollinaire, 1907) - è alla ripetizione, alla
riproduzione di stereotipi.
Nei primi decenni del Novecento le tematiche dell'erotismo si incontrano con la
nuova cultura della psicanalisi freudiana: libido, desiderio, pulsioni di vita e
di morte, istituiscono un nuovo lessico di riferimento anche per la letteratura
erotica. Il campo semantico del piacere diventa sempre più complesso. Si apre
una grande stagione, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, di libera
ricerca e di proposta di nuove pratiche letterarie che suscitano scandalo,
confliggendo con il moralismo borghese ottocentesco (l'Ulisse di James Joyce,
1922) e il puritanesimo della nuova società americana (da Tropico del cancro,
1934, di Henry Miller, a Lolita, 1955, di Vladimir Nabokov).
In Francia i surrealisti, mentre recuperano la tradizione libertina e riscoprono
l'incendiario Sade, propongono una nozione di erotismo «velato», codice
dell'amore-passione, di nuovo impegnata su piste di ricerca mai abbandonate (il
mito dell'androgino, la sublimazione della libido in energia «alta»); contro
queste inclinazioni, che considera idealistiche, Georges Bataille con i suoi
romanzi (Storia dell'occhio, 1928) e scritti teorici (L'erotismo, 1957)
riafferma il primato del «basso», dell'osceno, di un materialismo cosciente
della morte, da perseguire con eccesso, dépense (spreco). Su questa linea di
analisi, gli studi sulla sessualità di Michel Foucault, negli anni '70,
proporranno nuove relazioni tra erotismo e microfisica del potere, tra
sessualità e biopotere, aprendo la strada alle nuove prospettive teoriche del
femminismo degli anni '70-'90 e delle «logiche del desiderio» teorizzate da
Gilles Deleuze e Félix Guattari.
È in questo nuovo clima culturale che la letteratura erotica comincia ad essere
declinata prevalentemente al femminile (Pauline Réage, Storia di 0, 1954;
Emmanuelle Arsan, Emmanuelle,1959, Almudena Grandes, Le età di Lulù, 1989)
innestando sulla rilettura di un passato sommerso e minoritario (dall'antichità
classica ad autrici del Novecento come Anais Nin e Djuna Bames) incontri fecondi
tra scrittura e pensiero della differenza che segnano il declino del dominio
maschile sulla parola erotica e ne liberano imprevedibili potenzialità,
superando la stessa dicotomia tra maschile e femminile nelle attuali
contaminazioni culturali queer (contro ogni forma di «normalità») e cyborg (il
corpo postfordista), orientate dal pensiero critico di Judith Butler e Donna
Haraway: per liberare la parola erotica dalle prigioni sociali dei generi, e
nominare nuove condizioni della soggettività. «Sa sedurre la carne la parola, /
prepara il gesto, produce destini...» (Patrizia Valduga, Medicamenta e altri
medicamenta, 1989).