L'Estetismo
L'Estetismo è un movimento - soprattutto
letterario ma con implicazioni anche filosofiche
- sorto nella seconda metà dell'Ottocento come
tendenza del
Decadentismo. Esso inclina a privilegiare la
bellezza formale come elemento determinante
dell'arte. Il suo principio fondamentale è
quello dell'arte per l'arte: l'arte possiede una
vita indipendente rispetto al reale e procede in
maniera autonoma rispetto a quest'ultimo e
all'epoca in cui essa stessa si sviluppa. Da ciò
la critica feroce a un'arte che si rifà alla
realtà e al realismo: tutta l'arte cattiva
prende origine dal ritorno alla vita e alla
natura e dall'innalzamento di esse al rango di
ideali.
Ecco perciò che l'esteta può ben dire che non è
l'arte a imitare la vita, ma la vita a imitare
l'arte. Anzi,
D'Annunzio, il più famoso degli esteti
italiani, afferma che compito dell'uomo
superiore è quello di "fare" la propria vita
come un'opera d'arte, e in questo egli si pone
al di fuori di qualsiasi costrizione etica e
morale, essendo - come diceva il filosofo
Nietzsche - "al di là del bene e del male".
Secondo quanto Oscar Wilde, il principale
rappresentante dell'Estetismo in Gran Bretagna,
scrive nella Prefazione al suo romanzo Il
ritratto di Dorian Gray, "L'artista è il
creatore di cose belle [...]. Non esistono libri
morali o immorali. I libri sono scritti bene o
scritti male: questo è tutto [...]. Il vizio e
la virtù sono per l'artista materiali di un'arte".
È per questo che l'artista si sente autorizzato
a ricercare piaceri sempre più raffinati e rari
facendo ricorso anche all'uso di alcool e droghe,
e assecondando perfino tendenze sado-masochiste
e immorali. Dell'arte del passato l'artista
decadente apprezza soprattutto quella che
dimostra il maggior grado di artificio, di
innaturalezza, addirittura di morbosità: in
questa concezione dell'arte c'è poco spazio per
un sereno e apollineo classicismo.
L'esteta (un esempio del quale è fornito da Des
Esseintes, protagonista del celebre romanzo A
rebours - cioè A ritroso - del francese
Joris Karl
Huysmans, il repertorio più completo del
decadentismo) tende a vivere circondato solo da
Arte e Bellezza, distaccandosi con orrore dalla
vita comune, dal contatto coi ceti inferiori e
dalla volgarità di una società dominata
esclusivamente dai principi del profitto e del
materialismo. L'artista è il Superuomo di
Nietzsche, colui che vive "sulle più alte vette",
colui che disprezza tanto il proletario quanto
il borghese e il plutocrate, tutti troppo
rivolti alla terra. Dietro l'apparente vitalismo
dell'esteta e la sua propensione a godere di
piaceri difficilmente immaginabili, abbiamo però
la consapevolezza di una sconfitta esistenziale:
l'esteta, il decadente, sa che la bellezza e la
gioventù sono transitorie e che il piacere,
quanto più è artificiale e raffinato, tanto
prima si esaurisce, abbandonando l'uomo
all'insopportabile tedio della quotidianità.
Ecco dunque che Des Esseintes cade in una
nevrosi dalla quale, secondo il suo medico,
potrebbe guarirlo solo il ritorno nella aborrita
società delle persone comuni, e D'Annunzio nei
suoi ultimi anni di vita è costantemente
ossessionato dall'incombere su di sé della
vecchiaia: oltre il piacere e la bellezza, per
l'esteta non c'è un altro possibile ideale che
dia sostanza alla sua esistenza.
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